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Cultura e Società

Svimez: timidi segnali di crescita al Sud. Ma la Calabria resta fuori

Paolo Emanuele · 4 anni fa

Il Sud ricomincia a crescere, registrando qualche segno “+” dopo tanti anni di stagnazione e recessione. Permane il divario tra Nord e Sud, accentuato dalla crisi economica, mentre l’unica esclusa da questo “timido” trend positivo, tra le regioni del Mezzogiorno, è la Calabria. E’questo il quadro che emerso dal Rapporto Svimez 2015 sull’economia del Mezzogiorno presentato nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati e che ancora una volta inchioda la nostra Regione all’ultimo posto non solo nella classifica delle regioni italiane – posizione “scomoda” alla quale purtroppo siamo abituati da molto tempo – ma anche al ruolo di “maglia nera” delle regioni meridionali, l’unica dove la ripresa stenta a prendere piede.

Dai dati presentati nei giorni scorsi, più che parlare di un’inversione di tendenza per il Sud, lo stesso Svimez parla di “segnali incoraggianti” , di primi e ancora incerti passi di una ripresa che dopo tanti anni, anche nel Mezzogiorno, vedono il segno “+” di fronte ad alcuni indicatori economici come i consumi e il lavoro.

Per quanto riguarda i consumi, l'andamento positivo dei consumi nel 2015 è stimato in +0,9% al Centro-Nord e solo, appunto, +0,1% al Sud. Secondo il rapporto la crescita si rafforza anche nel 2016 quando "il Pil italiano dovrebbe aumentare del +1,3% a sintesi di un +1,5% del Centro-Nord e di un +0,7% del Sud". Come si può notare, si tratta di variazioni positive minimali ma l’istituto sottolinea che in un Paese dove il Pil "dovrebbe crescere dello 0,8%, risultato del +1% del Centro-Nord e del timidissimo +0,1% del Sud" ci si aggrappa a quel micro +0,1%, dice Svimez, che sarebbe la "prima variazione positiva di prodotto del Sud da sette anni a questa parte".

Primi segnali positivi anche per quanto riguarda il lavoro. Sembra essersi determinata “una decisa inversione di tendenza sul mercato del lavoro, che riguarda anche il Mezzogiorno" spiega il rapporto Svimez: "nel II trimestre del 2015, rispetto allo stesso periodo del 2014, gli occupati crescono al Sud di 120 mila unità (+2,1%) e di 60 mila unità nel Centro-Nord (+0,4%)".

La ripresa secondo lo Svimez "riguarda tutte le regioni tranne la Calabria, e interessa essenzialmente i settori agricolo e terziario". La nostra regione, dunque, resta esclusa da questa “timida” inversione di tendenza.

Rimane ancora ampio il divario tra le due parti dello stivale anche su fronti come quello della disoccupazione giovanile e dei redditi. L’Eurostat Regional Yearbook evidenzia che l’Italia ha il più ampio divario regionale in Europa per la disoccupazione giovanile (15-24 anni): in Calabria raggiunge il 59,7% a fronte del 12,4% di Bolzano. E Calabria e Sicilia sono anche fra le regioni “maglia nera” d'Europa sul fronte del numero dei giovani che non lavorano, non studiano e nemmeno seguono una formazione: i Neet in queste due regioni superano quota 40%, contro una media europea del 16,3%.

E non accenna a migliorare la situazione sul fronte retributivo: il Sud è sempre più povero con il 62% dei cittadini che guadagna al massimo il 40% del reddito medio. In particolare "la povertà assoluta sul totale della popolazione è passata dal 2008 al 2013 dal 2,7% al 5,6% nel Centro-Nord, e dal 5,2% al 10,6% al Sud". Nel 2014, la povertà assoluta "ha smesso di crescere nel Centro-Nord ed è leggermente diminuita nel Mezzogiorno".

Nel presentare il Rapporto 2015 sull’economia del Mezzogiorno, lo Svimez ha rilanciato alcune proposte per un’inversione di tendenza e una ripresa più consistente: erogare nel Mezzogiorno anche per il 2016 con la stessa intensità e la stessa durata l’esonero dal pagamento dei contributi INPS a carico del datore di lavoro per i nuovi assunti a tempo indeterminato; introdurre misure di contrasto alla povertà nelle famiglie a rischio; definire una nuova politica industriale per il rilancio del Mezzogiorno; utilizzare l’energia geotermica del sottosuolo per riscaldare e raffreddare 40mila edifici di Napoli e provincia e creare 15mila posti di lavoro; creare una Zona Economica Speciale nel porto di Gioia Tauro.

Secondo lo Svimez serve prioritariamente una politica attiva di sviluppo centrata sul Mezzogiorno nell’ambito di una “logica di sistema” e di un'azione strutturale di medio-lungo periodo, che sappia coordinare politiche aggiuntive di coesione con rinnovate azioni di politica ordinaria. “Lo sforzo è quello” sostiene la Svimez “di concentrarsi su una positiva, forte e necessaria discontinuità” , facendo tesoro di quella straordinaria esperienza degli anni ’50-’70, che seppe modificare la struttura sociale ed economica del Paese. Necessaria quindi la ripresa del processo di industrializzazione del Sud quale elemento catalizzatore della crescita e il ripristino del ruolo degli investimenti pubblici.”