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La parola del Vescovo

L’omelia del Vescovo per i Santi Patroni, alla concelebrazione con il clero

Gigliotti Saveria Maria · 4 anni fa

L’omelia del Vescovo per i Santi Patroni, alla concelebrazione con il clero

Nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo ha presieduto la Concelebrazione con il clero Diocesano, Sua Eccellenza Monsignor Mario Milano, nel XXV della sua ordinazione episcopale. Monsignor Vescovo ha tenuto l’omelia che qui si riporta.

Questa solennità che celebra i due “Principi” degli Apostoli: san Pietro e san Paolo, uniti dallo stesso amore per Cristo e dalla stessa missione pastorale, è una delle feste più antiche della Chiesa, più antica dello stesso Natale. “Sì, i Santi benedicono Dio e ci ottengono la benedizione di Dio”. (San Giovanni XXIII, omelia 29 giugno 1962) E noi sappiamo che la nostra Chiesa, nonostante i peccati dei suoi figli, le nostre lentezze e fragilità, la nostra Chiesa è benedetta dai suoi santi. Il clima gioioso che caratterizza da sempre la Solennità dei Santi Patroni Pietro e Paolo, lo è ancor di più a motivo dell’anniversario dell’ordinazione Episcopale di Vostra Eccellenza, Monsignor Mario Milano. Con la sua presenza qui, oggi, è tutto un popolo e un presbiterio che ringrazia Dio per aver scelto da questo clero un successore degli Apostoli. Come vescovo di questa Chiesa, insieme a Monsignor Rimedio, che l’ha avuta prezioso Vicario Generale, ci rallegriamo con lei e ci uniamo nel rendimento di grazie a Dio. La sua Chiesa Madre, Eccellenza Reverendissima, le è vicina e la benedice! Questo giorno di festa, mentre celebriamo l’opera grande che il Signore ha compiuto tramite gli Apostoli Pietro e Paolo, diventa per noi un’occasione propizia per ricordare a tutti, non solo quale è il ruolo del Vescovo, ma anche il significato di ogni ministero nella Chiesa. Con la successione apostolica, è Gesù stesso a guidare la sua Chiesa: a pascerla con soavità nei tempi di pace e a radunarla e proteggerla in quelli difficili.Come ha detto di recente Papa Francesco, «episcopato è il nome di un servizio, non di un onore, poiché al vescovo compete più il servire che il dominare». Ogni scelta di servizio e di amore a favore di qualcuno, specialmente dei più piccoli e poveri, nasce da Gesù e dal fatto che lui ha scelto di servirci, di “dare la sua carne”. Il Vescovo dal quale discendono gli altri gradi dell’ordine, diventa l’origine e il modello per vivere ogni ministero. Guardiamo alla figura del Vescovo come un segno e una luce per comprendere il sacerdozio, il diaconato e la missione di ogni battezzato.

Al Vescovo è chiesto di annunciare la Parola in ogni occasione: opportuna e non opportuna. Ammonire, correggere , esortare con ogni magnanimità e dottrina. Per antica tradizione il Vangelo è posto sopra il capo del Vescovo. Questo dice che tra il Vangelo e ogni sacro ministro agisce lo Spirito Santo che colma la povertà dell’uomo e lo rende servitore obbediente. Nella misura in cui il vescovo è consapevole di essere sotto e non sopra il Vangelo, egli non si sentirà mai un arrivato, … al contrario avvertirà l’esigenza di rimanere per tutta la vita un discepolo, bisognoso di farsi penetrare dal Vangelo fin nelle profondità del cuore, per diventarne umile servo. Carissimi fratelli nel sacerdozio, non è la nostra prima preoccupazione restare sotto l’ombra dello Spirito, sotto la Parola del Signore? Beati i discepoli del Signore, non i padroni del Signore! Nella Chiesa che viene affidata a ogni Vescovo, egli è inviato a essere fedele custode e dispensatore dei misteri di Cristo. Per essere custode è necessario innanzitutto rimanere nella Verità, amare i propri figli, accudire il gregge, e bisogna amare la Chiesa nella verità che è Gesù. Essere il custode significa per prima cosa essere fedele e fermo su questo punto, perché se il custode si allontana dal gregge oppure il gregge si allontana dal custode e va per una strada sbagliata è compito del custode richiamare il gregge. Non è soltanto un volersi bene così generico, ma è anche restare nella strada che il gregge deve compiere. Ma fissare lo sguardo su Cristo è il compito di ciascuno di noi, Vescovo, presbitero, diacono o laico.Ma un custode deve essere anche Padre. Come può essere padre un custode? Solo se custodisce non il proprio progetto, ma il progetto del figlio per farlo crescere. Qual è il progetto del nostro gregge? è il progetto di Dio, che dobbiamo servire perché cresca sempre di più. Nel Pontificale per l’Ordinazione dei Vescovi, troviamo detto anche qual è l’amore del Vescovo: “amate, amate con amore di padre e di fratello tutti coloro che Dio vi affida. Anzitutto, amate i presbiteri e i diaconi. Sono vostri collaboratori, sono i più prossimi dei prossimi, per voi”. Eccellenza, quando siamo stati ad Aversa, abbiamo potuto vedere l’amore e l’affetto dei suoi sacerdoti, che si sono stretti come una corona di gloria, attorno al loro Vescovo. è stata una scena consolante e colma di gioia che rende ragione anche di tante sofferenze e dimostra quanto bene ha potuto compiere nella sua Chiesa. La grazia di Dio e la volontà della Santa Sede l’hanno prima inviata a Sant’Angelo dei Lombardi, una terra piagata dal terremoto, resa ancora più povera da quella tremenda calamità. Poi Vostra Eccellenza, è stato trasferito ad Aversa, una grande e complessa Diocesi dalle tante difficoltà, in cui ha servito con dedizione e generosità.

Del resto, noi qui a Lamezia, ricordiamo quanto bene ha profuso nella Curia, nella vicinanza ai sacerdoti e nel delicato ufficio di Vicario Generale. Ritorniamo però, alla figura del Vescovo. Papa Francesco ci ricordato: “Abbiate viva attenzione a quanti non appartengono all’unico ovile di Cristo, perché essi pure vi sono stati affidati nel Signore. Pregate tanto per loro!” Il Signore affida a ciascuno di noi, anche i nostri nemici, anche coloro che non ci seguono e non ci appartengono. Non possiamo dimenticarcene o ignorarli, accontentandoci solo del nostro piccolo gregge.Per noi ministri non poca è la responsabilità che ci viene consegnata. Ci viene chiesto di annunciare la Parola e di restare sempre sottomessi al Vangelo di Cristo. Ci viene chiesto di essere custodi e padri. Ci viene chiesto di prenderci cura anche di chi non vuole avere a che fare con noi. Come potremo vivere questo ministero? Guardiamo a San Pietro e San Paolo.“La testimonianza dell’Apostolo Pietro ci ricorda che il nostro vero rifugio è la fiducia in Dio: essa allontana ogni paura e ci rende liberi da ogni schiavitù e da ogni tentazione mondana. Oggi, ci sentiamo interpellati dall’esempio di san Pietro a verificare la nostra fiducia nel Signore” (Papa Francesco, Omelia 29 giugno 2014).Anche la testimonianza di San Paolo a Timoteo ci consola: “Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero”. Eccellenza carissima, nel suo ministero di sacerdote e di Vescovo, non è stata forse questa la sua forza? La fiducia ferma nel Signore che dona la grazia di portare a compimento la missione che ci affida. Il Signore sa quello che chiede e non lascia incompleta la sua opera. Noi passiamo, ma il Regno di Dio cresce e ognuno di noi, col suo piccolo e il suo poco sa di poter lavorare per questo Regno che cresce. Fidarci di Dio, servire il suo progetto, restare discepoli sino alla fine. Queste, le consegne che i Santi Apostoli Pietro e Paolo affidano a ciascuno di noi, perché siano vissute da ogni cristiano. Ci guidi e ci accompagni sempre con la sua intercessione la santa Madre di Dio: Regina degli Apostoli, prega per noi! Amen.