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Cultura e Società

CHARITAS CHRISTI URGET NOS

Antonio Pittella · 5 anni fa

S. E. Mons. Luigi Cantafora, in occasione del decennale della sua ordinazione a Vescovo della diocesi di Lamezia Terme, ha pubblicato il libro dal titolo: “CHARITAS CHRISTI URGET NOS”, testo di cui benevolmente me ne ha fatto omaggio, con gradita dedica. Ho letto con interesse e amore le pagine di questo trattato di esegesi biblica, cristiana e di dottrina della chiesa e, man mano che mi impadronivo delle tante pregevoli riflessioni, mi andavo sempre più convincendo, ove ve ne fosse ulteriore dimostrazione, che S. E. Mons. Luigi Cantafora, come ho avuto modo di scrivere in occasione degli auguri del decennale dell’ordinazione a Vescovo della Diocesi di Lamezia Terme, è sacerdote di grande statura morale, di elevata profondità di pensiero, di provata bontà, di semplicità e di smisurata carica di fede. Aggiungo, dopo la lettura del libro, che a tali talenti va riconosciuta una capacità di iniziativa sociale tesa alla realizzazione di opere che possano servire per migliorare le condizioni dei più bisognosi e, nel contempo, accrescere, sempre di più, i seguaci del Vangelo di Cristo, mediante la cultura e la pratica di una Nuova Evangelizzazione e Conversione e di un fervente apostolato. La copertina del libro, molto bella e significativa, porta l’immagine fotografica di Papa Francesco, capo della Chiesa Universale, rappresentante dell’Apostolo Pietro sulla Terra e il Vescovo Mons. Lugi Cantafora, pastore e curatore delle anime e della cristianità del Popolo della Diocesi. Due figure sorridenti, emblematiche dell’amore e della misericordia di Dio. Il Crocifisso che si staglia tra i due, sicuramente, esprime l’abbraccio di amorevole e paterna benedizione per tutti i suoi pastori e per l’intera umanità. Il testo è introdotto da pregevoli e illuminanti: Prefazione, Introduzione, Presentazione fatte da illustri prelati e da Cattedratici conoscitori delle tematiche contenute nel libro. La trattazione inizia con una delle più belle e, quanto mai, attuale lettera pastorale: “CHARITAS CHRISTI URGET NOS” indirizzata, dal Vescovo, Ai presbiteri e ai diaconi-Ai religiosi e alle religiose-Ai fedeli laici, il 15 di ottobre 2004, e di cui il libro ne assume il nome.Nel corso della lettura del libro si leggono innumerevoli passaggi biblici, del Vangelo, degli atti degli Apostoli, dei Salmi, dei Padri e dei Dottori della Chiesa, delle Encicliche Papali, dei documenti del Concilio Vaticano II, dei Concistori e delle Conferenze Episcopali… Significativa e di grande attualità appare la prima riflessione riguardante le vicende vissute dal profeta Giona, che si sostanzia, prevalentemente, nel dichiarare la grandezza del disegno di Dio, sempre vicino alle sue creature, nel passato e nel presente, in tutti i momenti della storia, fin dalla creazione. Le innumerevoli vicissitudini di Giona sono anche le traversie dell’uomo di oggi, sono le difficoltà in cui si trova il cristiano che giornalmente deve affrontare grandi disagi e difficoltà, per motivi di sopravvivenza, ma soprattutto perché frastornato da una cultura laica, tesa a valorizzare “l’oggi”, il presente senza prospettiva, impegnato a rincorrere il successo, il potere, il denaro, il sesso. Scrive il Vescovo << L’essere cristiano non può racchiudersi soltanto nell’osservanza di determinati precetti: “… non uccidere” e “non rubare” o con il fare un po’di bene”: anche un ateo non uccide e non ruba e fa un po’di bene. Per un credente, è il livello minimo sotto il quale non scendere”>> (pag. 70).Il concetto diffuso che si ha di Dio e della dottrina di Cristo non è certamente vicino all’essenza vera e pregnante della grandezza, della giustizia, della libertà e del sacrificio supremo cui si sottopose il Cristo della Via, della Verità e della Vita, nato nella storia e crocifisso per amore al fine di salvare l’umanità. Come accaduto nel corso dei secoli, anche il cristiano contemporaneo pensa, spesso ad un Dio disposto ad essere adattato alle proprie personali necessità, ad un Dio dalle virtù magiche propenso a soddisfare i bisogni personali e mondani. Cristo con la proclamazione delle beatitudini e con tutta la predicazione evangelica, fissa i paletti importanti per vivere questa vita cristianamente, nell’attesa di una vita eterna di felicità: tali precetti sono racchiusi nell’amore per Dio e per il prossimo, da cui derivano il rispetto fraterno, la solidarietà, la giustizia sociale, la condivisione e la carità, valori indispensabili per il conseguimento del bene comune nel corso della vita terrena e necessari per aspirare alla vita eterna. Tutto l’impianto del libro si snoda con linguaggio semplice e, sempre, rigorosamente sapiente di dottrina e di umiltà; ha a fondamento non teoremi metafisi, filosofici o assunti teologici con l’intento di pervenire alla dimostrazione dell’esistenza di Dio creatore e alla presenza di Gesù Cristo nella storia umana, no! Mons. Cantafora ha sicuramente ricevuto, dallo Spirito Santo, il dono più prezioso cui può aspirare la persona umana: l’illuminazione. E’da ritenere, pertanto, che il “Lumen” di cui parla S. Agostino, presente nella creatura fin dal concepimento, si è sempre più radicato e cresciuto nel cuore, nella mente e nella coscienza del nostro Vescovo, per cui non occorrono, orientamenti e sistemi metafisici e filosofici, no! Mons. Luigi Cantafora , pur avendo una elevata cultura filosofica-teologica, non vuole disquisizioni teoretiche che dimostrino l’esistenza di Dio Creatore e di Dio Salvatore dell’umanità, la sostanza Divina è presente nel suo Essere, per cui il suo agire è orientato dal comando che il Signore Risorto dà ai suoi apostoli: << Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. >> (Mt 28,19-20). Nell’Omelia Proclamata il 2 aprile 2004, in occasione dell’ingresso nella Diocesi, S. E. Mons.Luigi Canatafora si presenta al popolo di Lamezia dicendo: <>”(pag. 257). Certamente il suo cuore e la sua formazione umana e culturale non avrebbero potuto esprimere concetto più bello e denso di grande significato apostolico. “Ubi charitas et amor ibi Deus est”. Mons. Cantafora cammina nel viaggio missionario avvolto dall’amore e dalla carità di Dio. Si può dire che in molti passaggi della prima omelia, il Vescovo della Diocesi di Lamezia Terme, con umiltà e semplicità, traccia, per grandi linee, il percorso successivo della sua missione impegnata a instaurare il disegno della Nuova Evangelizzazione nella coltivazione della Vigna che il Signore gli ha affidata. Evangelizzare il popolo di Dio e formare, mediante la pedagogia dell’amore, è l’obiettivo da realizzare con urgenza; il nuovo Vescovo della Diocesi di Lamezia Terme, succeduto a S. E. Emerito Mons. Vincenzo Rimedio, in breve tempo visita tutte le parrocchie della Diocesi, si rende personalmente conto delle necessità spirituali e materiali di ciascuna di esse, dei presbiteri, dei religiosi, delle religiose e della comunità dei cristiani.Il Pastore rileva che in quelle comunità, come in tutta la società travagliata, il bisogno della carità di Cristo è impellente, necessario, tenuto conto della deriva di ogni valore umano, sociale, spirituale che affligge l’intera umanità. La ricerca di Dio, perciò, nella vita non può essere considerata un optional, un credo racchiuso in talune pratiche estemporanee fatte di preghiere più o meno sentite e/o di frequentazione della messa domenicale, tanto per assolvere ad una tradizione o ad una usanza, tale ricerca deve intendersi e praticarsi con passione, con adesione libera e fervente verso l’ascolto della parola di Dio, come cammino cosciente, talvolta faticoso e impervio, tal’altra facile e piacevole, ma, sempre, comunque, ricco di vita vera, piena di soddisfazione e di felicità spirituale. Scrive Mons. Cantafora a pag. 58 e 59 “Nell’attuale contesto ecclesiale, la fede sembra essere talvolta rimasta a livello iniziale e fa fatica a fondersi con la vita, per orientare la mentalità della persona. C’è, infatti, come una frattura tra ciò che si crede e ciò che si vive. Già il Concilio Vaticano II annotava che << il distacco che si constata in molti, tra la fede che professano e la loro vita quotidiana, va annoverato tra i più gravi errori del nostro tempo >>. Il dichiararsi cristiani e cattolici non incide nelle scelte: Dio è secondario e, di fatto, la vita non esprime il credo”Queste considerazioni evidenziano l’urgenza di intraprendere un cammino di conversione mediante un costante intervento apostolico. Tale intervento il Vescovo lo concretizza con l’istituzione di corsi di formazione. Egli, infatti è convinto che, - in questa società, diffusamente secolarizzata, incapace di trovare la giusta dimensione che caratterizza la persona umana, distratta da idoli mondani e piaceri effimeri, lontana dai valori fondamentali dell’uomo: spiritualità, solidarietà, condivisione, rispetto, amore, libertà ecc., - occorra intervenire concretamente per rinnovare la chiesa e il clero, in modo da dare speranza alle genti. Raffaello Lambruschini, autorevole rappresentante della pedagogia sviluppatasi nel corso del XIX Secolo, pensa “che l’umanità ha un solo mezzo per salvarsi dallo sconvolgimento e dal declino morale, sociale e politico, questo mezzo è la religione cristiana, praticata con purezza di cuore e spontaneità di sentimento”. In particolare Lambruschini, convinto assertore dello spiritualismo cristiano, nelle opere Dell’Autorità e della libertà: pensieri di un solitario e in Dell’educazione, spiega che i numerosi problemi dell’uomo di ogni epoca storica non si possono risolvere se non si riconducono al problema fondamentale: la partecipazione dell’uomo alla realtà soprannaturale. Egli ritiene che “il cattolicesimo da dottrina di vita, talvolta, si è tramutato in “setta”, cristallizzandosi nelle forme esteriori, isterilendosi nell’astratta oggettività del rito e conculcando la libertà della coscienza“. A noi sembra che il pensiero del Lambruschini è tutt’ora, spesso, di scottante attualità e di ciò, il Vescovo si rende conto, soffre, è inquieto, va alla ricerca di rimedi urgenti e di azione apostolica da attivare. Sa che ancora oggi si assiste a manifestazioni, a riti pseudo religiosi-cristiani, a feste e a comportamenti devianti praticati dalla chiesa, ad opera di sacerdoti, di diaconi e, più in generale, da religiosi e laici che, probabilmente, non hanno il senso di Dio e del suo Vangelo; piuttosto appaiono attenti ad un formalismo di maniera praticato, non per la valorizzazione della fede e per l’evangelizzazione del popolo, ma per il desiderio di “apparire”, di essere sulla “scena”, diligenti protagonisti di spettacoli che sanno solo di idolatria e di mondanità. Papa Francesco più volte ha richiamato il clero ad essere semplice e mite di cuore, di stare lontano dalle innumerevoli seduzioni che lacerano il rapporto con Dio e distolgono le comunità dei credenti e non, dal cammino che conduce al Vangelo. Per queste ragioni l’impegno apostolico del nostro Vescovo insiste sull’educazione dei presbiteri, dei laici e di tutto il popolo di Lamezia Terme e, più in generale, di tutto il popolo di Dio. Ciò si può e si deve realizzare mediante una formazione costante, da attuare con corsi di educazione permanente sui precetti evangelici e sui valori che da essi scaturiscono, per un percorso di vita veramente cristiana: si può affermare che l’umanesimo cristiano nutre e dirige l’azione del nostro Pastore, sempre attento a recuperare “le pecore smarrite”, mediate l’affermazione della Charitas Christi. Scrive ancora il Vescovo << Forse la nostra Chiesa diocesana ha bisogno di ritrovare una maggiore passione e vivacità: non si tratta di curare una pastorale dell’apparenza o di fare tante iniziative “dalle gambe corte” , ma di vivere in stato di missione permanente>> (pag. 93).Questo invito, e le innumerevoli sollecitazioni tese ad aprirsi, specie da parte dei giovani, ad un cammino di grazia e di speranza, sembra abbia toccato la sensibilità di molti cristiani “tiepidi” nell’ascolto e nella pratica della parola evangelica; infatti si nota un fervente risveglio evangelico di sacerdoti, di religiosi e di laici desiderosi di intraprendere un percorso di vita nuova, si constatano testimonianze di fede, di amore e di carità nel sociale e in gruppi, sempre più numerosi, che ascoltano la Parola di Dio e vanno alla ricerca di persone bisognose di sostegno materiale, ma soprattutto spirituale: si sveglia “il canale di fuoco dello Spirito”. Sorge la nuova evangelizzazione sorretta dalla fede e dall’amore, dalla carità e dalla speranza cristiana. La catechesi dei giovani e per i giovani inizia la fioritura che via via, si spera, darà copiosi e nutrienti frutti: il primato di Dio nella vita umana.La visita pastorale del Papa Benedetto XVI alla Diocesi di Lamezia Terme, sicuramente, evidenzia, tra l’altro, anche la tenacia spirituale di apostolato del nostro Vescovo; il lavoro straordinario che si è messo in atto per la costruzione di UNA NUOVA CHIESA PER UNA NUOVA CITTA’- la CONCATTEDRALE DI SAN BENEDETTO- dedicata al Papa, è segno tangibile, frutto dello spirito missionario e della profonda vocazione alla fede e alla carità del Signore Gesù che incessantemente guidano il Pastore della Diocesi di Lamezia Terme. Certo l’impegno in tal senso deve essere, come il Vescovo afferma in parecchi passaggi, costante, continuo: occorre pregare e stare sempre all’erta per “..non cadere in tentazione”. E, in effetti, le tentazioni del circuito sociale della vita moderna sono tante ed allettanti, ma frivole e lusinghiere. Allora per essere forti occorre avere una fede salda, una fede che sgorga dalla convinzione che Dio è sempre presente in noi e con noi e, come il buon pastore, è sempre pronto a cercare le pecore smarrite: sentire la carità che promana dalla Croce come luce vera che illumina il cammino di ogni vivente. Annota il Vescovo a pag.239: << Papa Francesco nell’omelia di apertura del Capitolo Generale dei Padri Agostiniani, lo scorso 28 agosto parlando di Sant’Agostino ha affermato: “Agostino si lascia inquietare da Dio, non si stanca di annunciarlo, di evangelizzare con coraggio, senza timore, cerca di essere immagine di Gesù Buon Pastore, che conosce le sue pecore (Gv 10,14), anzi, come amo ripetere, che “sente l’odore del suo gregge” ed esce a cercare quelle smarrite”>>. Cristo si tocca con la fede, Cristo viene visto con la fede. Il titolo della Lettera Pastorale, Scritta dal Vescovo a conclusione dell’Anno della Fede, proclamato da Papa Benedetto XVI, aiuta tutto il popolo di Dio e, anche gli agnostici e i non credenti, a riflettere sul mistero della venuta di Gesù Cristo sulla terra. Un amore sconfinato che si traduce in supplizio di orrenda morte sulla croce; amore che l’uomo con le sue capacità anche di grande sapienza e scienza, non può capire, ne spiegare e, tuttavia, nell’uomo oltre che l’attività pensante e razionale esiste la coscienza, un motus animi che genera emozioni, commozioni, sentimenti: amore, rispetto, accettazione. Vi è quindi una attività che esula dal segmento razionale e si nutre di un’altra realtà, quella spirituale, attività fondamentale e ristoratrice di affanni, di dolori, di delusioni, di amarezze, attività che fa vivere l’uomo nella dimensione della speranza e nel credo della presenza viva e operante del Signore Creatore e Salvatore dell’umanità. “Abbiamo ricevuto la luce vera, abbiamo trovato la fede vera”. E’il titolo della lettera inviata da S. E. il Vescovo alla Diocesi nell’Anno della Fede. Trovare la fede non è traguardo definitivo, vivere la vera fede è cammino, è conquista, è speranza alimentata dall’accettazione, talvolta, di grandi e dolorose rinunce, di sopraffazioni e di ingiustizie, di privazioni e, spesso, come accaduto nella storia del cristianesimo, e, come avviene ancora oggi, di morte. Cristo, però, non abbandona le sue creature; << Cristo ritornerà, afferma Mons. Cantafora (pag. 213) per rispondere al grido di quanti nella storia hanno subito ingiustizia e violenza. Con questa fede la chiesa in Avvento audacemente prega con forza: Marana thà! Vieni Signore Gesù >>. Il cristiano che vive nel segno del Vangelo opera guidato dai valori che promanano dal Vangelo, diviene fervente testimone della fede e della carità, nota la visione di un mondo lacerato dall’egoismo e dalla corruzione, non si fa, però, allettare dai suoi futili e ingannevoli piaceri, anzi trova più coraggio e forza per diffondere la parola di Gesù, non si mette da parte, aiuta i bisognosi, opera con cristiano ardore e con costante preghiera per il bene comune. Voglio concludere queste mie semplici e modeste considerazioni espresse sul libro, riportando ciò che è scritto a pag. 213. “In questo tempo nell’Inno delle Lodi Mattutine preghiamo così: << Chiara una voce dal cielo si diffonde nella notte: fuggono i sogni e le angosce, splende la luce di Cristo. Si desti il cuore dal sonno, non più turbato dal male; un astro nuovo rifulge fra le tenebre del mondo >>.Tutte le tenebre che offuscano e tormentano la persona umana possono sparire, se, con convinzione e amore, si sceglie di rispondere a Gesù che ci chiama, con l’espressione dell’apostolo Pietro: << Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna >>(Gv 6,68-69).