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Il Vangelo della domenica

Solennità di Cristo Re dell'universo.

Paolo Emanuele · 5 anni fa

Nella festa di Cristo Re dell’universo, ultima domenica dell’anno liturgico, la liturgia ci vuole rende consapevoli, in modo particolare, che nel regno rivelato da Cristo crocifisso e risorto si deve compiere definitivamente la storia dell’uomo e del mondo, così come viene ribadito nel brano della seconda lettura tratta dalla prima lettera di San Paolo ai Corinzi: “Cristo, infatti, è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti” (1Cor 15,20). Il regno di Cristo, che è dono dell’eterno Amore, dell’Amore misericordioso, è stato preparato fin dalla fondazione del mondo: “Venite benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo” (Mt 25,43) Ma iI regno viene edificato e costruito nella santità sulla terra, poi, alla fine del mondo diviene possesso del paradiso, abitazione con Dio, per stare con Lui nella sua luce, dove è gioia e pace eterna. Il tempo è solo momento di ricerca di una più grande giustizia e di una maggiore santificazione. I nostri giorni sono veloci, sciuparli per la terra significa vivere da stolti ed insensati, valorizzarli per il cielo è vera sapienza ed intelligenza. Si valorizzano per il cielo disponendo la nostra vita al bene, all'amore, alla carità, alla misericordia, al servizio dei fratelli per la salvezza della loro anima, ma anche per il sollievo del loro corpo. è reso peccaminoso dalla nostra stoltezza ogni attimo dedicato alla crescita del nostro egoismo per una vita solamente circoscritta nell'ambito di questo mondo. Entra nel regno eterno chi oggi lo cerca e lo brama, lo desidera e ad esso anela come cerva assetata ai corsi d'acqua. Non vi entra chi ha fatto del presente il suo regno e dei suoi giorni un mezzo per accrescere ed aumentare il suo spazio di morte qui su questa terra, ignorando e dimenticando i fratelli, i quali gli erano stati messi dinanzi per accrescere la gloria futura nell'abitazione con Dio nei cieli. Chi realmente appartiene a Cristo vive i suoi giorni facendo della propria vita uno strumento di amore, per ricevere “in eredità il regno preparato... fin dalla fondazione del mondo” (Mt 25,34). Il regno preparato dal Padre, il regno preparato in Gesù Cristo, crocifisso e risorto: in Gesù Cristo pastore delle anime e re dei secoli. Pastore è colui che ama le pecore e ne ha cura, le protegge dalla dispersione, le raduna “da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine” (Ez 34,12). Cristo Re, come Buon Pastore, prepara in diversi modi il suo ovile, cioè tutti coloro che Egli deve consegnare al Padre “perché Dio sia tutto in tutti” (1Cor 15,28). Quanto desidera Egli dire a tutti un giorno: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno” (Mt 25,34)! Quanto desidera Egli incontrare, nel compiersi della storia del mondo, coloro ai quali potrà dire: “...io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi” (Mt 25,35-36)! E tuttavia, nella stessa parabola Cristo parla dei capri che si troveranno “alla sinistra”. Sono coloro che hanno rifiutato non soltanto Dio, ma hanno rifiutato anche l’uomo: non l’hanno ospitato, non l’hanno visitato, non gli hanno dato da mangiare né da bere. Il regno di Cristo, infatti, si conferma, nelle parole dell’ultimo giudizio, come regno dell’amore verso l’uomo. L’ultima base della condanna sarà proprio quella motivazione: “ogni volta che non avete fatto queste cose ad uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me” (Mt 25,45). Cristo Signore è il giudice universale, di ogni uomo, credente, non credente, ateo, giusto, malfattore, fedele, idolatra. Tutti lo riconosceranno in quel giorno come il vero, l'unico pastore inviato da Dio per condurre le pecore nel regno della luce. Gesù ci giudicherà sulle opere di misericordia. Apparentemente sembrerebbe assai semplice, se non del tutto facile, il giudizio; facile e semplice invece non è compiere le opere di misericordia; queste non si possono vivere secondo giustizia e verità se non nella misura in cui il cristiano diviene re in Cristo Gesù e conquista la libertà dalle cose e dalle persone, dai beni di questo mondo e da tutte quelle tentazioni che inducono il cuore a fissare lo sguardo sulle cose o sui beni che non durano, perché sono del tempo. I cristiani sono chiamati a vivere da veri re, da veri signori, da uomini liberi, evangelici, figli della verità e della giustizia, veri imitatori di Gesù il quale da ricco che era si fece povero per arricchire noi tutti della sua povertà. Quando il cuore è tutto inabitato dalla verità e dalla grazia, a poco a poco l'uomo comincia a vedere i fratelli, le loro necessità, i loro bisogni e secondo le sue capacità si mette a loro disposizione per lenire le sofferenze per aiutarli nelle quotidiane difficoltà, per sostenere la loro povertà, fino a farsi povero con i poveri, ammalato con gli ammalati, bisognoso con i bisognosi Solo chi è in Cristo vive la sua carità ed è capace di farsi tutto a tutti per guadagnare qualcuno al regno di Cristo.