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Vita diocesana

Nel segno della Croce, celebrata la Veglia missionaria in Cattedrale per i missionari martiri

Redazione · 5 anni fa

Nel segno della Croce, celebrata la Veglia missionaria in Cattedrale per i missionari martiri

Nel segno della Croce è stato il tema della 23ma Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri, celebrata lo scorso 24 marzo. Nella Chiesa Cattedrale di Lamezia Terme, il Vescovo ha presieduto una veglia di preghiera con la grande partecipazione di numerosi sacerdoti e fedeli provenienti da tutta la Diocesi. Come battezzati abbiamo ricevuto e accolto il segno della Croce, che ci invita a farci prossimi a tutti quei fratelli e sorelle, missionari e popolazioni, che in molte parti del mondo soffrono a causa della loro testimonianza alla fede cristiana. La Croce ci segna, ci dice appartenenti gli uni agli altri, perché tutti assieme uniti a Cristo. Se con lui siamo sepolti però, sappiamo anche che con lui saremo risorti (cfr. Rom, 6, 4).

Ecco intravedersi l'alba della Resurrezione tra le ferite della Croce...La luce della speranza nel cammino della prova: il sacrificio dei martiri non è invano, non rimane infecondo...è anche questa la gioia che vogliamo annunciare! Nel tempo forte della Quaresima, nel segno della Croce, sperimentando le nostre fragilità, alziamo lo sguardo verso l'orizzonte della vita: il Risorto, Speranza di tutte le genti.

Il Vescovo ha poi tenuto la seguente omelia.

«Voi non abbiate paura. So che cercate Gesù il Crocifisso. Non è qui! è risorto». Carissimi, abbiamo ripercorso alcune tappe salienti della Passione di Gesù, della sua morte e resurrezione. In tal modo ci prepariamo alla Grande Settimana, la Settimana Santa, cuore della nostra fede. Ci prepariamo con la preghiera e con la memoria viva di quanti sono stati così simili al Signore da precederci nel dono della loro vita per amore e per la causa del Vangelo. Celebriamo questa veglia missionaria tradizionalmente nell’anniversario della morte di Mons. Romero (del quale è stata avviata la causa di beatificazione), ma con lui ricordiamo coloro che hanno dato la vita con la testimonianza fino al martirio. Come il chicco di grano caduto in terra, anch’essi, morendo, sono stati il seme di nuovi cristiani. Veramente “sanguis martyrum semen cristianorum”: il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani, diceva Tertulliano. Se noi siamo qui oggi è perché siamo stati generati dalla vita di Gesù e di coloro che sono morti con e come Gesù. Per questo non dobbiamo avere paura!Non temete coloro che hanno il potere di uccidere il corpo ma non hanno il potere di uccidere l’anima. Temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna, ha detto Gesù (cfr. Mt 10,28).Nel ricordare i missionari martiri, non ci rattristi la loro morte, anche se ci addolora la violenza di cui sono stati vittime.Noi siamo come le donne che vanno al sepolcro. Si attrezzano (profumi, unguenti, oli) per onorare un morto, perché è più facile credere a un corpo morto, ma trovano il Vivente. Il senso della nostra preghiera è allora celebrare la vita che vince la morte, l’amore che vince l’odio, la resurrezione che apre alla vita per sempre.Mi è caro ricordare, carissimi fratelli, un passo del preconio pasquale che ci aiuta a vivere l’evento della Pasqua di cui questa veglia è un anticipo: «Il santo mistero di questa notte sconfigge il male, lava le colpe, restituisce l’innocenza ai peccatori, la gioia agli afflitti. Dissipa l’odio, piega la durezza dei potenti, promuove la concordia e la pace».Noi dunque celebriamo la memoria dei martiri come una celebrazione di vita. Essi hanno offerto il loro corpo, la loro vita per la causa del Vangelo. Grazie alla loro testimonianza noi qui, oggi, abbiamo una speranza certa: Il Suo amore vale più della vita e l’Amore del Signore dura per sempre!Carissimi, preghiamo perché se siamo certi che il bene trionfa, siamo anche pieni di dolore per il dilagare di tanta violenza contro i cristiani nel mondo. Ogni cristiano perseguitato è nostro fratello! Come ha ripetuto Papa Francesco, di fronte alla morte dei copti in Libia, “Il sangue è lo stesso!”. Chiediamo al Signore che per il dono della Sua Pasqua L’Amore vinca l’odio e impariamo tutti ad accoglierci nella diversità che ci costituisce e ci caratterizza. Per i meriti della tua santa croce, Signore, e della tua risurrezione, liberaci da ogni forma di male. Amen