·

Il Vangelo della domenica

Riflessione sulla liturgia della 18° Domenica del tempo ordinario

Paolo Emanuele · 5 anni fa

è singolare la liturgia della parola di questa domenica, in essa Dio viene presentato quale unica fonte di vita per l’uomo attraverso l’immagine dell’acqua e del pane; l'acqua dalla rupe e il pane dal cielo, la manna che nutrì i figli di Israele per quaranta anni nel deserto inospitale, è solo segno. Se il popolo, dimenticando che la sua vita è il Signore, abbandona il suo Dio, Dio invece non abbandona il suo popolo, anzi, lo chiama a conversione, vuole che esso ritorni alle sorgenti della vita. Lo invita a mangiare il suo pane e a bere la sua acqua, gratuitamente, perché il dono di Dio è assoluta gratuità. è quanto viene detto nella prima lettura di questa domenica, tratta dal libro del profeta Isaia. Dio è andato sempre alla ricerca dell'uomo incessantemente, con premura, per ricondurlo sulla via del bene, della vita, della pienezza dell'essere, per dissetarlo e per sfamarlo con i suoi beni. Ma quali sono questi beni? E da quale fame libera il Signore? Diverse sono le categorie di fame che tormentano la grande famiglia umana. C’è stata la fame che ha trasformato in cimiteri intere città e paesi. C’è stata la fame dei campi di sterminio, prodotti dai sistemi totalitari. In diverse parti del globo c’è ancor oggi la fame del terzo e del “quarto” mondo: là muoiono di fame gli uomini, le madri e i bambini, gli adulti e gli anziani. è terribile la fame dell’organismo umano, la fame che stermina. Ma esiste anche la fame dell’anima, dello spirito. L’anima umana non muore sui sentieri della storia presente. La morte dell’anima umana ha un altro carattere: essa assume la dimensione dell’eternità. è la “seconda morte” (Ap 20,14). Ed è questa fame dell’anima che Gesù Signore vuole vincere e lo lascia intendere nella moltiplicazione dei pani, la cui verità è contenuto nel Vangelo di questa diciottesima domenica del tempo ordinario. Moltiplicando i pani per la folla che lo seguiva da giorni - per questo affamata - Gesù ha posto il segno profetico dell’esistenza di un altro Pane, il Pane che dona la vita eterna ed è Lui stesso: “Io sono il pane vivo, disceso dal Cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno” (Gv 6,51). Ecco il grande mistero della fede. Cristo Signore dona il pane del suo corpo e l'acqua dello Spirito Santo, perché l'uomo possa raggiungere la vita eterna in quanto con tale sacramento imparerà ad amare, a vivere della Sua risurrezione e ogni giorno, prendendo la croce, a vivere di vita nuova rinnegando se stesso. Con questo sacramento di vita eterna, il Padre dei cieli infonderà in lui giustizia, pietà, amore, carità e filantropia. Gli darà l'anelito ed il desiderio ardente per incamminarsi verso il Regno dei cieli. In questa marcia né morte e né vita, né minacce e né spada, né fame e né nudità potranno farlo retrocedere dall'osservanza dei comandamenti del Signore, niente potrà separare l’uomo dall'amore di Dio. Ma tutto questo è solo per chi si lascerà dissetare e sfamare nel suo spirito, se avrà gusterà il corpo ed il sangue di Cristo Gesù, se avrà mangiato la sua vita divina e immortale, se avrà fatto abitare dentro di lui la sua risurrezione gloriosa.Tutto è operato dal pane eucaristico. Se di domenica in domenica l'uomo non si sarà cibato di Lui e se di domenica in domenica non avrà imparato la via verso il Regno nell'ascolto del Signore che parla, anche per lui, come per gli ebrei, il pericolo di venir meno lungo il cammino è reale. Ma l'uomo dei beni di Dio ne approfitta per commettere peccato e per rinnegarlo. Paolo è il grande conquistato dalla misericordia divina. Niente più potrà separarlo da Lui. L'amore in lui sarà più forte della morte, delle persecuzioni, del cielo e della terra. Paolo lo sa bene e lo ribadisce chiaramente nella lettura seconda della liturgia. Solo a causa del peccato l'uomo si allontana da Dio, con volontà e con determinazione, per fragilità e per superbia, per invidia o per malvagità.