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Spiritualità

DARE DA BERE AGLI ASSETATI

Paolo Emanuele · 4 anni fa

Già nel Vecchio Testamento Dio siè rivelato come acqua viva che disseta e ristora:” O Dio, Tu sei il mio Dio, all’aurora Ti cerco, di Te ha sete l’anima mia, desidera te la mia carne in terra arida, assetata, senz’acqua.”( Salmo 62,2-9 ) Anche Gesù, nel colloquio con la samaritana, si è identificato con l’acqua sorgiva: “ Chiberrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno .”(Gv.4,14) Naturalmente in questi come in altri testi, Dio utilizza simboli e immagini alla nostra portata, per farci più facilmente comprendere che, come l’uomo non può vivere senz’acqua, così il nostro cuore non potrà trovare pace e felicità, se non rifugiandosi tra le sue braccia amorose. Volendo ora riflettere brevemente sulla seconda opera di misericordia corporale, è evidente che Dio ci invita a compiere un gesto quanto mai prezioso e indispensabile per la sopravvivenza di ogni uomo: infatti non c’è vita senz’acqua. E terribile è la morte per sete. Per questo il “dare da bere” è precetto sacro e vitale che si ritrova in una infinità di tradizioni culturali e religiose: per noi cristiani, la Bibbia veterotestamentaria ricorda che occorre dar da bere anche al nemico.(Pr.25,21) Nel Nuovo Testamento l’assetato diviene sacramento della presenza di Cristo,infatti nel giudizio finale, Il Signore Gesù dirà ai giusti: “Venite benedetti del Padre mio…perché Io ho avuto sete, e voi mi avete dato da bere.”(Cfr Mt.25,35,37,42) Riferendoci al tempo attuale, la priorità assoluta riguarda “l’emergenza acqua” che colpisce intere popolazioni e porta ogni anno alla morte quasi due milioni di bambini sotto i 5 anni, per malattie legate alla mancanza di acqua o al suo inquinamento. Fra i poveri sono frequenti le malattie legate all’acqua, come la dissenteria e il colera. L’acqua è risorsa rinnovabile, ma limitata, e la crisi idrica mondiale la stà rendendo “l’oro blu”, un bene prezioso che scatena interessi, corsa all’accaparramento e guerre. Alla base di tale crisi vi sono sì mutamenti climatici, ma soprattutto interventi sconsiderati dell’uomo sul territorio: Papa Francesco nella Lettera Enciclica “ Laudato Sì “ descrive a forti tinte il dramma dell’acqua che il mondo stà vivendo. Tra l’altro sottolinea che “ l’accesso all’acqua potabile e sicura, è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani.”(n.30) Ognuno deve poter “ bere al proprio pozzo”, senza dipendere da altri che lo umiliano dandogli l’acqua, o che lo sfruttano vendendogliela. Se questa preziosa risorsa non verrà riconosciuta come un diritto, col passare del tempo, diventerà sempre più un privilegio. Riccardo Petrella, fondatore del comitato mondiale per l’acqua, lancia un appello:” l’acqua è un bene pubblico insostituibile. Teniamocela stretta con politiche attente. Ricordandoci anche che verso i fiori e le piante, verso gli alberi e l’erba, vige questo imperativo non scritto del ‘dar da bere’, perché da tutto ciò che vive sale la supplica: “Ho Sete”. In questo cupo contesto, possiamo trovare luce e ispirazione nel “Cantico delle Creature” di San Francesco di Assisi, che è anche il testo poetico più antico della letteratura italiana che si conosca e “ ci ricorda –come scrive Papa Francesco nella Enciclica sopra citata- che la nostra casa comune è anche come una sorella con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia.”(n.1) Contemplando con stupore e meraviglia tutto il creato, gioiosamente estasiato per le tante cose belle operate dal Signore, la gratitudine del Santoè esplosa in un Cantico di Lode al Dio Onnipotente e Creatore, di rara intensità e squisita bellezza. Infatti quando “guardava il sole, la luna, gli animali più piccoli, la reazione di Francesco era di cantare, coinvolgendo nella sua lode tutte le altre creature, che per quanto piccole, le chiamava tutte con il nome di fratello o sorella;”(n.11) mi commuovono in particolare le parole di lode che egli rivolge al Signore per sorella acqua:”Laudato si’mi’Signore, per sor’acqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”. Con quattro semplici ma stupendi aggettivi, il Santo riesce a descrivere l’immensa bellezza e inderogabile necessità dell’acqua; ma ampliando lo sguardo a tutto il creato, aggiunge ancora il Papa, “ egli ci propone di valorizzare la natura come uno splendido libro nel quale Dio ci parla e ci trasmette qualcosa della sua bellezza e della sua bontà”.( n.12)

L’Opera di Misericordia di donare un bicchiere d’acqua, interpella quindi ciascuno di noi : siamo proprio certi che gli assetati non stiano anche accanto a noi? Quante case ospitano disabili, malati, anziani, che hanno bisogno di tutto! Certamente sarebbero felici di bere un bel bicchiere d’acqua fresca specialmente d’estate, per sedare la sete e provare un gradevole ristoro e sollievo; ma spesso hanno anche sete di vicinanza, di compagnia, di carezze, di potere “sfogarsi”per raccontare gioie e dolori della loro vita,liberandosi cosìda nascoste paure e angosce . Vi sono poi situazioni ancora più drammatiche, forse nel quartiere dove viviamo o all’ombra del nostro campanile, dove malati o anziani non possono più camminare o muoversi , neppure più in grado di portare un bicchiere alla bocca;i parenti purtroppo per ore, per giorni, e anche per anni, stanno loro accanto con eroica pazienza. Ma se sono poveri, se devono andare a lavorare, se non possono pagare una badante, sono costretti a lasciarli soli o se fortunati, affidarsi al buon cuore di qualche vicino. Ma se restano soli e grideranno come Gesù in croce: ho sete!!! Chi offrirà loro un bicchiere d’acqua? Se Gesù promette un premio a chi avrà dato anche un solo bicchiere d’acqua fresca , (Mt,25,31) quanto più compenseràpersone e cuori generosi che sapranno ascoltare l’accorata invocazione di tanti sofferenti invalidi e assetati! Se poi allarghiamo l’orizzonte verso i paesi poveri e senz’acqua, come ad esempio in Africa, dove nei villaggi lontani dalle grandi città, ho visto personalmente, visitando le nostre missioni, donne con un grande catino sulla testa percorrere cinque chilometri su sentieri sterrati e a piedi nudi, per andare al pozzo ad attingere acqua, e questo almeno una volta al giorno e per tutta la vita. Guardando quella triste realtà, ho provato vergogna di me stesso, proponendo fermamente di non lamentarmi più di nulla, ma soprattutto di non fare più scorrere l’acqua nel lavandino senza necessità. Infine, quando soprattutto in Avvento o Quaresima, vi capita di vedere segnalate costruzioni di pozzi nel terzo mondo, ritenetele iniziative urgenti e preziose, impegnandovi a collaborare generosamente. Purchè però non siano gesti isolati e le popolazioni locali vengano coinvolte in tutte le fasi di progettazione, costruzione e manutenzione dei pozzi realizzati. “ Diamo loro il pesce, ma insegnamo loro anche a pescare.”

Padre Rosario Messina.