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Educazione e Scuola

UN ITINERARIO DI VITA: PEDAGOGIA DELL’AMORE E DEMOCRAZIA

Antonio Pittella · 5 anni fa

Democrazia e Didattica al servizio della Persona Umana

La quarta riflessione si è conclusa con la citazione di Bergson secondo cui la democrazia è di essenza evangelica ed ha come forza propulsiva l’amore. E’pertanto, da ritenere che la lettura e l’adesione al Vangelo fonda e dispiega lo spirito della vera democrazia. La democrazia dell’uomo della ragione, della libertà, dell’uguaglianza, della giustizia, della solidarietà e dell’amore. Pensiamo che il tema dominante del Vangelo di Cristo si innesti benissimo con i criteri pedagogici e didattici fondamentali che presiedono la formazione dei giovani alla vera democrazia. Democrazia intesa come libertà della persona nei vari campi della vita civile, sociale, economica, culturale, religiosa. J. Maritain nel suo libro Cristianesimo e Democrazia sostiene che: “La Democrazia è sorta nella storia quale manifestazione temporanea dell’ispirazione evangelica e che il motivo dominante è l’amore. Ciò non vuol dire che essa debba tradursi in un momento mistico o fideistico, la sua nascita è nella storia, appartiene al mondo e agli uomini nella loro realtà, nella loro quotidianità sociale, politica, economica, perciò non si possono attribuire riferimenti metastorici, né ritenerla esperienza mistico-religiosa, e, tuttavia, però, in essa deve essere presente una tensione spirituale e una energia etica che diriga la volontà e le azioni degli uomini. In questo senso è possibile individuare gli elementi primari necessari per creare un umanesimo rivolto al rispetto totale dell’altro e vedere in ogni persona la proiezione di se stesso, così da non illuderla lungo i percorsi della vita e della storia personale e comunitaria”. La giustizia sociale, pertanto, ha senso, e si può concretizzare accettando e mettendo in pratica i valori detenuti dalla persona, in quanto espressione di uomo, cittadino, componente di una comunità libera e solidale. Fa parte di un regime democratico l’agire secondo criteri etici con l’intento di raggiungere obiettivi di civiltà, di rispetto e di solidarietà. Il mondo moderno, per quanto possa esser considerato piccolo, facilmente esplorabile, con l’utilizzo dei mezzi di comunicazione e di trasporto, spesso resta lontano e impenetrabile, ancorché si rimane lontani fra popoli: si respira soltanto l’aria della vicinanza geografica, si conosce l’immagine, talvolta anche distorta, ma si è offuscati dalla fuliggine dell’egoismo e dell’interesse personale, non si vive condividendo i problemi e le gioie. L’amore esasperato di se stessi copre la visione dell’orizzonte che include l’amore comunitario: l’amore per il prossimo. Occorre invertire la tendenza egoistica e solipsistica, aprirsi con convinzione agli altri , darsi una ragione di vita tesa ad abbracciare l’umanità, specialmente quella sofferente. Ciò è possibile facendo propria la cultura del dare: dare il proprio aiuto, dare il proprio sostegno, ma soprattutto dare il proprio amore. Don Sturzo nel 1939 scriveva: “Per noi la Democrazia è un sistema politico e sociale che comprende l’intero popolo, organizzato su una base di libertà per il bene comune…il valore morale che noi difendiamo vale mille volte di più dei valori materiali… Siamo di coloro che persino nella politica e nella vita collettiva credono nelle parole di Cristo: cercate prima il regno di Dio e la giustizia e tutte le altre cose vi saranno date in sovra più”. Pare di rintracciare in Maritain, in Mounier, in Don Sturzo, in De Gasperi e in tutti quei pensatori che pongono a base del sistema democratico i valori morali e una disapprovazione della democrazia di tipo illuministico, che concepisce l’uomo come individuo, ossia come semplice entità numerica da sommarsi a tutte le altre. La persona ha radicati dei valori che trascendono il contingente, il provvisorio, l’egoismo, l’isolamento, essi la proiettano in dimensioni che abbracciano forme di convivenza solidale di comunicazione e di comunione, imprimono slanci di vita tesi al superamento della visione dell’oggi per aprirla verso orizzonti di infinito. La politica, pertanto, nella gestione della “cosa pubblica” non può essere assoggettata alla volontà di interessi singoli e di parte, deve, invece esprimersi come scienza che ricerca i percorsi che soddisfano i bisogni materiali, morali ed etici del popolo. Scrive De Gasperi nel libro Le basi morali della Democrazia “Quando la concezione dell’uomo come persona si affievolisce, l’organizzazione dello Stato tende a diventare collettivista e assoluta. Il senso della dignità della persona umana porta, invece, all’uguaglianza di fronte alla legge e nell’organizzazione politica, cioè alla democrazia”. La democrazia, pertanto, non può considerarsi un semplice sistema politico impegnato ad applicare determinate regole che tendono, prevalentemente, a favorire l’ascesa e la gestione del potere di uomini privi di ogni senso morale, ossia di coloro che hanno solo interessi personali da tutelare e/o ideologie di partito da fare prevalere nella gestione del governo: la democrazia, per essere autentica e vera, deve trovare radici in un sistema di valori universalmente condivisi, valori che richiamano la moralità, la giustizia sociale, la libertà di pensiero e di espressione nei diversi ambiti culturali, politici, religiosi. E’da ritenere, quindi, che il concetto di democrazia, così inteso, si coniuga bene con la pedagogia dell’amore, ossia il percorso degli atti di governo trovano riscontro in azioni che si dispiegano avendo sempre presente il rispetto, il bene e la dignità della persona umana. La scuola, dopo la famiglia, costituisce l’ambito formativo dell’uomo e del cittadino percòi, è in essa che, in maniera consapevole e programmata, si avviano i processi educativi della gioventù. Come luogo privilegiato del sapere e della conoscenza ha il dovere di pianificare percorsi pedagogici e didattici utili a strutturare, fin dai primi anni di vita dei bambini e dei fanciulli, coscienze aperte al dialogo, alle relazioni positive, al rispetto delle regole sociali, all’onestà del pensiero e delle azioni. Ciò implica avere particolare attenzione nei confronti delle diverse e sempre nuove problematiche pedagogico-didattiche che si affacciano alla storia e ai tempi così velocemente cangianti. Un percorso educativo incisivo sul versante della crescita formativa esige costante attenzione e capacità di interpretare gli innumerevoli condizionamenti familiari, ambientali, sociali, mass-mediali ecc. per elaborare piani operativi che aiutino le coscienze e le intelligenze in formazione verso scelte di pensiero e di attività divergenti nei confronti di proposte di appiattimento e di omologazione dei messaggi. Nella scuola, come nella società, deve veicolare il vento dell’appartenenza ad un grande mondo, dove, per vivere secondo giustizia e libertà, tutti si è impegnati alla sua costruzione. Il clima democratico nel percorso didattico deve sviluppare e formare persone pronte a instaurare la democrazia solidale nel lavoro, nell’accoglienza, nell’aiuto, nel rispetto, nell’onestà intellettuale e nell’attività operosa per il raggiungimento di traguardi di governo che possano realizzare la pace e la giustizia fra i popoli. Mi sembra significativo e di grande attualità il seguente brano tratto dal libro di Ugo Spirito: Nuovo Umanesimo” e con il quale mi piace concludere le cinque riflessioni su Un itinerario di vita: Pedagogia dell’amore e democrazia. “Oggi si è trascinati dalla vita e non si riesce a dominarla davvero perché non si riflette abbastanza sul modo di condurla serenamente e gioiosamente. Il così detto progresso della civiltà non ha insegnato a vivere meglio e la dose di felicità del genere umano non è oggi certamente superiore a quella dei secoli trascorsi… La ragione di questo è perché non riusciamo a staccarci da una visione della vita che potremmo dire schopenhauriana e che si raccoglie tutta nell’ansia di una volontà non mai soddisfatta e sempre tesa a ciò che non abbiamo. Noi vogliamo sempre qualcosa di diverso da quello che possediamo. Non riusciamo a calmare la nostra sete: non abbiamo la possibilità di vedere il bene, la gioia, la felicità, se non in ciò che ci manca: in altro”. Questa citazione ci richiama l’urgenza di instaurare un nuovo e vivo umanesimo: l’umanesimo di Papa Francesco, l’umanesimo della fede e dell’azione, l’umanesimo della carità e della speranza, l’umanesimo che il Cristo della storia ha lasciato in eredità a tutta l’umanità con l’estremo sacrificio del suo l’amore.