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Spiritualità

MARIA “TOUTE RELATIVE” IN MONTFORT

Paolo Emanuele · 6 anni fa

Il fatto che la Vergine Maria è una creatura della stirpe di Adamo ed è redenta da Cristo, quindi inserita nella storia della salvezza, aiuta la riflessione del popolo di Dio a non considerarla come un «dea», distaccata dalla condizione umana, ed a sovraesaltarla, ma aiuta a comprendere l’autodefinizione che Maria fa di se stessa come «serva del Signore» (Lc 1,38) e il titolo di «sorella» a lei attribuito da Atanasio e ripreso da Paolo VI nella Marialis Cultus al n. 56. La Lumen Gentium al nr. 53 chiaramente afferma che Maria è «congiunta nella stirpe di Adamo e con tutti gli uomini bisognosi di salvezza» . San Luigi Maria Grignon de Montfort (1673-1716) sul piano dell’essere «definisce Maria con linguaggio negativo “meno di un atomo; meglio è proprio un niente” perché soltanto Dio è “colui che è”. Conseguentemente tutta la consistenza della persona di Maria si colloca sul piano relazionale: “non esiste se non in relazione a Dio”. Solo il rapporto la fa esistere» (cfr. S. De Fiores, Maria persona relazionale a Dio secondo Bérulle e Montfort, in Theotokos 15 (2007), p. 397) . Il Montfort nel suo celebre testo in cui esprime mirabilmente Maria come «tutta relativa a Dio» o «relazione di Dio» così si esprime: «Ogni volta che tu pensi a Maria, Maria pensa per te a Dio. Ogni volta che tu dai lode e onore a Maria, Maria con te loda e onora Dio. Maria è tutta relativa a Dio, e io la chiamerei benissimo la relazione di Dio, che non esiste se non in relazione a Dio, o l’eco di Dio, che non dice e non ripete se non Dio. Se tu dici Maria, ella ripete Dio. Santa Elisabetta lodò Maria e la disse beata per aver creduto. Maria – l’eco fedele di Dio – intonò: “L’anima mia magnifica il Signore”. Ciò che Maria fece in quella occasione, lo ripete ogni giorno. Quando è lodata, amata, onorata o riceve qualche cosa, Dio è lodato, Dio è amato, Dio è onorato, Dio riceve per le mani di Maria e in Maria» (ibidem, p. 396). Il Montfort spiega la totale relazionalità di Maria come frutto della sua santità eccelsa e come assenza totale di egoismo, che la rendono una «trasparenza del divino e un catalizzatore dell’incontro con la Trinità. Mentre il peccato nasconde e offusca il volto di Dio e dell’autentica religione, la grazia manifesta l’opera di Dio nella storia della salvezza. Montfort ribadisce contro i “falsi illuminati” che Maria non rappresenta un impedimento per l’unione divina, appunto perché ella “è fatta soltanto per Dio” e spiritualmente “unita e trasformata in Dio”» (ibidem, p. 397). Maria pertanto non solo è elemento funzionale nel piano della salvezza in quanto “mezzo” o “via” che conduce Cristo a noi e noi a Cristo”, ma anche come “fine”, cioè persona libera e responsabile, a cui tutti tendiamo. Maria diventa così l’“ambiente misterioso” nel quale s’incontra Gesù: ella ce lo rivela facilitando l’immediato contatto con lui. Pertanto l’incontro con Maria diventa incontro con Dio per il suo rapporto speciale con le tre persone della Santissima Trinità. Tale intuizione del Monfort è stata ribadita autorevolmente da Paolo VI nella Marialis Cultus: «Nella vergine Maria tutto è relativo a Cristo e tutto da lui dipende: in vista di lui Dio Padre da tutta l’eternità, la scelse Madre tutta santa e la ornò di doni dello Spirito, a nessun altro concessi» (Paolo VI, Marialis Cultus 25, in Enchiridion Vaticanum, cit., vol. 5, n. 51, p. 77). «Solo Dio è “Colui che è”; Maria è una “semplice creatura” […]. E’importante ritenere i termini usati: “creatura”, dunque relazionata al Creatore; il “nulla”, di fronte all’Infinito. E ancora, il “grande Signore, sempre indipendente e autosufficiente”, che non ha bisogno di Maria “assolutamente”, ma dunque si serve di lei relativamente» (B. Cortinovis, «Maria è tutta relativa a Dio» (VD 225) Fonti Bérulliane e sviluppi in Monfort, in Theotokos 15 (2007), p. 397). Maria, per volontà di Dio, è inizio e primizia della Chiesa e nello stesso tempo sta dinanzi al popolo di Dio come modello ed esemplare perfetto da imitare. Lei è figura, specchio per la Chiesa in quanto riflette la luce che ella stessa riceve, come fa uno specchio con la luce del sole, e perché in essa la Chiesa deve guardarsi, confrontarsi per essere sempre più gradita agli occhi del Signore.