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Cultura e Società

Un monumento per ricordare Paolo Diano, un eroe dei nostri tempi

Paolo Emanuele · 3 anni fa

Si chiama “Vibrazione Animica”, l’opera che l’artista lametino Raffaele Mazza ha donato al Comune di Lamezia in ricordo di Paolo Diano, i poliziotto lametino scomparso all’età di 24 anni mentre era in servizio a Bologna. A scoprire l’opera, collocata nell'area delle aiuole antistanti l'ingresso di Palazzo Maddamme, c’erano i familiari del poliziotto, il sindaco Paolo Mascaro, il prefetto Luisa Latella, il procuratore Luigi Maffia, il vescovo della diocesi di Lamezia Terme, Luigi Antonio Cantafora, rappresentanti delle forze dell'ordine, autorità civili e militari. Tutte le istituzioni unite, quindi, per ricordare un giovane che ha perso la vita nel compiere il suo dovere: “Una persona mite e molto generosa”, lo ricorda un suo collega raccontando ai presenti chi era Paolo Diano. “Si è voluto ricordare un eroe silenzioso della nostra città in punto strategico per Lamezia – ha detto il sindaco – e questo è un momento importante per la città, di ricordo, di riflessione e di esaltazione della generosità. Un modo per ricordare simbolicamente che le istituzioni possono contribuire allo sviluppo di questa città se riescono a essere sinergicamente presenti”. Un modo per omaggiare tutte le forze che operano silenziosamente, talvolta sacrificando la vita: “Ho visto tante vittime del senso del dovere in questa città – ha aggiunto Mascaro - ed è importante che una comunità non chiuda mai gli occhi”. Nel ricordo, una persona diventa immortale e Paolo Mascaro ha parlato di “immortalità del ricordo” ribadendo che “questa terra oggi vuole trasmettere questo ricordo alle future generazioni che passando da questa strada potranno ammirare l’opera in memoria di Paolo Diano con la certezza di un futuro migliore grazie a tanti che con la loro vita hanno consentito che i nostri figli potessero vivere bene”. Quindi, ha ringraziato l’artista Raffaele Mazza, nonché genero di Paolo Diano, che con la sua opera ha permesso di ricordare come tanti lavorino e operino nell’ombra e che la comunità deve ricordare: “Con questo messaggio – ha concluso Mascaro - vive ed è presente Paolo”. Dal canto suo il prefetto Latella ha sottolineato che “in un anno e mezzo sono stata diverse volte qui a Lamezia per commemorare delle lapidi che non sono segni di lutto ma di speranza, di memoria e di insegnamento che ci danno la forza di continuare e resistere a tutto quello che è negativo. Sono segni della nostra storia non solo negativa e davanti al Comune, quest’opera, ha un doppio valore: ricordare un cittadino morto espletando il suo dovere che deve ispirare anche tutti quelli che lavorano qui”. Di “eroi che molte volte sono dimenticati”, invece, ha parlato il vescovo che, rivolgendosi a quella che chiama “gioventù sbadata e chiassosa”, ha evidenziato come “questa opera, per quello che rappresenta, possa trasmettere anche ai più giovani valori importanti, grazie al ricordo della figura di Paolo”.Nel corso del suo discorso, non è mancato un accenno all’incendio dei container del “villaggio della carità”: “Non c’è bene comune senza la solidarietà”. A concludere la cerimonia di inaugurazione, Serena Paola Mazza, che, a nome della famiglia Diano, ha ringrazia le autorità religiose, militari, civili e tutti i presenti: “La vostra partecipazione – ha detto – è un chiaro segno di genuina vicinanza a chi ha dato la vita per lo Stato. Infatti, dopo 35 anni dalla tragica scomparsa, finalmente viene dato un giusto riconoscimento all’agente di pubblica sicurezza Paolo Diano”.

“Vibrazione Animica”, nello specifico, rappresenta la separazione dell’anima dal corpo, raffigurata come spirito astratto disforme, che in quell’istante, non abita più questo mondo, ma neanche l’eternità. Partendo proprio dai brillantini, che con il loro scintillio raffigurano la vibrazione, per poi arrivare al cristallo, scelto per la sua peculiarità, di essere trasparente, pulito, quindi puro, entrambi installati sulla lastra di marmo bianco di Carrara, è raffigurata la sostanza animica, nell’atto in cui cessa di vibrare per prendere forma, e per questo, la scelta nel rappresentarla con un elemento diverso, che tende per certi versi a fuoriuscire dalla lastra di marmo, a liberarsi dalla materia... dal “piatto”. Lasciandosi poi coinvolgere dalla forza espressiva “dell’opera, si pone lo sguardo, sul personaggio in basso sulla destra, dove si nota, come nella disperazione della sua debolezza terrena l’uomo cerca di tenere, contrastando con forza, fino alla fine, l’energia vitale legata alla sua“ ragione corporea”, da qui, ne scaturisce un grande senso di angoscia, che predomina l’anima al momento di staccarsi definitivamente dalla “materia”, un legame straziante al “terreno” e quindi ai valori affettivi più cari, come per l’appunto Paolo, che a soli 24 anni, sposato da appena otto mesi , proprio quando la sua famiglia stava “sbocciando”, il 20 luglio 1981,veniva, ferito gravemente in servizio; da cui ne seguirono venti giorni di agonia in piena coscienza, maturando, soprattutto negli ultimi istanti di vita, la cognizione di lasciare per sempre sua moglie, incinta di soli tre mesi, della sua unica figlia che porta ora il suo nome, Paola. Lasciandosi guidare attraverso l’opera, si evidenzia come il corpo mitizzato, in una postura di “arresa”, non può più opporsi in nessun modo, al suo triste destino, lasciando scorrere tra le dita la sua anima, la quale, nell’immediato, avverte la presenza di una forza, un’energia, un amore avvolgente rappresentato con l’Angelo, che l’accoglie tra le braccia e istantaneamente percepisce una pacata sensazione di benessere; nella rassicurazione, che il suo tempo nell’abitare la materia è terminato; ma intuisce, che è iniziato il tempo per abitare “l’Eterno” , nell’atto in cui viene avvolta dalla Luce, così, matura la più alta rivelazione dell'Amore Divino, Dio.