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Vita diocesana

Laudato sì: quello che sta accadendo alla nostra casa comune

Gigliotti Saveria Maria · 4 anni fa

Laudato sì è un'enciclica (lettere del pontefice) sociale perché ha come tema, come oggetto problematiche di natura sociale. Non è dogmatica perché tutto ciò che ha a che fare con la società non può essere risolta in un dogma: questo perché la società è movimento continuo e perché siamo abbastanza liberi di avere diverse opinioni su questioni che hanno a che fare con l’organizzazione politica, economica, amministrativa. E quindi non si può risolvere in una costituzione dogmatica ma bisogna andare verso una sana prudenza. Il metodo che si adotta quando abbiamo a che fare con la dottrina sociale della chiesa è il discernimento mosso dalla prudenza.

L’enciclica di Papa Francesco entra in questa ricca tradizione che inizia come corpus dottrinale nel 1891 quando Leone XIII promulgherà l’enciclica Rerum Novarum: sarà proprio grazie a questa enciclica che nasceranno le banche rurali (che poi diventeranno casse popolari di credito cooperativo), i sindacati, le associazioni dei contadini e degli operai.

La Laudato sì non è un fungo: si inserisce in un contesto storico abbastanza consolidato, circa 120 anni di storia ed è soltanto l’ultimo documento.

Come si legge un'enciclica?

Un’enciclica si legge sulla base di quella che Papa Ratzinger chiamerebbe “l’ermeneutica della continuità”: un’enciclica cioè non annulla la precedente. Ogni Enciclica serve a spiegare meglio, perché le situazioni cambiano, i problemi sono di natura sociale e non dogmatica e quindi c’è bisogno di comprendere meglio.

A volte sorgono nuovi problemi che nel passato o non esistevano o non erano avvertiti: il problema che affronta Papa Francesco sull’ambiente non è un problema nuovo. Perché con la prima Rivoluzione Industriale, lo sviluppo tecnologico (fine del 700) e poi la seconda Rivoluzione Industriale (metà 800) abbiamo la nascita delle grandi ciminiere a Londra e quindi l’inquinamento c’era ma non era avvertito come problema primario perché la cosa più importante era “mangiare”. Quindi accettiamo benissimo l’inquinamento perché il primo problema è mangiare. Quando iniziamo a mangiare bene, ci cominciamo a vestire e vestire bene, cominciamo ad avere del tempo libero iniziamo a dire “la qualità della vita allora conta”. Finchè non abbiamo quelli che gli economisti chiamano “soddisfacente di reddito” non siamo disposti a sostituire il reddito alla qualità della vita. Noi oggi in alcune situazioni siamo disposti anche a lavorare un ora in meno e a stare un ora in più in famiglia. Questo significa che il problema dell’ambiente è avvertito oggi non perché prima non esistesse ma perché oggi le condizioni di vita sono tali che ci consentono di guardare l’ambiente con occhi diversi. Cosa ci manca adesso? L’aria pura, e tutto ciò che ha che fare con l’ambiente.

Sicuramente le scoperte scientifiche e lo sviluppo della tecnologia sollevano questioni di natura ambientale che un tempo non erano conosciute.

Perché il cristiano si pone il problema sociale e all’interno del problema sociale il problema ambientale?

Perché lo sviluppo tecnologico, la maggiore ricchezza, l’aver soddisfatto una serie di desideri lo ha portato a stabilire un rapporto con l’ambiente e con l’economia che appare squilibrato. Quell’equilibrio del passato si è andato via via rompendo e il rapporto uomo-ambiente si è inclinato.

Papa Francesco in questa enciclica ci dice di riconsiderare l’equilibrio tra l’uomo-ambiente-economia: uomo inteso come persona, ambiente come ambiente naturale ed economia intesa come strumento di cui ci serviamo per migliorare le nostre condizioni materiali.

Ci sono due modi di interpretare questo problema: uno minimalista e uno massimalista (più profondo).

L’approccio minimalista è quello di considerare il rapporto ambientale unicamente a partire dall’alterazione di questo equilibrio. Noi consideriamo la questione ambientale a partire da un mero calcolo del CO2, di quante polveri sottili sono presenti nell’aria etc: che è sicuramente un problema ma è un modo abbastanza minimalista che non risponde al problema della dottrina sociale della chiesa, che è certamente preoccupata della presenza di CO2 nell’ambiente ma non per questo c’è bisogno di farci un’enciclica; è sufficiente che uno scienziato ne parli. Non è questo il centro del problema della dottrina sociale della chiesa ma piuttosto il rapporto dinamico dell’uomo con la natura, un rapporto che non è meramente quantitativo ma è qualitativo in quanto al centro si mette la questione così detta antropologica: chi è l’uomo che si relazione con la natura, con l’ambiente? E’il lavoratore o la persona.

Dal punto di vista della dottrina sociale della chiesa la questione ambientale ha a che fare con la questione antropologica e cioè qual è il ruolo della persona nella natura: quindi ancor prima di un’ecologia naturale vi è un ecologia umana. Infatti il tema dell’ecologia naturale di Papa Francesco risponde ad una esigenza precedente di Paolo VI e poi di Giovanni Paolo II dedicata all’ecologia umana, dall’Evangelium Vitae fino ad arrivare alla Veritatis Splendor, dove si pone il problema della verità dell’uomo nel mondo. Il rapporto con la natura è un crollare: se questa è la persona, necessariamente ne consegue che il ruolo della persona nella natura non può essere un rapporto di mero sfruttamento o di mera custodia ma un ruolo creativo. Da un lato vi è un aspetto minimale in quanto bisogna ridurre l’inquinamento dall’altro vi è un aspetto più avanzato cioè cosa può fare l’uomo per migliorare il creato non per mantenerlo così com’è.

Il rischio di quando si va a leggere un documento di questo tipo è che si possa leggere in modo più ideologico: “la natura è buona solo l’uomo la può distruggere”. Ma sappiamo bene che in realtà la natura non è buona in quanto abbandonata a se stessa può essere cattiva (alluvioni, terremoti); l’uomo è chiamato a governare la natura ed è proprio questo il mandato di Dio sull’uomo.

Quale è il principio ispiratore di questo documento? Partiamo da quello che l’autore Luigi Sturzo chiama “Principio trascendente unificatore”: cioè il principio che unisce due tendenze, da un lato vi è la tendenza naturale dell’uomo che agisce per risolvere i problemi della contingenza (perché lavoriamo, perché abbiamo bisogno di mangiare e perché mangiamo, per sopravvivere). Le cose immanenti cioè necessarie, che noi le facciamo per una ragione immanente: ma qualcuno di noi può ammettere che lavora solo per questo e non c’è invece qualcosa che lo spinge ad andare oltre il motivo più mediato del lavoro. E’vero che mangiamo per sopravvivere ma poi cerchiamo anche di mangiare bene, cerchiamo di fare cultura mangiando, di godere del pranzo.

Quindi qual è il principio unificatore trascendente: è quel motivo per il quale nonostante tutti gli indicatori direbbero vai indietro io nonostante tutto vado avanti. E vado avanti non soltanto per lo stipendio, ma per realizzare noi stessi e per essere di esempio per i nostri figli. Possiamo leggere questo documento, tra la posizione minimalista e quella più profonda, a partire da questo principio: “Perché dobbiamo rispettare la natura?” Semplicemente per abbassare gli indicatori di inquinamento? Assolutamente no, il nostro interesse è pensare al nostro futuro e a quello dei nostri figli cioè ragioni che trascendono dall’interesse immediato.

Qui c’è un forte dibattito a livello internazionale: è giusto che l’India, il Brasile, la Cina inquinino così tanto? Il problema è questo: se il nostro paese in passato non avrebbe inquinato tanto probabilmente non avrebbe raggiunto il livello di ricchezza di oggi. Quindi adesso noi benestanti ci permettiamo di dire a coloro che stanno uscendo adesso dalla povertà di non inquinare..proprio noi che abbiamo fatto lo stesso in passato.

Noi benestanti, ricchi del primo mondo dovremmo anche capire che non ci possiamo permettere di dire adesso dobbiamo usare tecnologia a basso inquinamento solo perché abbiamo già inquinato. Loro stanno così come stavamo 50 anni fa noi. E questo riguarda anche il diritto dei lavoratori: noi abbiamo avuto nel 1970 uno statuto dei lavoratori, lo sfruttamento delle nostre campagne lo conosciamo tutti. Adesso noi possiamo porre delle condizioni ai paesi in via di sviluppo: certo che dobbiamo puntare a ottenere delle conquiste dal mondo del lavoro ma non lo possiamo porre come condizione. Fino a quando noi pensiamo alla discarica abusiva facciamo presto a dire che sono delinquenti quando invece andiamo oltre e cominciamo a toccare questi problemi le questioni si complicano non poco.

Da dove nasce questo squilibrio? Pensiamo al discorso della montagna (Matteo 5,1-12): da qui ci accorgiamo di come in realtà la persona umana nella crescita economica spesso ha dimenticato la dimensione dello sviluppo e quindi accade che tutto ciò che è immanente diventa definitivo. Prendersi cura del proprio corpo non significa solo mangiare, o vestirsi ma significa andare oltre.

Qual è il motivo per cui nonostante tutto andiamo avanti? Prendendo come modello il discorso della montagna è edificare il regno di Dio e quindi la sua giustizia. Il nostro operare nel sociale il nostro vivere in questo mondo deve avere questo obbiettivo. Colui che cerca il regno di Dio e la sua giustizia troverà proprio, nel fare la sua giustizia, l’autorizzazione ad usare i beni della terra.

Quale sono le prospettive che si spalancano: riconoscere come l’agire della persona rispetto al creato avvenga sempre sul piano della libertà. La raccomandazione che noi troviamo nel rapporto tra Creato e uomo non può prescindere dal tema della libertà. Il presupposto di questo equilibrio tra uomo e creato quindi non è altro che la libertà.

In che modo dovremmo assumere questo dinamismo? Come intendiamo la creazione?

Secondo la dottrina sociale della chiesa, ribadita da Papa Francesco, non solo la creazione è “ex nihilo” cioè dal nulla ma è anche “contra nihilum” cioè contro il nulla: dire che è contro il nulla significa che in ogni momento della nostra vita esistono forze negative che tendono a rendere vana la creazione. Come si vanifica la creazione? Attraverso il peccato. Il peccato agisce nella storia come tentativo di vanificare ciò che è bello e che è stato creato da Dio. Perché l’omicidio è il peccato più grave: perché vanifica l’atto creativo per eccellenza di Dio cioè la creazione dell’uomo. Ogni piccolo peccato è una piccola forma di contro creazione. I peccati contro la natura sono i peccati che vanno a vanificare la creazione di Dio. L’elemento del peccato assume carattere distruttivo in termini anche materiali.

Leggiamo questo piccolo passaggio di Giovanni Paolo II: “L’epoca moderna ha registrato una crescente capacità di intervento trasformativi da parte dell’uomo. L’aspetto di conquista e di sfruttamento delle risorse è diventato predominante e invasivo ed è giunto oggi a minacciare la stessa capacità ospitale dell’ambiente, l’ambiente come risorsa rischia di minacciare l’ambiente come casa”. Ed ecco che abbiamo con Giovanni Paolo II la definizione di ambiente: che è non soltanto la dimora è anche una risorsa, ecco perché l’agire della persona umana può essere creativo utilizzando questa risorsa.

Quali sono gli aspetti cardine dell’enciclica?

Constatare l’intima relazione che esiste tra i poveri della terra e la fragilità del pianeta: mostrare che vi sia una relazione stretta tra il livello di povertà di un paese e la fragilità del pianeta cioè il livello di inquinamento di disequilibrio di quell’ambiente con il rapporto con la natura. Esiste questo rapporto? Cioè dove c’è più povertà il rapporto uomo-ambiente è più fragile? Non è di tanti anni fa la scoperta che molti degli scarichi tossici andavano proprio in quei paesi più poveri che vendevano l’unica cosa che avevano ossia il territorio. E non parlo dell’Italia ma dell’Africa cioè in quei paesi dove lo stoccaggio di rifiuti tossici ha avuto un impennata proprio con lo sviluppo dei paesi più ricchi. Questi producendo di più sostanze tossiche cercavano qualche luogo dove portarle e così sceglievano questi territori. Cosa sta accadendo alla casa dell’uomo si chiede Papa Francesco nell’enciclica. Sta proprio accadendo che la relazione tra povertà e squilibrio uomo-ambiente mostra tutti i suoi segni;

La convinzione che tutto nel mondo è connesso: il magistero sociale della chiesa come abbiamo già visto nasce nel 1891 ed era fortemente Romano-Centrico perché il mondo non si conosceva come oggi. Con il tempo il magistero della chiesa è divenuto sempre più ampio in termini di interessi geopolitici . Quindi da vaticano-centrico è divenuto europa-centrico. Il secondo obbiettivo, dice Papa Francesco, è di mostrare come i problemi del mondo soprattutto legati alla questione ambientale fanno del mondo un'unica retta: non possiamo cioè dimenticarci di ciò che sta accadendo per esempio in Mozambico. L’obiettivo della Laudato sì quindi è evidenziare ancor di più questo legame tra i popoli: siamo fratelli in quanto tutti figli di Dio, ma oggi questa nostra fratellanza appare ancora più evidente proprio grazie ai mezzi di comunicazione, alla tecnologia e al fatto che ciò che accade a New York ha un incidenza immediata sul nostro paese.

Critica al nuovo paradigma e alle forme di potere che derivano dalla tecnologia: che cos’è un paradigma? Sono le voci che noi utilizziamo per la declinazione dei verbi. Se assumo un unico paradigma o se sbaglio paradigma abbiamo delle ricadute in termini sociali, economici, politici, antropologici devastanti. Secondo Papa Francesco e quindi secondo la dottrina sociale della chiesa non tutti i paradigmi sono uguali e noi come cristiani non possiamo essere indifferenti all’utilizzo del paradigma. Il rispetto della persona umana prevede anche dei paradigmi conformi alla persona umana e non tutti i paradigmi sono conformi. Papa Francesco dice “Il paradigma dominante nell’economia mondiale non sembra essere un paradigma conforme alla persona umana”.Quali sono le voci di questo paradigma: Papa Francesco ci dice che le voci di questo paradigma sono da un lato la tecnocrazia e dall’altro il consumismo. Tecnocrazia non significa tecnologia infatti la critica che il Papa fa alla tecnocrazia non è una critica alla tecnologia. Tecnocrazia significa delegare il momento della decisione politica ad un elite ad un oligarchia la quale pretende di avere le conoscenze necessarie per poter scegliere per tutti gli altri. Delegare il potere a chi pretende di avere la tecnica necessaria per la soluzione di determinati problemi. La burocrazia è un esempio di tecnocrazia. Non lasciare al popolo la possibilità di decidere di se ma dire affidiamo ad un elite che abbia le competenze tecniche adeguate. Delegare tutto ad una tecnocrazia. Tecnocrazia che altro non è che una forma di oligarchia. Per quanto riguarda il consumismo invece dal punto di vista del paradigma economico significa sostenere che la leva della crescita economica sia dato dal livello di consumo. Ma i padri dell’economia politica ci hanno insegnato il contrario cioè che il motore dell’economia non è il consumo ma il risparmio. Se io risparmio sono nelle condizioni di portare il mio gruzzoletto di risparmio nelle banche; le banche a questo punto sono nelle condizioni di dare i soldi a buon mercato agli imprenditori; quest’ultimi non investiranno mai in un affare perdente ma in affari dove si può portare più profitto. Quindi quegli affari meno convenienti sono costretti a chiudere e a convertirsi. Il risparmio quindi innesca un sistema di indicatore economico che porta verso le soluzioni più efficaci e quindi aumentano i posti di lavoro, il reddito e aumentano anche i consumi di quei beni di cui io sento la necessità.

Il motore è quindi il risparmio e il consumo ci dice la direzione che stiamo prendendo. Quindi che cosa significa consumismo: significa avere dal punto di vista economico un modello che non si basa sul valore del risparmio ma su indicatori di natura politica, e gli indicatori politici rispondono all’interesse di breve periodo. Quando si dice l’interesse politico è di lungo periodo e l’interesse privato è di breve periodo bisogna fare attenzione perché l’interesse privato è il nostro e ciascuno di noi ha come prospettiva quello dei nostri figli e dei propri nipoti. Invece l’interesse del politico è quello delle prossime elezioni, non esiste altro interesse: l’unico obiettivo è quello di essere rieletto.

Invito a cercare altri modi di intendere l’economia e il progresso: se noi operiamo per il cambiamento del paradigma dobbiamo pensare a nuove forme di economia, a nuovi paradigmi.

E quali sono? Essi sono legati molto al popolo e quindi alla società civile. Quindi da un lato rivedere l’economia dall’altro rivedere la nozione di progresso. Progresso che sta a significare non soltanto guadagnare sempre di più ma anche rivedere stili di vita: non è detto che lo stesso budget non possa essere un motivo di maggiore ricchezza se io rinuncio a beni di cui mi accorgo di non aver bisogno. Ma veramente il mercato diventa la vetrina di ciò di cui ho bisogno? In realtà non è colpa del mercato ma degli occhi. Io la stessa cosa la posso considerare indispensabile alla mia soddisfazione, alla mia realizzazione personale ma la posso considerare totalmente indifferente. Dipende quindi dall’educazione che abbiamo. Infatti l’altro livello a cui fa riferimento Papa Francesco è l’educazione al consumo di tutti beni.

Il valore proprio di ogni creatura: non possiamo considerare la creatura un'altra creatura a cominciare dal nostro prossimo fino all’oggetto, soltanto come utile alla realizzazione di un mio interesse; nulla deve essere considerato un oggetto da utilizzare e poi gettare.

Il senso umano dell’ecologia è la necessità di un dibattito sincero e onesto: rimettiamo il tema ecologico ma rimettiamolo in modo sincero e onesto a partire da quella sana ecologia umana e quindi rispetto della persona, della vita etc;

La grave responsabilità politica, internazionale e locale: che significa invitare la comunità internazionale a porre i problemi ambientali a partire dalla nostra prospettiva e quindi a partire dalla persona umana;

La cultura dello scarto: il parallelismo tra la cultura dello scarto che riguarda lo scarto ambientale ma anche l’idea che abbiamo noi delle persone che non sono più produttive. La cultura usa e getta che riguarda la lattina di coca cola, o il pane che non finiamo a tavola fa il paio, ci dice Papa Francesco, con l’idea che chi non è produttivo non serve più a nulla. Tutta la società è centrata sulla produttività: chi non è produttivo non ha senso di esistere. Papa Francesco dice “vi voglio mostrare una relazione cioè non è vero che buttare un pezzo di pane sia indifferente dal punto di vista antropologico ma anzi immette una cultura dello scarto”. Buttare il pane secco denota un idea dell’uomo che apre alla cultura dello scarto ed è proprio questa la novità ossia la relazione tra la cultura dello scarto ambientale e la cultura dello scarto antropologico.