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Cultura e Società

“Sire, su che cosa regnate?” La regalità di Cristo e le storture del potere umano

Paolo Emanuele · 5 anni fa

"Sire, su che cosa regnate?" Mettiamoci per un attimo nei panni del Piccolo Principe e, con la stessa semplicità del personaggio letterario di Antoine de Saint - Exupery, domandiamoci “su cosa regna” e “come regna” un Re come quello venerato dai cristiani. Un “Re” mite e umile, un Re che si fa servo di quelli che dovrebbero essere i suoi sudditi, un Re che manifesta la sua regalità in un modo paradossale rispetto ai canoni umani: lasciandosi sfigurare e umiliare fino a morire sulla croce, la pena inflitta ai più miseri dei condannati. Non può non provocarci questa visione “rovesciata” della regalità. Ci mette di fronte a un concetto di “potere” che mai come nella società di oggi è in contrasto con i meccanismi che regolano i governi degli Stati, anche di quelli democratici, e delle società: vince il più forte, va avanti chi è più ricco, riesce nella vita chi è più furbo anche, se necessario, a discapito degli altri. Ma qui torna la domanda del Piccolo Principe: “sire, su cosa regnate?” Già, perché se tutti gli sforzi e le energie degli uomini del nostro tempo sono orientati a occupare una poltrona, a mettersi addosso l’etichetta di una carica che consenta di disporre di risorse e potere, alla fine torna sempre l’interrogativo su quanto sia “reale” questo potere, sulla sua consistenza, sulla sua capacità di rendere felici se stessi e gli altri. Anche per l’uomo più ambizioso di questo mondo, ritorna sempre la paura che alla fine, come affermava Shakespeare nell’Enrico VIII, la sostanza di questa ambizione sia solo “l’ombra di un sogno”. Gesù non ha mai negato il suo potere, non ha mai negato di essere Re. La risposta alla domanda di Pilato non è stata all’insegna della falsa umiltà, ma è stata “Io lo sono, Io sono Re”. Gesù era consapevole della sua regalità, sapeva “su cosa regnava” e come avrebbe dovuto esercitare questa regalità che gli derivava dalla missione affidatagli dal Padre. E dopo aver ribadito la sua identità al governatore romano, Gesù lo ripeterà qualche ora dopo, sul Golgota, di fronte al sommo sacerdote che gli chiederà di “scendere dalla Croce” per dimostrare di essere figlio di Dio, per dare prova della sua regalità. Sappiamo come è andata a finire: Gesù non è sceso da quella Croce perché quello era il trono della sua regalità, quello era il trono che Egli doveva abbracciare per salvare tutti gli uomini. Ma la tentazione – per dirla con le parole di Papa Francesco – di concepire il potere come “occupazione di spazi” anziché come un modo “abitare il tempo generando nuovi dinamismi nella società”, ritorna in ogni fase della storia umana e si ripresenta nella vita di ogni uomo, specie per chi sta nelle “stanze dei bottoni” e abita ai piani alti dei palazzi del potere. La corruzione, il clientelismo, le tante “zone grigie” in cui il potere legittimo scende a patti con i poteri “deviati” per ottenere di più a basso prezzo, hanno la loro origine nella provocazione lanciata dal sommo sacerdote sul calvario: usa il tuo potere per il tuo tornaconto e per quello dei tuoi amici, dimostra quanto vali prevalendo sugli altri, imponendo il tuo volere contro tutto e tutti. Come credenti, rimettiamo al giudizio di Dio ogni abuso di potere, ogni atto di sopraffazione dell’uomo potente nei confronti del più debole, di chi non ha nessuna difesa. Ma senza aspettare il Giudizio Finale, possiamo smascherare già oggi l’estrema inconsistenza di un potere che occupa spazi, si gonfia e si autocelebra ma poi non risposta alla domanda iniziale: su cosa regnate? Il regno di Cristo non ha fatto la fine dei gloriosi regni umani che si sono succeduti nella storia. La regalità di Cristo scuote i cosiddetti “poteri forti” dei nostri giorni, i tanti “imbevuti di potere” che hanno perso il contatto con la vita reale delle persone, mostrando all’uomo di oggi il volto di un Dio che si fa servo, che si umilia, che offre la propria vita per amore dell’uomo. E’il potere del servizio, è la logica del dono gratuito che capovolge le regole del mondo e mette la coscienza dell’uomo di fronte a quello che vale veramente, a ciò che rimane per sempre. “Sire, su cosa regnate?” Su questo regna il Dio dei cristiani, così ha manifestato agli uomini la sua regalità di amore e servizio. E alle tante storture del potere umano in tutte le sue forme, con le parole messe in bocca sempre dal grande poeta inglese al Cardinale Wolsey, ricordiamo di “sbarazzarsi dell’ambizione che fu il peccato degli angeli”, di “amare se stessi dopo tutti gli altri, di avere cari i cuori di chi ti odia. La corruzione non rende piu' dell'onestà. nella tua destra porta sempre una dolce pace ,per ridurre al silenzio le lingue invidiose. sii giusto, vivi senza paura. Agisci soltanto nell'interesse della tua patria, del tuo dio e della verità. Se poi dovessi cadere, Cromwell, cadrai da martire benedetto.”