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Movimenti e Associazioni

La presentazione della biografia di Don Giussani a Catanzaro davanti ad una sala gremita e commossa

Paolo Emanuele · 5 anni fa

«Credo in quello che dico, per questo i giovani mi seguono». Questa frase pronunciata da don Luigi Giussani, contenuta in un video con alcuni spezzoni delle sue rarissime interviste televisive e proiettato all’inizio dell’evento, ha dato il via alla presentazione, avvenuta mercoledì a Catanzaro presso la “Casa delle Culture” del libro di Alberto Savorana “Vita di Don Luigi Giussani” (edito da Rizzoli). Il volume ripercorre tutte le tappe della vita sacerdotale di Don Luigi Giussani, attraverso le testimonianze di coloro che l’hanno incontrato e conosciuto. Quella scritta da Savorana, è una dettagliata biografia (oltre 1.300 pagine), risultato di alcuni anni di lavoro, che prova a raccontare chi era e come ha vissuto Don Giussani attraverso una raccolta certosina di documenti e testimonianze inedite, offrendo la possibilità al lettore oltre che di conoscere meglio i numerosi aspetti della vita di Don Giussani, anche di comprendere l'enorme eredità spirituale che egli ha rappresentato per la Chiesa e per il mondo. Don Giussani ha sempre ricordato alla società e agli aderenti al movimento di CL che nulla può concretizzarsi senza la consapevolezza che è Dio che compie e realizza il desiderio dell’uomo. L’incontro è stato introdotto da Domenico Parisi, responsabile di Comunione e Liberazione nella città dei tre colli. L’ospitale saluto iniziale è stato dell’arcivescovo della diocesi di Catanzaro-Squillace, mons. Vincenzo Bortolone. Presente anche l’arcivescovo emerito mons. Antonio Cantisani. Antonio Viscomi, ordinario di Diritto del Lavoro presso la locale università “Magna Graecia” ha spiegato di essere stato invitato probabilmente per la sua formazione culturale molto influenzata dall’esperienza sgorgata da don Giussani attraverso quello che fu il Sabato, un settimanale curato da alcuni ciellini che ha segnato oltre un ventennio della vita politica e, soprattutto, culturale dell’Italia tra gli anni ’70 e’90. Viscomi ha ricordato come nei primi anni del movimento, a cui comunque non ha mai aderito, in particolare «negli anni '60 servisse (e serve ancora oggi) una buona dose di coraggio, una presenza e non un progetto e una comunità.» Ha aggiunto il docente universitario «Gli amici di Cl che ho conosciuto nella mia giovinezza mi hanno insegnato che mettersi alla sequela significa incontrare una Persona non un'idea o un moralismo. Per dirla riprendendo don Giuss, non una legge a cui essere adeguati ma un amore cui aderire. Presenza quindi non progetto o utopia» Monsignor Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, ha ricordato alcuni punti fondamentali della catechesi di Giussani. «Il dolore più grande per don Giussani era il disimpegno del mondo rispetto alla libertà di educare. Lui ci sfidava quotidianamente ad occuparci e giudicare decisamente quello che avveniva ognuno nel suo ambiente.» Sottolineando la “paternità” di Giussani, Negri ha sottolineato: «Non si stava sempre insieme, ma ci sentivamo sempre insieme!! Questa era l'appartenenza alla comunità nell'esperienza di don Giussani». Ma l’appartenza a CL (come il cristianesimo in generale) non è strettamente un problema di norme da seguire, ha aggiunto infatti mons. Negri: «Per don Giussani il cristianesimo non si rende presente nel mondo attraverso un progetto etico ma dall'unità sensibile dei suoi. Per don Giussani l'uomo è domanda. Senza questa "apologia dell'uomo" Cristo è un discorso di plastica che non serve a nulla!!» Il vescovo di Ferrara ha concluso ricordando il metodo educativo del fondatore di CL: «Don Giussani ci ha insegnato un metodo per paragonare le sue parole con le nostre esigenze umane. Prendendole sul serio. Partiva dall'uomo e non da Dio che interviene come soluzione "adeguata" al problema umano.» Si è attenuto invece più strettamente ai contenuti del volume presentato Roberto Fontolan, giornalista, già direttore di diverse testate e attualmente responsabile del “Centro Internazionale” di Comunione e Liberazione. «Don Giussani – ha detto Fontolan - ci insegnò che fare la carità non è imporre un proprio schema morale ma accogliere il bisogno dell’uomo, anche il più banale. La morale cristiana non è uno sforzo titanico, volontaristico. Non è non cadere, ma alzarsi sempre. è un “rispondere”.> «Noi giovani che seguivamo don Giussani – ha proseguito Fontolan - volevamo vivere quella sua stessa esperienza di Cristo.» Un’esperienza anche di amore e di accoglienza: «Solo chi ha toccato i territori più nascosti e struggenti dell'uomo - ha concluso Roberto Fontolan - può aver scritto quel "donna non piangere”» riprendendo il commento di Giussani all’episodio evangelico della resurrezione di Lazzaro. Ognuno avrebbe detto a Gesù: «Fai prima quello che hai fatto dopo qualche minuto. Restituiscile il figlio vivo, e dopo potrai dirle: “Donna, non piangere”. E invece no. Gesù abbandona gli apostoli, fa un passo avanti e dice: “Donna, non piangere!”. è più miracolo questo: “Donna, non piangere!”, che neanche la risurrezione stessa del figlio. La fede ci fa partecipare a questo amore senza confine all’uomo, all’altro»