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Il Vangelo della domenica

Meditazione sul Vangelo della V Domenica di Pasqua.

Paolo Emanuele · 5 anni fa

La liturgia di questa quinta domenica di Pasqua ci parla di tutto il mistero della nostra unione spirituale con Cristo, il Signore risorto. Gesù, come viene anche ribadito nel vangelo di questa liturgia domenicale, vuole che ci uniamo a Lui: “Così che siate anche voi dove sono io” (Gv 14,3). Cristo Gesù, nella potenza della sua croce e della risurrezione, ci conduce al Padre. E nella casa del Padre suo vi sono molti posti. Egli va a prepararne anche per noi (cf. Gv 14,2). La risurrezione del Signore ha aperto una chiara prospettiva degli ultimi destini dell’uomo in Dio. Cristo ci guida verso questi destini nella potenza dello Spirito Santo. Per questo Cristo è la via: nessuno viene al Padre se non per mezzo di Lui (cf. Gv 14,6). Ma è anche la verità e la vita. Gesù rivela proprio questa sua essenza ai discepoli: "Io sono la via, la verità, la vita". La via è la legge, il comandamento, la volontà di Dio. Chi vuole conoscere ciò che il Signore comanda può apprenderlo da Lui, deve conoscerlo dalle sue parole e dalle sue opere. Lui è il comandamento vivente del Padre suo, la manifestazione ultima e definitiva della divina volontà. La verità è l'essenza stessa di Dio. Chi vuole conoscere la verità, chi vuole divenire verità, deve attingerla in Cristo. Cristo Gesù è stato costituito dal Padre verità per ogni uomo. Anche chi vuole apprendere la verità su se stesso deve guardare a Cristo, conoscere ogni sua parola, ogni sua opera, ogni suo comportamento. Cristo Gesù è anche la vita divina, eterna, la vita dalla cui vita ogni altra vita nasce, cresce, si sviluppa, matura e porta frutti di eternità. Gesù è tutto questo per il mondo intero in ragione della sua incarnazione. Lo è perché Dio; lo è in ragione della sua umanità perché la volontà di Dio, la verità e la vita, abitano in pienezza nella sua carne. La carne del Figlio dell'Uomo è lo strumento di Dio attraverso cui tutta la legge, la verità e la vita si riversano sul mondo per inondarlo di una santità nuova che deve ora germogliare e fruttificare sulla terra. La pagina del Vangelo di Giovanni di questa domenica contiene anche delle affermazioni più profonde della teologia cattolica, che rispondono agli interrogativi e alle esigenze più sentite dell’uomo. L’apostolo Filippo, con semplicità ma anche con ansiosa curiosità, chiede a Gesù: “Signore, mostraci il Padre e ci basta!”. Sembra quasi di sentire la domanda che tormenta l’uomo di sempre, bisognoso di certezza e di sicurezza, desideroso di incontrarsi con Dio. Gesù risponde con ferma autorità: “Chi ha visto me, ha visto il Padre. Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è in me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me”. Gesù sottolinea la perfetta identità di natura tra Lui e il Padre, e quindi l’identità del pensiero - le parole che Io vi dico, non le dico da me - e dell’azione - il Padre che è in me compie le sue opere -, pur nella distinzione delle divine Persone. La distinzione vera, reale, eterna tra le Persone divine è vissuta però nella sottomissione della volontà del Figlio a quella del Padre. La volontà di amore e di salvezza, di redenzione e di santificazione del Padre su ogni uomo è fatta propria dal Figlio. Questi, nella sua umanità, è lo strumento perfettissimo attraverso il quale Dio manifesta, rivela e dona tutto se stesso nel suo mistero di redenzione, salvezza, compassione, perdono, amore, verità, santità, nel quale si compie la nostra elevazione spirituale. Questa stessa unità di amore, verità, santità, obbedienza, ascolto, deve viversi tra Gesù ed ogni suo discepolo. Chiunque vede un discepolo del Signore deve vedere Gesù che opera, parla, perdona, manifesta l’immensa sua misericordia, dona la sua verità, rivela il mistero della sua nuova vita. Quando questa identità sarà realizzata, è allora che il cristiano potrà dire di essere un inviato del Signore. Lo potrà affermare e testimoniare perché quanti vedono, devono vedere in lui agire Cristo Gesù. è quanto dice con altre parole San Pietro nella seconda lettura di questa liturgia: in Lui e con Lui noi siamo vera “casa spirituale”. Gesù essendo “la pietra viva” e noi - in e da Lui - siamo trasformati in “pietre vive”, al fine si offrire “il sacrificio spirituale che Gesù Cristo ha reso accetto a Dio”. In tal senso, come Cristo è tempio e sacrificio che si offre a Dio, così anche il cristiano. Una perfettissima corrispondenza di vita deve regnare tra Cristo e i cristiani che formano il suo “corpo”. è missione grande quella del cristiano: egli deve manifestare al mondo che Dio vive, dimora, abita in lui; deve rivelare che egli è il vero tempio di Dio e che se il mondo cerca il vero Dio, lo può trovare in lui, che è divenuto in Cristo sua casa e dimora nella storia.