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La parola del Vescovo

L’amore di Cristo vince la morte

Paolo Emanuele · 5 anni fa

Hanno avuto inizio al cimitero di Sambiase, le celebrazioni per la Commemorazione dei defunti. Alle 9.30 Monsignor Vescovo, ha celebrato la Santa Messa, davanti alla cappella del cimitero di Lamezia ovest, alla presenza delle autorità civili e militari. Erano presenti i parroci e sacerdoti della vicaria di San Pancrazio. Nell’omelia il Presule ha sottolineato il significato affettivo di questo appuntamento, ricordando con forza come l’amore di Cristo vinca ogni morte. «Se Dio è Padre, cessano le paure, la vita acquista un senso, anche se solo un velo ci distanzia dalla vita eterna, dalla festa e dalla gioia. Tutto questo perché? Perché Cristo ha condiviso con noi la morte, ha assunto la nostra carne mortale, è entrato anche lui nella morte e l’ha vinta per sempre con il suo amore gratuito e nella consegna di sé agli uomini».

Di seguito il testo dell’omelia.

Siamo qui per un tributo di affetto e di riconoscenza per i nostri cari defunti. Essi riposano il sonno della pace, sono per sempre con il Signore! Ma anche con noi, perché noi professiamo nel Credo, la comunione dei santi. Tuttavia questo giorno è anche un’occasione per prendere di peso la nostra vita. Non vivere da alienati, tristi come coloro che non hanno speranza e per questo è importante riflettere intorno alla morte. Dio “ci ha creati per la vita” pertanto contare i nostri giorni è fonte di sapienza e di senso. Infatti, c’è in noi un insopprimibile desiderio di vita, che ci apre all’immortalità e alla vita eterna. Ma per invidia del maligno, la morte è entrata nel mondo e ci ha resi schiavi, ostacolando questo desiderio di vita. La morte rimane per noi un enigma, infonde paura, ci rende tristi e ci mette in fuga da essa. Da qui, ogni sforzo per esorcizzare la morte, per non pensare ad essa e neanche parlarne. Tuttavia, essa è veramente un mistero, fa parte della nostra vita. è come una spada sul nostro capo, legata a una cordicella che prima poi ci piomberà addosso all’improvviso, allora tutto diventa precario e inutile e perdiamo così il senso di tutto. Chi toglierà questo velo e questa coltre di morte sul volto degli uomini? La prima lettura ci annuncia che Dio imbandirà un banchetto, farà una festa per tutti gli uomini, una festa senza fine. Dio è la nostra salvezza, lui eliminerà la morte per sempre. San Paolo ci apre anche lui il cuore alla speranza, la morte non è l’ultima parola, ma la vita è gravida di speranza… geme…si agita quasi nei dolori del parto, perché nasca in noi il Figlio di Dio, il cui spirito grida dentro di noi, Abbà Padre. Se Dio è Padre, cessano le paure, la vita acquista un senso, anche se solo un velo ci distanzia dalla vita eterna, dalla festa e dalla gioia. Tutto questo perché? Perché Cristo ha condiviso con noi la morte, ha assunto la nostra carne mortale, è entrato anche lui nella morte e l’ha vinta per sempre con il suo amore gratuito e nella consegna di sé agli uomini. Allora, la morte, il giudizio, non fanno più paura, perché ciò che conta è l’amore, l’essere solidali, farsi compagni di viaggio con i più poveri, i sofferenti. Solo attraverso l’amore gratuito di Cristo, il Kyrios, il Signore, vincitore della morte, entriamo così nella benedizione. Anche la morte, ultima nemica dell’uomo, sarà sconfitta per sempre e insieme possiamo gridare con Cristo Risorto, nella notte di Pasqua: oh morte io sono la tua morte! ? ? c l (?W ?;m i ha mandato, perché io non perda nulla di quanti mi ha dato, ma lo resusciti nell’ultimo giorno”. Carissimi fratelli, viviamo questo momento con cuore riconoscente, in ricordo dei nostri fratelli defunti. Abbandoniamo paure, magie varie, superstizioni che ci spingono ad avere un contatto con l’aldilà, quasi fosse una riedizione o copia della vita e che certamente non aiutano la nostra serenità. Riconoscere una speranza in sorella morte, significa anche vivere una vita a partire dalla speranza stessa. “La speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori, per mezzo dello Spirito che ci è stato dato” (Rm 5,5ss). Lo Spirito stesso ci attesta che Dio è Padre, abbà e che senza di lui la vita perde il suo senso profondo. L’uomo ha bisogno di eternità e ogni altra speranza per lui è troppo breve, è troppo limitata. L’uomo è spiegabile solo se c’è un amore che superi ogni isolamento, anche quello della morte, ultima nemica dell’uomo. L’uomo è comprensibile solo se c’è Dio. e noi sappiamo che Dio è uscito dalla sua lontananza e si è fatto vicino, addirittura attraverso il suo Figlio Gesù Cristo, è sceso negli inferi e ha portato con sé i nostri padri nella vita senza fine. è entrato nella nostra vita, perfino nella nostra morte e ci dice: “Io sono la Resurrezione e la vita, chi crede in me, anche se muore vivrà; chiunque crede e vive in me, non morirà in eterno” (Gv 11,25-26) illu? ? t . p aj ministero dell’accolitato ci riporta all’origine della Chiesa, l’Eucarestia, espressione massima del dono di Gesù. San Tommaso d’Aquino, scrivendo i testi per la Solennità del Corpus Domini, afferma: Corpus Christi viva fide adorans. E questa frase voglio confidarla agli accoliti. Si carissimi fedeli, la cura del Corpo di Cristo è vera fede nel suo sacramento. Curare il sacramento del Corpo di Cristo, ci insegna a curare anche la carne di Cristo nei nostri fratelli e nelle nostre sorelle. Nel Vangelo dei discepoli di Emmaus, si compie la Parola del Salmo che dice: “Davanti a me tu prepari una mensa”. Anche noi, nella Celebrazione Eucaristica, ci sediamo come peccatori al banchetto dell’Agnello. E da oggi questi due giovani, saranno i servi di questa mensa imbandita dal Padre per il mondo, in cui Cristo è vittima, altare e sacerdote. Sia, in voi e in noi tutti, la fede viva nel santo Mistero. La vostra libertà si lasci governare e modellare dal dono di Sé che Cristo ha fatto sulla croce, per poter essere voi stessi, dono agli altri. A tutti, in particolare ai seminaristi qui presenti, questo invito: “Rimanere con Gesù che è rimasto con noi, assimilare il suo stile di vita donata, scegliere con lui la logica della comunione tra di noi, della solidarietà e della condivisione” per essere offerta gradita a Dio (cfr. Benedetto XVI omelia 6 aprile 2008).