·

Il Vangelo della domenica

Riflessione sulla II domenica di Quaresima

Paolo Emanuele · 5 anni fa

La liturgia della Domenica seconda di Quaresima è, in un certo senso, la liturgia dei tre monti. Del primo, ne parla la prima lettura tratta dal Libro della Genesi: Dio disse ad Abramo: “Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, và nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò” (Gen 22,2).

Il sacrificio d'Isacco è la prova di Abramo. Egli deve amare il suo Dio sopra tutto e sopra ogni cosa. Deve egli rinunziare a tutto per possedere solo il Dio che lo ha chiamato. L'obbedienza alla sua voce è il sacrificio ed è l'olocàusto che l'uomo fa di se stesso al suo Signore. Abramo, compiendo il sacrificio di Isacco sul monte, compie il sacrificio di se stesso. La sua vita è nelle mani del suo Dio. Niente gli appartiene. Nel luogo indicato, Abramo costruì l’altare, collocò su di esso la legna e sulla legna depose il suo figlio Isacco: il figlio unigenito. Il figlio della promessa. Il figlio della speranza. Abramo fu pronto ad offrirlo in olocausto a Dio, a spargere il suo sangue e bruciare il suo corpo sul rogo. Nel momento decisivo ricevette il divieto da Dio: “Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio” (Gen 22,12). Dio rinnovò la sua promessa dinanzi ad Abramo, dopo averlo sottoposto alla prova: “renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare” (Gen 22,17). La discendenza non tanto secondo la carne quanto secondo lo spirito. I discendenti di Abramo nella fede sono, in un certo senso, i seguaci delle tre grandi religioni monoteistiche del mondo: il giudaismo, il cristianesimo, l’islam. “Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce” (Gen 22,18). I discendenti della fede di Abramo credono che Dio ha la potenza di provare l’uomo. Ha il diritto all’offerta dal suo spirito.

La liturgia della Domenica seconda di Quaresima ci conduce su un altro monte, in Galilea. Oltre la pianura di Galilea si eleva, maestosamente, il monte Tabor: il monte della Trasfigurazione, secondo la tradizione cristiana. Su questo monte Gesù di Nazaret, che è venuto tra i discendenti di Abramo come il Messia mandato da Dio, fu trasformato miracolosamente dinanzi agli occhi dei suoi Apostoli: Pietro, Giacomo e Giovanni. Agli occhi degli Apostoli, ha manifestato se stesso trasfigurato nella gloria e, insieme con Lui, Mosè ed Elia. Così , Egli mostrò per un istante la sua condizione divina, la sua essenza eterna rifulse in tutto il suo splendore. Su questo uomo, che allora brillò di luce e di gloria eterna, regnava una volontà superiore, quella del Padre, manifestata dal segno della nube, che, avvolgendo con la sua ombra i discepoli, rivelò loro chi era in verità Gesù e che cosa devono fare: Gesù è il Figlio prediletto del Padre; loro dovevano ascoltarlo. Come Gesù ascoltava il Padre e si incamminò verso Gerusalemme, così i discepoli dovevano ascoltare Gesù e anche loro incamminarsi verso la croce. Gesù avanzava verso la gloria eterna, la luce divina; con questa luce e questa gloria doveva rivestire la sua umanità, fino a renderla tutta luce e tutta gloria. Per questo doveva passare attraverso l'ascolto del Padre che lo avrebbe condotto alla morte per obbedienza. I tre discepoli seppero, così, qual è la via della vera gloria; anche loro dovevano percorrerla, ascoltando Lui, vivendo solo della sua parola, seguendo Lui come Lui seguiva il Padre. Gesù sul Tabor è stato dichiarato Figlio di Dio da ascoltare e da seguire; sul Monte venne proclamata la sua Parola come unica via per andare verso il Padre. è questo il rinnegamento richiesto a chi vuole andare dietro Gesù. Difatti, al miracolo della visione si è aggiunto il miracolo dell’udito: “Questi è il Figlio mio prediletto: ascoltatelo” (Mc 9,7); le stesse parole che già aveva udito Giovanni il Battista nei pressi del Giordano, in occasione della prima venuta di Gesù Cristo, dopo il suo battesimo. La teofania del monte Tabor ha un carattere pasquale. Preannunzia la gloria di Cristo Risorto. Nello stesso tempo, essa prepara gli Apostoli alla morte dell’Agnello di Dio. Alla Teofania del Golgota.

Sul monte Golgota, il terzo monte, ci conduce Paolo apostolo con le parole della lettera ai Romani. La Teofania del Golgota è indicata dalle seguenti parole: “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi” (Rm 8,31-32).

Dio veramente ama l’uomo, è per noi, non vuole la nostra morte, né la nostra condanna, desidera il nostro ritorno alla sua casa e il nostro permanere con Lui per sempre: da questo amore divino il cuore dell'uomo deve aprirsi alla speranza. Dio per noi è stato capace di darci suo figlio, "abbandonandolo" alla morte e alla morte di croce, anche noi dobbiamo dargli tutto noi stessi, offrirgli la nostra vita fino alla morte per manifestargli che il suo amore veramente ci ha conquistati e realmente ha trasformato il nostro cuore. Il mistero cristiano è uno scambio totale di amore, è uno sposalizio eterno con il nostro Dio, la croce è il culmine e la partenza di ogni vero incontro con il Signore Dio, in Cristo Gesù, per opera dello Spirito Santo.