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Vita diocesana

Laudato sì: l’ecologia di cui parla Papa Francesco è un’ecologia non selettiva

Gigliotti Saveria Maria · 4 anni fa

Più che presentarvi la Laudato Sì nel capitolo terzo cercherò di fare emergere come il testo che trovate scritto e che si legge in un quarto d’ora, è veramente capace di provocare molte riflessioni. Ed è questo il bello della dottrina sociale della chiesa, cioè noi non ci affacciamo con un contenuto che potrebbe essere pari ad un programma scritto da qualsiasi tipo di ente (politica), ma piuttosto la dottrina sociale della chiesa ha questo tentativo continuo, attraverso dei criteri molto solidi legati ad esperienze del vangelo, di provocare delle riflessioni e queste riflessioni vincolarle ad alcuni criteri interpretativi. Questo perché la cosa più importante quando ci si trova davanti a questi testi qui, non è impararli a memoria ma piuttosto vedere se si riesce a portare via qualcosa sulla quale poi ciascuno di noi può elaborare un pensiero. Quindi il mio intento questa sera non è di essere esaustivo su quello che Papa Francesco esprime nella sua enciclica ma piuttosto far emergere la dimensione ispiratrice di questa ricchezza di riflessioni.

E’molto interessante il capitolo terzo della Laudato Sì (La radice umana della crisi ecologica) perché l’enciclica appena è stata pubblicata è stata subito definita come un testo ecologico, ed in parte è anche vero ma questa sottolineatura ne ha segnato una lettura distorta cioè quasi che fosse il manifesto di un ecologia punto e basta: che riguarda cioè la natura, la terra e tutto ciò che vediamo e che ci circonda.

Il capitolo terzo invece è molto importante perché ci fa capire che l’ecologia di cui parla Papa Francesco è un’ecologia non selettiva, ma è un ecologia che deve essere pensata perché di questa natura, di questa creazione fa parte anche l’uomo. Sembra essere un’accentuazione abbastanza indifferente e invece è fondamentale perché proprio in questo capitolo Papa Francesco dice che la crisi ecologica, quello che ci sta attorno è legata al modo con cui l’uomo percepisce se stesso e vive il suo ruolo.

Perché noi possiamo parlare della natura, della creazione e dell’ecologia?

Perché se vogliamo avere l’evidenzia (la dimensione visibile di come l’uomo sta) invece di addentrarci in analisi psicologiche, in analisi di altro genere è sufficiente vedere il modo con cui l’uomo si rapporta alla natura. Noi parliamo di ecologia perché è anche il modo attraverso il quale noi vediamo la qualità della vita dell’uomo. Questo è molto interessante perché si sita in un contesto culturale molto particolare: non so se vi è mai capitato di sentire che noi viviamo in un epoca post-moderna. Questo che cosa significa?

Vi faccio una citazione dei tanti studi che sono emersi: avete presente Crozza, di quando fa la copertina il martedì, è molto pungente.

Adopero questo riferimento in modo un po’banale per farvi capire che cosa significa post-moderno. Crozza quando parla di un tema, la prima cosa che lui in modo intelligente fa è quello di depotenziare l’istituzione di riferimento della persona che ha preso di mira. Se parla per esempio della politica la prima cosa che fa depotenzia la politica: quindi la politica è una cosa sbagliata, non è una cosa pulita. Quando parla dell’economia emergono subito i quattrini che girano, quindi un’economia che è fatta soltanto per fare soldi. Anche quando parla di Papa Francesco presenta in modo visibile la chiesa come qualcosa di infantile, con queste figure molto strane e molto fantasiose. Ed è interessante perché la prima cosa che la cultura post-moderna fa è che depotenzia le istituzioni mentre fino a qualche tempo fa erano non soltanto riferimento, ma erano addirittura anche guardati con molta stima. Di fronte a questo depotenziamento succede che la persona viene presentata con molta ironia e cioè di fronte ad una crisi istituzionale le persone non cercano di capire ma cercano di ironizzare e cioè di ridere, di deridere. In qualsiasi contesto culturale che noi oggi viviamo vedrete che è molto difficile trovare dei confronti tra persone sui contenuti, ma ci sono dei confronti che sono fatti per ironizzare le scelte dell’altro. Questa ironia (c’è un libro bellissimo di un filosofo che si chiama Dortmund) genera inizialmente una reazione, da parte della persona che ascolta, divertita ma alla conclusione le persone si sentono deluse e cadono in una situazione di solitudine. Perché di fronte ad un’istituzione che viene depotenziata di fronte ai suoi rappresentanti che vengono derisi le persone ridono, si divertono a cercare le magagne degli altri e il risultato triste è che ciascuno di noi nei suoi bisogni, nelle proprie necessità si sente solo. E questo è tipico di qualsiasi età: allora c’è l’anziano che si sente solo perché i servizi non funzionano; c’è la persona di mezza età che si sente solo perché se perde il lavoro non sa più da dove ricominciare; c’è il giovane che pur studiando si sente solo perché non ha più lo sguardo sul futuro.

Questa tendenzialmente è la situazione culturale che oggi viene chiamata post-moderno.

Questa situazione ha messo l’uomo in una posizione paradossale: e cioè di fronte a questo vuoto di aiuto, di speranza, di tenacia paradossalmente l’uomo come recupera il suo ruolo, la sua responsabilità, il suo modo di agire? Il Papa dice che questo oggi succede attraverso quello che lui chiama la Tecnocrazia, cioè siamo diventati dei tecnocrati.

Essere tecnocrati vuol dire che noi siamo nella situazione in cui per cavarcela, proprio perché c’è questa situazione di solitudine, le persone sono sole perché hanno perso la forza lavorativa e sognante delle relazioni tra le persone e viene sostituito questo nel pensare che per poter essere ancora significativi nella vita bisogna dominare la vita.

Ora il dominio si presenta un pò dappertutto perché l’uomo oggi fortunatamente ha a disposizione per se una serie di strumenti che lo tirano fuori da tanti problemi. Adesso per una persona malata c’è la medicina giusta, è sbagliato? No. Il problema è che le persone oggi non chiedono più di essere curate ma di essere guarite. Quindi noi abbiamo perso l’esperienza di limite che fa parte della vita.

Noi vogliamo informarci di qualche cosa, abbiamo internet fermo restando che noi dopo andiamo alla ricerca di quei contatti che fanno parte di quello che a noi interessa. Quindi invece di allargare la conoscenza creiamo un contesto dove troviamo qualcosa che ci fa sentire un po’più tranquilli. Abbiamo la possibilità che a uno che magari si alza la mattina con la passione della bicicletta , va a comprarsi la bicicletta da 4 mila euro e pensa di essere subito un grande ciclista. Questo perché noi oggi abbiamo degli strumenti che fortunatamente esistono che invece di diventare strumenti per un fine servono per esprimere una nostra capacità di potenza cioè la nostra capacità, il nostro desiderio di realizzare quello che abbiamo in testa.

Una volta l’orologio serviva soltanto per sapere l’ora, il telefono per comunicare adesso serve invece per dialogare. Questo perché, dice il capitolo terzo della Laudato sì, noi ci troviamo fortunatamente una tecnologia che ha avuto uno sviluppo incredibile negli ultimi 100 anni ed è una cosa fantastica ma allo stesso tempo questa crescita tecnologica non è andata di pari passo con la visione etica delle persone. Questo cosa vuol dire?

Non è un giudizio morale o moralistico, la valutazione etica vuol dire che oggi l’uomo ha tante possibilità ma ha perso la possibilità di crescere in se stesso cioè lo sviluppo della tecnica non è andata di pari passo con lo sviluppo delle persone. Questo genera nella cultura odierna che gli strumenti, le macchine non sono più uno strumento ma sono gli attori della nostra vita.

Vi porto un esempio molto banale: una volta se c’era una gelateria in un posto nascosto si faceva la pubblicità per far capire che la c’era. Adesso la pubblicità non serve ad indicarti dove andare ma serve per dire che io ci sono. E quindi c‘è stato uno stravolgimento: la tecnica non più strumentale nel fine che l’uomo aveva chiaro ma diventa sostitutivo dell’uomo stesso. Nell’ambito del lavoro le macchine non servono più soltanto per togliere da situazioni di indignità umana il lavoratore, ma servono per sostituire. E questo non è legato ad una situazione strumentale ma piuttosto ad un cambio di concetto, un cambio culturale. Questo è importante perché questo è un modo di ragionare: noi fino a non tantissimi anni fa, ma ancora adesso come è che si valutava una persona quale è il modo con cui noi ricomponevamo il senso della vita: solitamente lo facevamo attraverso la parola. Cioè una ragione che attraverso la parola permetteva alle persone di capirsi, di conoscersi di crescere insieme per cui la parola data era una parola importante. Oggi in questo contesto qui le parole non hanno più la capacità di creare un senso perché ciascuno di noi utilizzando la stessa parola adopera significati diversi. Allora si può dire la parola Amore all’amore della tua vita ma si può dire anche al cagnolino, non è così strano. Si può dire che per amore qualcuno decide di dare la sua vita e qualcuno per la stessa parola Amore decide di uccidere una vita piuttosto che vederla soffrire. Allora quando parliamo che abbiamo perso la capacità di creare un senso alla vita attraverso le parole e perché le parole oggi hanno assunto un significato talmente diverso che non sono più in grado di costruire un significato condiviso. La chiesa in questo passaggio qui risente molto di questo, perché per esempio vi ricordate il vangelo di domenica scorsa o la preghiera dei fedeli?

E noi infatti diciamo che la chiesa nasce proprio dall’ascolto della parola!

Anche nella relazione ordinaria non più è sufficiente dirsi le cose perché anche la costruzione di senso della nostra vita che prima passava anche attraverso delle parole capite, oggi addirittura è il contrario. Pensate cosa significa questo nella società della comunicazione: oggi la comunicazione non è fatta per essere chiara ma piuttosto serve per portarti dove io voglio e cioè l’obiettivo non è più comunicare ma avere l’effetto che io voglio sentire. E allora se l’effetto che io voglio sentire dai mass media o dai rapporti tra amici è quello di farti sentire importante io ti potrò adoperare qualsiasi parola anche quelle parole che adopero per il cagnolino. Se l’effetto che io voglio sentire è quello di emozionarti, ci sono persone bravissime. Perché questo è successo?

Perché questo significato applicato alla parola ha dato spazio alla tecnica e cioè che la ragione oggi non si basa più sulla condivisione di un significato ma attraverso la capacità e i rapporti che noi abbiamo con l’ambiente esistente.

Per esempio che cosa vuol dire che oggi assume più peso questo tipo di impostazione per cui la ragione è importante, quella che cambia il nostro rapporto con l’ambiente esistente. Vuol dire che noi per esempio non viviamo più un rapporto con la realtà, ma con delle percezioni. Oggi chi andrebbe in giro in macchina con la mappa e lascerebbe a casa il Tom Tom, perché avere il tom tom è una buona cosa però vedete che il rapporto con la realtà deve essere legato attraverso uno strumento. Il risultato è che se quella volta lì il tom tom si rompe io non riesco a tornare a casa perché non ho imparato la strada, ho imparato solo ad arrivarci.

Il rapporto con la realtà, mediato attraverso queste tecniche, ci tolgono la possibilità di scoprire, di vedere e di toccare. E allora il Papa fa questo discorso qui perché l’uomo oggi nel confronto con la natura ha questa difficoltà che si esprimono tendenzialmente in due passaggi:

Noi abbiamo perso il punto di vista dell’insieme, cioè che noi ragioniamo individualmente guardando ai nostri interessi: noi siamo in grado di criticare qualsiasi cosa ma in tutte le cose che critichiamo diciamo però “quel mio amico che lavora li è bravissimo”, cioè salviamo la persona che ci interessa ma non l’insieme. La politica è una cosa bruttissima però guarda caso se conosciamo qualche politico diciamo “Se fossero tutti come lui”. Noi diciamo che la chiesa fa schifo però pensiamo “Se tutti fossero come questo prete che conosco”.

Questa perdita di insieme è molto preoccupante perché noi siamo diventati degli specialisti nel parlare delle singole cose. Per esempio io ho avuto un problema alla spalla, sono andato da un fisiatra che mi mandato da un suo amico fisiatra che aveva fatto un master su quella cosa lì particolare e quindi sono andato dallo specialista dello specialista. Bravissimo mi ha aiutato in tutto. Ha sentito però che avevo un formicolio e mi ha detto non so che cosa ti succede. Cioè abbiamo delle persone assolutamente capaci di intervenire nelle cose di cui si sono preparati ma perdendo l’insieme non sono neanche sicuri se ordinarti una aspirina ti faccia bene o meno.

Questa perdita di insieme ha fatto perdere il punto di vista che quello che ciascuno di noi vive dalla mattina alla sera non è vero che quello che genera ricade soltanto sulla sua vita ma ricade anche sulla vita degli altri. Quindi l’ecologia è importante perché seguendo l’interesse personale di persone che si sentono soli, noi abbiamo persone che ottengono il loro risultato perché magari hanno la capacità tecnologica di farlo, ma se quell’investimento lì è di interesse mio non interessa, non avendo lo sguardo d’insieme, non l’ho valuto più per me.

Per esempio guardate le architetture nelle nuove città: voi troverete delle città bruttissime anche se gli appartamenti sono belli. Questo perché ci conviene salvaguardare il nostro interesse e il più delle volte è un interesse legittimo. Avendo perso di vista l’insieme noi non siamo più capaci di creare delle nuove situazioni.

Se io posso trovare lavoro non mi interessa niente se quel lavoro li esclude altre persone anzi addirittura c’è una formazione mentale che ti porta a giustificare questo modo di affrontare l’umanità;

In questo modo qui l’uomo si rapporta con la natura con una visione di dominio. Questo perché l’uomo oggi fa fatica a pensare di essere limitato, cioè noi non avvertiamo più lo spazio di limite della nostra libertà. Perché abbiamo un rapporto con la vita che si esprime come atto di volontà: avete mai sentito quelli che dicono “se vuoi ci riuscirai, devi metterci la tua volontà”. Questo che da una parte è giusto dall’altra parte fa emergere che oggi nella vita chi è che riesce: riescono le persone che hanno queste caratteristiche qua e quindi è una società, dice il Papa, che genera degli scarti. Genera scarti che sono rifiuti e genera degli scarti che sono le persone, le nuove generazioni (i giovani in particolare) e gli anziani che sono i grandi scarti di questa società. Gli anziani perché hanno già dato e i giovani perché non hanno ancora fatto niente. E noi viviamo in una società, dice il Papa, in cui abbiamo perso chi ha la memoria e quindi ha la storia e chi invece ha il futuro. La crisi della società non è legata solo alle persone cattive ma è dovuta ad un impostazione culturale che quando la si elabora sembra essere una cosa accademica ma quando ci ragioniamo l’aria che respiriamo invece è diversa.

Ecco questa è la tecnocrazia, cioè l’impressione che oggi l’uomo per fare quello che ha in testa ha le possibilità e ha la forza per farlo . Quindi tutto quello che non riguarda il suo interesse non è più percepito come opportunità ma viene percepita come qualcosa da sfruttare. La natura è quindi qualcosa da sfruttare. Gli animali sono cose da sfruttare. Le relazioni sono cose da sfruttare perché ciò che deve emergere è l’appagamento delle persone. E questo lo si gioca in tutto: addirittura lo si gioca verso i modelli economici che abbiamo perché oggi fare economia significa trarre il più possibile dalle situazioni in cui viviamo. Da un punto di vista politico è la stessa cosa, perché aumentando queste cose qui noi facciamo sempre più fatica a misurare le persone.

Vi porto un paio di esempi molto semplici: che cosa significa che noi siamo in un contesto tecnocratico? Vuol dire che siamo in un contesto in cui le persone sono importanti per i ruoli che rivestono e per le competenze che hanno. E’sbagliato? No. Se io ho qualche interesse da sostenere non lo do in mano ad un incompetente però questo modo di ragionare porta qualsiasi persona a giustificarsi. Per esempio quando c’è stato lo scandalo della banche (Etruria) se voi parlavate con giuristi, economisti, con statisti tutti quanti dicevano è giusto. E tutti quanti erano in grado di autogiustificarsi perché erano in grado di richiamare la norma x, di richiamare i modelli y, di fare riferimento al contesto globale: sta di fatto che quei poveri disgraziati che si sono trovati senza soldi non soltanto si sono trovati senza soldi ma addirittura gli hanno detto che erano degli speculatori.

La tecnocrazia allora è avere una mentalità in grado di giustificare tutto perché hai delle competenze che soltanto tu puoi avere; e quindi le persone se non capiscono è perché hanno sbagliato. Allora anche il sistema economico oggi è così: perché nessuno vi dirà che l’impresa non ha una ricaduta sul territorio. E qualsiasi politico vi dirà accettiamo questa impresa qui perchè porterà lavoro; i giovani avranno finalmente un luogo dove poter sperare di trovare un domani e di farsi una famiglia. Perché è chiaro che non c’è nessuno che vi dice faccio un impresa per sfruttare le tue riscorse e dopo me ne vado. Questo perché le parole non contano più e perchè c’è una capacità auto giustificativa impressionante. Ci potrebbero essere tanti altri esempi ma vi lascio alla vostra fantasia.

Perché quindi la tecnocrazia è sbagliata?

Non perché bisogna far finta che i cellulari non esistono anzi dobbiamo averlo e dobbiamo usarlo bene; è perché questo modo qui di delegare agli strumenti la capacità di risolvere i nostri problemi, di delegare alle competenze la capacità di risolvere i nostri quesiti (le competenze vuol dire che se tu studi 10 ore al giorno allora la tua vita è fantastica, vuol dire che basta impegnarsi vedrai che c’è la farai) è pericoloso perché questo ha limitato tantissimo la fantasia, la genialità e il tentativo di provare. Oggi le persone hanno paura di sbagliare, si sentono vincolati perché non sanno più sognare e si sentono in difficoltà perché non sanno più per che cosa ne vale la pena combattere. Questo da dove viene fuori, viene fuori dal rapporto che noi abbiamo con la natura: perché se per me è importante avere il cellulare io non mi preoccupo, anzi giustifico il fatto che in africa ci sono distese di ettari che vengono mangiate per trovare il silicio che serve per il cellulare. E allora per avere la mia tecnica distruggo parte del territorio. Se per me è importante avere spazi sulla quale fare delle piantagioni perché quello mi massimizza il reddito, allora posso permettermi anche di disboscare la foresta dell’amazzonia. Noi c’è n’accorgiamo, diciamo che è sbagliato si però il telefonino lo usiamo.

Entrambi queste visioni qui dove tutto deve essere raggiunto perchè tutto ci serve porta in se una grande illusione perché innanzitutto non è vero che tutto ci serve ma dall’altra parte non ci rendiamo conto che quello che serve per avere quello che a noi serve crea delle situazioni anche di vita umana pazzesche.

Lo dico in modo provocatorio: oggi è molto più facile avere contributi da qualche ente se mettiamo su un canile piuttosto che avere contributi per aiutare dei bambini disabili. Tutto è chiaro perché tutto si giustifica e quindi il Papa dice che siamo entrati in un relativismo pratico che non è più un concetto di idee è proprio nella pratica cioè voi avete mai trovato qualcuno che nel presentarsi dice “guarda Don Fabio io sono Davide non credo assolutamente in nessun valore”; oppure “guarda Fabio io sono Davide e disprezzo la vita”.

Perché in questo contesto qua il Papa parla di lavoro: perché il lavoro invece in se è proprio quello che esprime la genialità, la fantasia e la dignità dell’uomo, perché è nel lavoro che l’uomo sperimenta la sua capacità creatrice. Noi oggi siamo qui perché c’è stato qualcuno che si è inventato le cose: sapete qual è il motivo zero nello sviluppo dell’uomo? Lo sviluppo dell’uomo è nato quando l’uomo ha creduto di essere limitato. Che cosa ha di diverso l’uomo dalla tartaruga? Al di là dell’aspetto, la tartaruga non è capace di adeguarsi ad habitat se non quello suo mentre l’uomo è capace di adeguarsi a tutto per cui è capace di stare a Verona, di stare in campagna, di stare in montagna perché l’esperienza del suo limite gli ha permesso e gli ha dato la capacità di realizzare ciò che gli serve per vivere. E quindi il lavoro è l’espressione della genialità del limite dell’uomo.

Invece noi oggi siamo schiavi del lavoro: allora il Papa non sta qui a fare delle strategie per dire come bisogna creare il lavoro ma dice che il lavoro è importante difenderlo perché altrimenti verrebbe meno qualcosa di tipicamente umano. Pensate nell’ambito del lavoro, che non è soltanto fisico ma anche quello intellettuale:

Innanzitutto una persona scopre che quello che fa lui non è vero che può farlo un altro e quindi recupera un senso di unicità;

L’uomo scopre che è capace di genialità, e quindi di inventarsi di fare meglio quello che potrebbe essere fatto in altro modo;

L’uomo in questo modo qui scopre che quello che gli è dato gli è stato dato affinchè lui sia in grado di creare, e quindi il lavoro non è fatto soltanto per poter arrivare a fine mese ma il lavoro è fatto per essere come espressione della genialità dell’uomo. Anche questa che sembra retorica in realtà non lo è.

Perché oggi secondo voi il sindacato è in crisi? Perché mentre i sindacati parlano di un modello di lavoro i giovani non li capiscono perché il modello di lavoro che ha in testa un giovane è molto diverso dal modello di lavoro che ha una persona di 50-60 anni.

E allora mentre per quelli di una certa generazione il lavoro era espressione di dignità oggi tra i giovani questa idea di lavoro non c’è: perché l’idea di lavoro, al di la del posto fisso, è “mi serve lavorare per uscire il fine settimana con i miei amici, perché quando arriva agosto vado in vacanza”. Questo modo di concepire il lavoro, che non è sbagliato, fa si che il lavoro venga vissuto come espressione di schiavitù. Per cui per esempio oggi ai giovani devi spiegare non che devono cercare lavoro ma piuttosto perché serve lavorare.

Perché se uno capisce che si potrebbe vivere anche senza lavoro non va a lavoro. Sembra una battuta ma la crisi di questi anni qui è stata dovuta al fatto che ad un certo punto qualcuno ha capito che per fare soldi non serviva lavorare ma bastava investire.

Recuperare il concetto di lavoro non risolve il problema della disoccupazione ma è importante perchè se una persona in questa società post moderna si trova anche in una situazione di isolamento e al contempo si trova ad avere uno spazio in cui si sente adatto alla vita delle grandi tecnologie, il lavoro diventa una forma di schiavitù. Per cui piuttosto di avere il lavoro un giovane prende anche 200 euro al mese e non gli interessa niente.

E si va in contrasto con i diritti legati alla dignità dell’uomo.

E’interessante che il Papa faccia questo passaggio qui perché uno potrebbe dire “Abbiamo capito tutto però alla fine io stasera se non metto insieme il pranzo con la cena” si è vero però il ruolo della chiesa non è quello di fare il sindacato; state attenti perché oggi con le possibilità che ci sono, quelli che sono i diritti delle persone riescono a diventare il modo attraverso le quali le persone vengono giustificate per sfruttare . E allora c’è un cambiamento culturale che è molto importante per evitare di diventare un meccanismo dove l’unico risultato è che purchè ci sia qualche cosa, va bene.

Il Papa quando ha scritto questa enciclica ha davanti a se il mondo, noi lo leggiamo da italiani ma ci sarebbero tantissime altre considerazioni.

Però per esempio io trovo molto stimolante questo aspetto qui: se è vero che oggi il vero rischio è la mentalità tecnocratica, è doveroso chiedere ad un giovane che studia all’università di lavorare anche se non ne ha necessità economiche perché deve capire, altrimenti in virtù della sua intelligenza è in grado di giustificarsi di fronte a tutto. Perché a volte ho l’impressione che uno uscito con 110 e lode crede di essere un premio Nobel e sono gli altri che non capiscono se no gli danno il premio che si merita e non ha capito che potrà avere anche il 110 e lode ma non è un nobel. Ecco perché la mentalità del lavoro è molto importante.

Questa questione qui ci crea un problema molto serio con la realtà, perché questa non è più in grado di esprimere le sue provocazioni ma rischia di essere addomesticata; è proprio per questo che le persone non fanno più esperienza dei propri limiti e non sono più in grado di pensare di fare qualcosa di nuovo. Quindi abbiamo un contesto culturale molto rischioso sulla quale il Papa ci aiuta a riflettere.

Possiamo avere tutto ma invece di crescere come persone affidiamo alle nostre capacità non la crescita dell’uomo ma il suo sfruttamento.