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Cultura e Società

Fecondazione o adozione: il dramma della scelta

Armido Cario · 5 anni fa

Era il 13 settembre 1998 il giorno in cui nasceva la nostra famiglia. Avevamo tanti progetti e tra questi il desiderio più grande era quello di avere un figlio. E’stata una grande delusione scoprire, dopo un anno di matrimonio, che c’erano problemi che impedivano il concepimento ed io, come donna, non l’accettavo anzi ero convinta che una soluzione c’era e che avremmo presto risolto con l’aiuto della medicina, che ci dava buone speranze. Avevo 22 anni, ero giovane, quindi non ci è stato subito proposto di ricorrere alle tecniche di fecondazione in vitro (FIVET) ma ci è stato consigliato di fare inizialmente delle cure meno invasive. In quel tempo, in attesa che qualcosa accadesse, ho cercato l’aiuto e il consiglio della Madre Chiesa attraverso il sacerdote della mia parrocchia che mi ha aiutata a considerare il vero valore della vita, dono prezioso che Dio ha voluto affidare alla responsabilità dell’uomo. La sofferenza che vivevo era causata dal mio forte desiderio di maternità da realizzare al più presto. C’era in me un conflitto sulla scelta della strada da seguire. Da una parte c’era il parere di alcuni medici che proponevano la FIVET come la soluzione giusta e pensavo che non c’era niente di male perché non avevamo bisogno di donatori, era solo un modo per fare incontrare i nostri gameti. L’altra strada era fidarmi di Dio, al quale gridavo:<< Perché proprio a me? E adesso che cosa dobbiamo fare? E’giusto sottoporci a questa tecnica?>>. E temevo la Sua risposta che già avevo capito leggendo i vari documenti della Chiesa e continuava a rispondermi ad ogni Eucarestia, nelle letture, nel Vangelo e nelle omelie Lui mi diceva:<< Non farlo>>. Cosi ho deciso con molta fatica di fermarmi e non fare più nulla e mio marito mi ha seguita di conseguenza. Ho scelto quello che la Chiesa mi aveva indicato: la fecondazione omologa è moralmente illecita perché smentisce alcuni aspetti importanti della verità dell’uomo. La vita è dono di Dio e non un “prodotto” da fabbricare in un laboratorio, senza la donazione d’amore tra gli sposi, infatti con questa tecnica il figlio non viene concepito nella loro carne ma in una provetta. Avevo sempre considerato l’adozione come una esperienza bellissima , un grande atto d’amore, ma il mio egoismo, il mio forte desiderio di vivere la gravidanza mi portava a non prendere in considerazione questa via. La sofferenza mi ha aperto gli occhi per vedere oltre e capire che, come dice S. Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio, “ la vita coniugale non perde il suo valore ma si può essere fecondi al di là della capacità procreativa, si può realizzare la paternità e la maternità in maniera splendida in tante forme di relazioni, di solidarietà verso chi ha bisogno”. Nasce in me l’idea di adottare un bambino e quando questa è stata condivisa con Giovanni e accolta ecco che avevamo appena “concepito” in maniera affettiva il figlio che Dio voleva donarci. Nell’autunno del 2004 abbiamo presentato al Tribunale per i minorenni la nostra dichiarazione di disponibilità all’adozione nazionale ed internazionale. Inizia l’attesa, il nostro bambino non era ancora nato ma era già nel nostro cuore, nei nostri pensieri. Non esisteva ancora ma già pregavamo per lui. Mi sembrava di aspettarlo all’infinito e a volte sentivo il bisogno di scrivergli. Il 14 aprile 2006 (Venerdì Santo) scrivevo:

Al “mio” Bimbo

Sei nel mio cuore già da diversi anni, prego per te.

Attendo il giorno in cui potrò abbracciarti e darti tutto l’amore che ogni bambino deve avere.

Sarai per me di più che il “mio” bimbo,

tu sarai un dono speciale di Dio perché niente è “mio”, ma tutto è di Dio, anche tu!

Hai una famiglia, una mamma e un papà che già ti amano, anche se ancora non ci sei

o sei in qualche parte del mondo, solo, che ci aspetti.

Sono felice!

Perché vivo con la speranza che quel giorno arriverà.

A presto!

Samuele è nato in Vietnam e il 19 aprile 2007 l’associazione, a cui ci eravamo rivolti, ci comunicò che c’era un bimbo abbinato a noi. E’stato l’inizio di una grande emozione che non è facile descrivere perché quella che sembrava una interminabile attesa stava giungendo a conclusione. Abbiamo subito condiviso questa gioia con familiari e amici, eravamo così felici che avremmo voluto gridarlo al mondo intero. Avevamo solo una sua fotografia che per noi genitori adottivi è come la prima ecografia per i genitori biologici, in cui vedi tuo figlio che è dentro di te ma non puoi ancora abbracciarlo. Dopo aver affrontato un viaggio all’interno delle nostre emozioni , si trattava ora di affrontare il viaggio reale, salire a bordo di un aereo che ci avrebbe portato dall’altra parte del mondo per raggiungere nostro figlio. Il 27 maggio 2007 è il giorno della partenza, mentre quello speciale dell’incontro è il 29 maggio, lo abbracciammo per la prima volta e fu una gioia incontenibile. Questo giorno viene ricordato ogni anno come un secondo compleanno perché Dio ha benedetto la nostra famiglia con il dono di Samuele. Vogliamo ringraziare il Signore per tutti i doni che ci ha fatto: per Dorotea adottata nel 2012 e per Michele che abbiamo accolto in affidamento. Con questa testimonianza vorremmo incoraggiare le famiglie affinché non si fermino davanti alle difficoltà ma sappiano guardare oltre per farsi guidare da Dio nelle scelte importanti della vita.

Giovanni e Graziella