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Il Vangelo della domenica

Riflessione sul Vangelo della III domenica del tempo ordinario

Gigliotti Saveria Maria · 4 anni fa

Nella liturgia di domenica scorsa, seconda del tempo ordinario, la Chiesa ci ha ricordato l’inizio dei miracoli che Gesù, secondo il Vangelo di Giovanni, fece a Cana di Galilea durante un banchetto nuziale. Nella terza domenica del tempo ordinario, invece, ci conduce a Nazaret, dove Gesù fu allevato. A Nazaret, infatti, Gesù trascorse gli anni della vita nascosta nella casa di Giuseppe e Maria. E qui era comunemente noto. Proprio a Nazaret, Gesù entra di sabato nella sinagoga e – in mezzo alla comunità riunita dei suoi cittadini – incomincia a leggere il testo del libro del profeta Isaia, che inizia con queste parole: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato” (Lc 4,18). Le parole riguardano il futuro Messia. Il profeta parla della missione e attività di Lui. Dopo aver letto queste parole, Gesù si rivolge ai presenti e dice: “Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udita” (Lc 4,21). Indica se stesso come Colui che è stato preannunziato da Isaia. Lui è il Messia di Dio. Su di Lui si è posato lo Spirito del Signore. Egli è stato consacrato con l'unzione e inviato nel mondo per compiere tutte le promesse fatte da Dio per mezzo dei profeti. è questo uno dei momenti più solenni della storia dell'umanità e questo momento si compie non nel tempo di Gerusalemme, nel centro religioso del popolo di Dio, tra acclamazioni e voci assordanti di lode e di ringraziamento al Signore. Si compie in una sinagoga sperduta in un paese anch'esso sperduto, in una regione assai lontana da Gerusalemme, in una Galilea che già dal Profeta era stata annunziata come centro propulsore di una luce di salvezza per tutto il popolo. Le vie di Dio chi potrà conoscerle? Esse sono sempre misteriose, arcane, assai lontane dal pensiero superbo dell'uomo.Nei tre anni di vita pubblica si è adempiuto in Gesù di Nazaret ciò che il profeta Isaia aveva preannunziato, lo Spirito del Signore non solo lo ha consacrato con l’unzione per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, per rimettere in libertà gli oppressi, ma anche per predicare un anno di grazia del Signore. ( cf. Lc 4,18-19). Un anno di grazia! Come quello straordinario che stiamo vivendo in quest’anno giubilare della Misericordia. Le parole di Isaia sono diventate come la “tessera” messianica di Gesù di Nazaret. Tutto ciò che Gesù faceva e insegnava, dava testimonianza della sua missione, dell’“unzione” da parte dello Spirito, che doveva ricevere il Messia (cioè: il Cristo). Tuttavia la testimonianza definitiva si è avuta solo congiuntamente al mistero pasquale della sua Croce e Risurrezione: del suo sacrificio redentore “per i peccati di tutto il mondo” (cf. 1Gv 2,2). E per questo noi, uomini della nuova alleanza, durante le nostre assemblee liturgiche ci nutriamo non soltanto della Parola di Dio, della legge, ma dell’Eucaristia: ci nutriamo del Corpo e del Sangue di Cristo, mediante i quali si rinnova costantemente in modo incruento il suo sacrificio redentore: il memoriale della sua morte e della sua Risurrezione per la salvezza del mondo. La liturgia della nuova alleanza imbandisce davanti a noi non soltanto la tavola della Parola di Dio, ma anche quella dell’Eucaristia: del Corpo e del Sangue del Redentore. Noi ci nutriamo del suo Corpo come “battezzati in un solo Spirito”, come “abbeverati a un solo Spirito” (cf. 1Cor 12,13). Proprio questo è “lo Spirito del Signore”; unto da Lui, Gesù di Nazaret ha compiuto la Redenzione del mondo. E come Redentore ci “ha dato” questo Spirito Santo, il Consolatore, lo Spirito di verità, perché potessimo partecipare anche noi all’unzione di Cristo, perché, in forza di quest’unzione divina, noi stessi diventassimo come Chiesa, il corpo di Cristo. L’apostolo Paolo ci spiega ampiamente questa verità della fede nella seconda lettura, tratta dalla lettera ai Corinzi: “Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo” (1Cor 12,12-13). Per opera dell'Incarnazione di Cristo, grazie al battesimo nello Spirito, in noi cristiani è venuto a compiersi il mistero di Dio: tra noi e Dio si è costituita una sola vita, in questa unione "sponsale" una sola è la legge, quella della carità; tra noi e Cristo poi deve regnare la legge del corpo di Cristo ed è la legge dell'amore e del dono di sé fino alla fine. Formiamo un solo corpo con il Signore e con i fratelli, con Dio e con gli uomini; in esso deve regnare la multiformità della carità che è capace di assumere tutte le esigenze dell'amore di Dio e dei fratelli e dare soluzione piena e definitiva. La fede è la sola forza capace di trasformare l'intera storia, donandole il volto dell'Amore del Padre, quello del Dio Incarnato, Gesù Cristo, e dello Spirito Santo, principio eterno della nostra verità e della nostra santificazione.