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Chiesa

Il Viaggio del Papa in Sri Lanka e Filippine

Paolo Emanuele · 5 anni fa

Il Viaggio del Papa in Sri Lanka e Filippine

è la “cultura dello scarto” che sta alla base di quella “guerra mondiale combattuta a pezzi” che infiamma tanti angoli del mondo, dall’Ucraina all’Iraq, dalla Nigeria alla Siria. Lo ha detto il Papa lunedì 12 gennaio nel suo discorso al Corpo Diplomatico, durante il quale ha fatto una panoramica di quanto accaduto nel mondo e spiegato l’impegno della Santa Sede. Tutto ciò poco prima di salire sull’aereo che lo ha portato nello Sri Lanka, Paese multiculturale e multireligioso teatro di storici conflitti e avviato a un processo di pacificazione per il quale il Pontefice intende offrire il suo contributo proprio con la sua visita. All’origine della violenza, ha spiegato Papa Francesco, c’è “quella cultura dello scarto che non risparmia niente e nessuno: dalle creature agli esseri umani e perfino Dio stesso”. Da questo “nasce un’umanità ferita e continuamente lacerata da tensioni e conflitti”. La “cultura dello scarto” è quindi inconciliabile con la pace perché “una cultura che rigetta l’altro” – considerandolo oggetto, concorrente, suddito da dominare, schiavo – “finisce per sciogliere e disgregare tutta quanta la società e per generare violenza e morte”. Inevitabile il riferimento anche ai tragici fatti di Parigi legati agli attentati operati dai fondamentalisti islamici. Il fondamentalismo religioso, ha sottolineato il Papa, è anch’esso una forma di cultura dello scarto perché rovescia Dio nel suo contrario. Esso infatti “prima ancora di scartare gli esseri umani perpetrando orrendi massacri, rifiuta Dio stesso, relegandolo a mero pretesto ideologico”. Sono migliaia le vite calpestate da chi detiene la forza, passate in rassegna dal Papa: dalle vittime delle guerre e delle malattie come l’ebola al dramma dei profughi e dei rifugiati. A tutto questo, il Pontefice ha opposto la “cultura dell’incontro, che genera dialogo e opera per il bene”, l’unica che può rendere possibile la pace. E proprio un incontro finalizzato alla pace è il viaggio che Papa Francesco ha intrapreso alla volta di Sri Lanka e Filippine. Il suo settimo viaggio internazionale, il secondo in Estremo Oriente, lo vedrà impegnato dapprima nella capitale srilankese Colombo, dove ad attenderlo ci sarà il vincitore delle recenti elezioni politiche, Maithripala Sirisena. Che ha promesso una nuova fase di “tolleranza religiosa e di libertà” per il suo Paese. Lo Sri Lanka è abitato al 70% da buddisti, 13% indù, 10% musulmani e 7% cristiani. Una popolazione che ha patito gli orrori di una sanguinosa guerra tra cingalesi e Tigri Tamil, risoltasi con la sconfitta di questi ultimi. La visita del Papa si colloca proprio nella prospettiva di favorire la piena riconciliazione nazionale e religiosa, per la quale la piccola comunità cattolica può recitare il fondamentale ruolo di ponte, avendo al suo interno sia cingalesi che tamil. Significativa è stata la visita che il Santo Padre ha fatto presso il santuario nazionale di Nostra Signora di Madhu: un luogo che, posto sulla linea del fronte della recente guerra, ha accolto per 20 anni gli sfollati di entrambe le parti, venendo riaperto al culto nel 2010. Un luogo simbolo, quindi, di quella riconciliazione a cui lo Sri Lanka aspira e per alla quale Papa Francesco vuole offrire il suo apporto. Subito dopo l'affollata Messa per la canonizzazione del missionario oratoriano padre Giuseppe Vaz, il Sommo Pontefice ha ricordato come Maria non dimentica mai i suoi figli. Subito dopo il Pontefice è ripartito per la seconda parte del viaggio apostolico. Direzione: Filippine! Sul volo il Santo Padre ha risposto alle domande dei giornalisti e ha parlato riguardo la libertà di religione e di espressione. Davvero significative le parole di Papa Francesco, il quale ha ricordato che anche se viviamo forti momenti di tensione sociale “il miglior modo di rispondere è la mitezza. Essere miti, umili come il pane. Senza aggressività, anche se c'è gente che questo non lo capisce”. Atterrati a Manila, capitale delle Filippine il Papa ha incontrato le autorità e il corpo diplomatico parlando di lotta alla povertà e alla corruzione. Chiaro è stato il Suo avviso ai presenti: “Tutta la società, ad ogni livello, rifiuti ogni forma di corruzione che distoglie risorse dai poveri, e compia sforzi concertati per assicurare la inclusione di ogni uomo e donna e bimbo nella vita della comunità”. Nelle Filippine il Papa ha fatto anche visita a una casa che assiste ex bimbi di strada. La casa, che sorge a fianco della cattedrale, ospita 20 bambine, ma nel cortile si sono radunati oltre alle 20 ospiti fisse anche molti altri dei 320 bambini di strada che la Fondazione Tnk, raccoglie anche in altre case della città. Il viaggio del Santo Padre si concluderà il 19 gennaio. Sicuramente continuerà a farci dono di grandi. Don Francesco Farina