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La parola del Vescovo

“E si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due”.

Paolo Emanuele · 5 anni fa

Omelia Domenica di Pasqua Cattedrale, 5 aprile 2015 Dopo aver presieduto la “Madre di Tutte le Veglie”, il presule Diocesano ha presieduto la Celebrazione della Santa Pasqua, auspicando come il Servo di Maria David Maria Turoldo, “una Chiesa impazzita di gioia perché Cristo è veramente risorto”. Di seguito il testo dell’omelia “E si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due”. Oggi tutta l’umanità, ciascuno di noi è invitato a recarsi al sepolcro. Anzi, dobbiamo andarci di corsa. Oggi un sepolcro è il centro del mondo. Ognuno di noi, forse non sa che il sepolcro è la nostra ultima casa? Ma il sepolcro di Cristo ha capovolto la nostra sorte. Il destino ultimo dell’uomo è cambiato. Il Vangelo stamattina ci annuncia: “giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario - che era stato posto sul capo- non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte”. Il cadavere che era stato posto in quel sepolcro, il cadavere di Gesù distrutto e devastato dalla crocifissione, non c’è più. E’stato portato via, come ha pensato subito la Maddalena? Il cadavere non è più nel sepolcro, perché Gesù morto crocefisso è stato risuscitato. Cristo ha vinto la corruzione della morte. La Resurrezione di Cristo è il grande miracolo dell’amore del Padre, che segna l’inizio di una possibilità nuova anche per noi. L’ultima casa, fratelli e sorelle, non è il sepolcro. L’ultima casa è l’abbraccio del Padre che insieme a Cristo, risuscita anche noi. Proprio in questo giorno: “vorrei una Chiesa impazzita di gioia perché Cristo è veramente risorto” (D. Turoldo).

Ed allora, carissimi fratelli e sorelle, noi oggi celebriamo il fatto che costituisce l’unica, vera svolta nella storia dell’umanità e di ciascuno di noi. Ad un uomo incapace di sperare oltre la morte, ad un uomo che ritiene essere destinato alla fine eterna, oggi è detto: Tu non vivi per morire! Tu vivi per entrare nell’eternità di Dio! è questa la cifra dell’amore di Dio per noi! L’amore di Dio è un amore pasquale! “Un amore che, quando ci prende, ci coinvolge in un cammino che fa della nostra vita un esodo – o meglio una vera Pasqua- alla scoperta di qualcosa di assolutamente nuovo”[1]. Che cosa è questa assoluta novità? è l’amore di Dio che ci fa dimenticare le cose passate e antiche e ne fa nascere di nuove. Per questo motivo, Sa Paolo ci ricorda: “Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio”. Ciò che è accaduto in Gesù morto, è accaduto per ciascuno di noi e ciascuno di noi! Che cosa significa per noi risorgere con Cristo?

a) Significa in primo luogo venire in contatto con Lui: non con la sua dottrina. Con Lui personalmente, poiché Egli è appunto il vivente.

b) Significa, in secondo luogo, vivere la vita personale del Risorto e quindi lasciare ogni modo di pensare e di agire che ci porta a chiuderci in noi stessi, dando spazio al nostro egoismo, al nostro peccato. Credere alla Resurrezione significa cambiare ogni cosa, cambiare modo di pensare, cambiare modo di vivere. Perché alla luce di Cristo, ogni cosa è nuova e noi non possiamo restar vecchi.

Fratelli e sorelle carissimi, la Pasqua continua ad essere per noi, non solo un evento, ma un’opportunità e quindi un dono. Ma è anche vero che noi possiamo negare la Pasqua. E la Pasqua è negata anche nella nostra città: nel giovane che non trova lavoro; nell’ammalato abbandonato; nell’amore coniugale tradito; nella vita umana soppressa nel grembo materno. Fratelli, Cristo è risorto. Risorgiamo anche noi! Abbandoniamo ciò che è vecchio e apriamoci con coraggio alla Resurrezione di Cristo. Il Risorto offre coraggio per creare il nuovo. Nessuna croce, nessuna prova, nessun dramma può togliere la pace o spegnere la gioia che viene dalla risurrezione. Accogliere Cristo risorto significa operare per la vita. Accettare Cristo impegna a servire la vita nuova, il mondo nuovo, che la risurrezione ha iniziato. Rivolgiamoci al Signore, egli Risorto e vivo intercede per noi. “Cristo datore di vita, che spontaneamente soggiacesti al patire per i morti, e disceso negli inferi, nella tua potenza strappasti da mano forte quelli che aspettavano la tua venuta, facendoli abitare nel paradiso; per questo, anche a noi che glorifichiamo il tuo risveglio al terzo giorno, concedi grande misericordia” (San Giovanni Crisostomo).

Così sia.

[1]Benedetto XVI, Omelia della Santa Messa nella Cena del Signore, 20 marzo 2008.