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Il Vangelo della domenica

Riflessione sulla 28° Domenica del Tempo Ordinario

Paolo Emanuele · 5 anni fa

La liturgia della ventottesima domenica del tempo ordinario, con le parole del Salmo 23, parla del Signore che è il Pastore del suo popolo, Pastore di ogni anima: veramente il Buon Pastore. Egli garantisce al suo gregge l’abbondanza e la sicurezza dei pascoli della sua grazia. In più, Egli è la fonte della gioia di ogni suo credente: “Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me” (Sal 23,4). Sotto la Sua guida si procede spediti sul cammino della vita e delle responsabilità personali. San Paolo nella Lettera ai Filippesi traduce, in un certo senso, il testo del Salmo antico nella lingua del Nuovo Testamento, quando scrive: “Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza in Cristo Gesù” (Fil 4,19). Questa ricchezza, Dio la offre agli uomini in Gesù Cristo Signore! Perciò, ogni credente, in virtù di questa ricchezza, può ripetere con l’apostolo: “Tutto posso in Colui che mi da la forza” (Fil 4,13). Purtroppo, oggi, molti uomini non sembrano avere il senso delle ricchezze spirituali derivanti dalla comunione col Signore. Molti sono sedotti da un atteggiamento materialistico e laicistico, che non vuole avvertire questa superiore dimensione dell’uomo. Occorre stare in guardia da queste prospettive secolaristiche. Perciò è necessaria una continua conversione della mente e del cuore. Solo così le ricchezze di Dio, offerte agli uomini in Cristo, si disvelano sempre più pienamente allo sguardo delle anime dei credenti. Altrimenti, è inesorabile vivere come gli invitati alle nozze del figlio del re, secondo la parabola del Vangelo odierno, che persero la possibilità di raggiungere il compimento della loro vita sulla terra e nel cielo. I primi invitati della parabola non vollero rispondere all’invito perchè le cose di quaggiù avendoli conquistati li hanno resi schiavi; altri poi “non se ne curarono” (Mt 22,5); altri ancora, autori di male morale e fisico, insultarono o uccisero i servi latori dell’invito (cf. Mt 22,6); altri, invece, pensano di poter entrare nella sala del banchetto senza l'abito nuziale. Tutti costoro, in realtà “non ne erano degni” (Mt 22,8), probabilmente perché con inaudita presunzione e autosufficienza stimarono il banchetto inutile o almeno inferiore alle proprie esigenze e pretese. Ma la parabola è chiara: Il dono del Regno che è simile ad un invito ad un banchetto di nozze, per possederlo occorre che si accolga l'invito: quanti non accolgono l'invito non potranno mai entrare nella sala del banchetto. Tanti se rifiutano l'invito a recarsi al banchetto è perché sono persuasi nel loro cuore che lo gusteranno comunque. Sulla terra lontani da Dio, nel cielo vicini a Dio: questa è la falsità che oggi governa tanti cuori. Inoltre non basta accogliere l'invito di andare nella sala, nella sala si va secondo le convenienze, secondo ciò che ha stabilito il padrone: occorre, cioè, che gli invitati indossino la veste bianca della grazia, dell'obbedienza, dell'amore, della misericordia, del perdono, della pietà e della grande carità. La parabola di Gesù annunzia che pochi si presenteranno dinnanzi al gran re con l'abito bianco della loro santità, perché pochi mettono mano all'aratro per tracciare dinnanzi a loro il solco della Parola nel quale seminare l'intera loro esistenza. E così c'è la chiamata dei molti, senza Parola, non convenientemente vestiti, e c'è l'elezione dei pochi, di coloro che hanno ascoltato veramente la voce del Signore e si sono degnamente preparati per gustare la cena. è questo il male del nostro tempo, male tipicamente cristiano. Oggi si annunzia da più parti che questo abito non è necessario e non lo è perché Dio non lo richiede. Non si vuole confessare che la presunzione di salvarsi senza meriti è peccato contro lo Spirito Santo. Dichiarare non necessario l'abito bianco, significa anche trasformare la natura della fede, facendola divenire non fede. Questo i santi non lo hanno fatto. Con la veste del peccato non si rimane nel Regno; si viene espulsi dalla sala. Nasce perciò l'esigenza di rivestire Cristo - e ci si riveste Lui, rivestendo la sua Parola - ma anche di rimanere sempre vestiti di Lui, altrimenti non si può avere parte al banchetto della vita eterna; il Vangelo è la veste di ogni credente in Cristo, il suo abbigliamento esteriore ed interiore.