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Spiritualità

LA VERGINE MARIA E IL VANGELO DELLA VITA

Antonio Cataudo · 6 anni fa

Nell’Evangelium Vitae (enciclica del 25 marzo 1995, scritta da Papa Giovanni Paolo II) è affermato che l’identificazione Maria-Chiesa si sviluppa innanzitutto in funzione dell’affermazione della vita. «Il Vangelo dell'amore di Dio per l'uomo, il Vangelo della dignità della persona e il Vangelo della vita sono un unico e indivisibile Vangelo» (n. 3) che la Chiesa custodisce e annuncia a tutti i popoli. Ciò che unisce profondamente Maria e la Chiesa è la maternità, intesa come cura e accoglienza della vita. «Ad accogliere “la Vita” a nome di tutti e a vantaggio di tutti è stata Maria, la Vergine Madre, la quale ha quindi legami personali strettissimi con il Vangelo della vita. Il consenso di Maria all'Annunciazione e la sua maternità si trovano alla sorgente stessa del mistero della vita che Cristo è venuto a donare agli uomini» (n. 102). Il rapporto reciproco tra il mistero della Chiesa e Maria si manifesta con chiarezza nel “segno grandioso” descritto nell'Apocalisse: «Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle» (Ap 12,1). La donna vestita di sole è la chiesa-madre e allo stesso tempo Maria-madre. La maternità di una illumina l’altra. «La maternità spirituale della Chiesa non si realizza se non in mezzo alle doglie e al “travaglio del parto” (Ap 12, 2), cioè nella perenne tensione con le forze del male, che continuano ad attraversare il mondo ed a segnare il cuore degli uomini, facendo resistenza a Cristo» (n. 103). Le sofferenze del parto rappresentano quindi le sofferenze storiche concrete, causate, da tutte le forze del male che operano nella storia. Il bimbo appena nato descritto in Apocalisse 12 è «figura di Cristo, che Maria genera nella “pienezza del tempo” (Gal 4, 4) e che la Chiesa deve continuamente offrire agli uomini nelle diverse epoche della storia. Ma in qualche modo è anche figura di ogni uomo, di ogni bambino, specie di ogni creatura debole e minacciata, perché con la sua incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo a ogni uomo» (n. 104). Nella “carne” di ogni uomo, Cristo continua a rivelarsi e ad entrare in comunione con noi, così che il rifiuto della vita dell'uomo, nelle sue diverse forme, è realmente rifiuto di Cristo: «Chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me» (Mt 18, 5); «in verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me» (Mt 25, 40). Centro dell’attenzione di quest’enciclica è quindi l’aborto. Rifiutare un bambino con l’aborto equivale a rifiutare Cristo stesso.