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Chiesa

No alla mafia!

Paolo Emanuele · 5 anni fa

«Noi preti abbiamo centomila cose da fare per predicare l’amore e costruire la pace e la giustizia. Poi se c’è anche da resistere ai mafiosi, dobbiamo resistere. Anche se è meglio che si convertano. Noi preghiamo perché cambino. E facciamo di tutto perché cambino. Venti giorni fa quando ci hanno messo un’altra bomba hanno scritto «prete antimafia». Ma in questa veste non mi ci trovo. Io mi trovo con la gente dove costruiamo la vita buona, la libertà, un po’di sviluppo, quelle cose che ci servono al Sud». Quello che abbiamo riportato è uno scorcio della recente intervista dell’Avvenire a Don Giacomo Panizza, sacerdote bresciano che da 30 anni opera nella nostra Calabria e che ha fondato nel 1976 a Lamezia Terme 'Progetto Sud': nasce “come gruppo di convivenza, composto da persone differenti, come disabili e non, con gli intenti di "fare comunità" e di costruire alternative vivibili alle forme di istituzionalizzazione e di emarginazione esistenti. Essa si caratterizza col "fare comunità sul territorio", individuando risposte concrete alle problematiche di esclusione sociale, come quelle riguardanti l’handicap, le tossicodipendenze, i minori e i giovani, l’aids; e promuovendo il rafforzamento di una cultura conviviale e accogliente” (http://www.c-progettosud.it/).

Il 13 dicembre era presente anche lui, Don Giacomo, presso il seminario vescovile di Lamezia Terme, per parlare agli oltre 70 ragazzi che hanno accolto, ben volentieri, l’invito mosso da Manuel Massara, animatore della legalità della diocesi lametina in comunione con i responsabili del Progetto Policoro, Agesci e Azione Cattolica. I giovani presenti hanno avuto la possibilità di conoscere il progetto “Costruire Speranza” e il percorso formativo diocesano.

La giornata ha visto la formazione di gruppi lavoro in cui si è parlato dello stereotipo del mafioso: come sarei se fossi io un mafioso, che vita avrei, come mi comporterei, la mia famiglia come sarebbe e così via. Ritornati in plenaria il sacerdote di origine bresciana ha dato una sintesi dei lavori, arricchendola con la sua esperienza, animando successivamente il dibattito; molte le domande, una fra tutte quella del perché il consenso alla mafia è così diffuso. L’incontro è stato vissuto con entusiasmo da parte dei giovani che hanno manifestato, al termine della giornata formativa, un certo interesse nel proseguire questo percorso a favore della legalità, nelle attività che si svolgeranno nei prossimi mesi, uno dei quali avrà come fine quello di far conoscere realtà come “Progetto Sud”, facendo esperienza sul campo.

Ma che cos’è il progetto Costruire Speranza?

Ci viene in aiuto l’”informacaritas”: Costruire speranza è un progetto promosso dalla Delegazione regionale Caritas Calabria che mira a creare dei processi efficaci e percorsi consapevoli di legalità democratica, mettendo in gioco la tenuta dei significati, dei valori e delle motivazioni di luoghi di fede e degli spazi di cittadinanza grazie alla riconversione, in opere segno, dei beni confiscati alla mafia (in Calabria attualmente ci sono 143 aziende confiscate, di queste 87 sono in gestione e 56 fuori gestione. Al maggio 2012, la Calabria conta 1729 beni confiscati).

Questo progetto, dunque, è di notevole importanza in un territorio come il nostro, da sempre sotto il giogo di questa temibile piaga; è nato grazie alla volontà di uomini di Chiesa per combattere la mafia, per dare un segnale di Speranza a tutti quei sacerdoti intimoriti e minacciati. Ciò che “Costruire Speranza” offre ai giovani sono una serie di opportunità per riflettere sul tema della legalità, attraverso non solo percorsi formativi come quello svolto a Lamezia, ma anche grazie ad attività fotografiche e teatrali proposti nelle scuole, giornate di sport, quali maratone e tornei di calcio associate a testimonianze di giustizia e di legalità; opportunità tutte da scoprire.

Iniziative come queste sono di fondamentale importanza e danno un segnale forte a quella che è la lotta contro la mafia, una lotta verso la conquista di un bene di cui tutti parlano, ma che sembra ancora lontano.

«La mafia è il giogo più pesante e grave che pesa sulla nostra storia, in Calabria. è nemica mortale di questa terra perché chiude ogni speranza, viola ogni convivenza e distrugge il nostro territorio. Essa è però un fenomeno che dipende in parte dai nostri peccati e dalle nostre omissioni. Ne siamo corresponsabili… La mafia è un’aperta sfida per le nostre comunità cristiane chiamate ad essere fedeli al Vangelo» (Dal documento conclusivo del Convegno regionale Caritas del 2007).

Giuseppe Caruso, Adc Progetto Policoro