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Cultura e Società

Il Tribunale è salvo: giustizia è fatta

redazione · 8 anni fa

Dopo il rischio della chiusura, il Tribunale di Lamezia Terme viene finalmente restituito ai cittadini lametini. Una piccola vittoria, però, in una guerra alla criminalità ancora tutta da combattere Mai come in questo caso è legittimo parlare di Giustizia: perché si parla della salvaguardia di un tribunale, presidio per antonomasia di equità e imparzialità, ma soprattutto perché è stato restituito ad una città come Lamezia Terme, profondamente lacerata dalla piaga della delinquenza, un segno tangibile di legalità. E questo non tanto, o non solo, per quello che un tribunale può rappresentare dal punto di vista effettivo, vale a dire un contesto in cui centinaia di professionisti lavorano alacremente per rendere efficiente la macchina della Giustizia, quanto piuttosto per il valore intrinseco che esso può, e deve, incarnare in un territorio diviso sia moralmente che socialmente.

La garanzia, in sostanza, della permanenza di un simbolo, di un segno di riconoscimento che vuole ricordarci ogni giorno, quando vi si passa davanti, che ancora non è il caso di perdere la speranza che ad un determinato torto corrisponda una pena proporzionata.

La storia recente della paventata chiusura del Tribunale di Lamezia Terme e della sua successiva ri-legittimazione, ha riempito pagine di giornali e fatto discutere a lungo, ma è importante riuscire a parlarne ancora, soprattutto ora che c’è stato un epilogo positivo, così da permettere una disamina equidistante e libera da qualsiasi impeto emozionale del momento. Se riavvolgiamo solo per un momento il nastro degli eventi, ricordiamo che quest’estate è stato approvato il testo del decreto legislativo di revisione delle circoscrizioni giudiziarie, con cui si dava attuazione alla delega al Governo, attribuita dalla legge n. 148/2011, per la stabilizzazione finanziaria. Tale documento, in base al programma di Spending Review per la riduzione della spesa pubblica, prevedeva la soppressione di 37 tribunali, 38 procure, 220 sezioni distaccate del tribunale e 674 uffici dei giudici di pace. Tra questi tribunali considerati “in esubero” veniva incluso anche il Tribunale di Lamezia Terme, che nelle intenzioni iniziali avrebbe dovuto essere chiuso e accorpato alla sede giudiziaria di Catanzaro. Una decisione che ha colpito profondamente tutta la città, tanto da far partire subito una vera e propria mobilitazione di massa che ha coinvolto trasversalmente tutti, dagli addetti ai lavori ai semplici cittadini, che hanno deciso così di occupare per protesta il Tribunale. Il finale è quello che, fortunatamente, conosciamo tutti: il Consiglio dei Ministri torna sui suoi passi e decide di ridurre da 37 a 31 i tribunali da sopprimere, esentando quelli situati in aree ad alta concentrazione di criminalità organizzata. Tra questi, appunto, quello di Lamezia Terme.

Tutto risolto dunque. O forse no, perché questa vicenda dà adito a molteplici riflessioni, che riguardano sicuramente l’assurdità della legge che ha portato alla possibilità di chiudere il Tribunale di Lamezia Terme, ma anche, se ci pensiamo, la motivazione non edificante che lo ha salvato. Se si parte dal primo punto, e se si escludono in questa sede tutti i problemi di ordine logistico che potrebbero essere causati dall’avere un tribunale fuori dal territorio (con l’onere di dover fare spostamenti di decine di chilometri solo per consegnare un documento), la domanda principale resta una sola: E’giusto privare una città come Lamezia Terme, il cui consiglio comunale è stato sciolto due volte per mafia, dell’unico organo in grado di contrastare la criminalità organizzata? La giustizia non può essere de-localizzata e demandata ad altra sede perché la delinquenza è, di per sé, territoriale e segue dinamiche complesse e non facilmente intellegibili. Non si parla tanto di competenza, visto che si presume che tutti i presidi giudiziari, che siano di Lamezia Terme o di qualsiasi altra città, operino con lo stesso metro di giudizio, quanto piuttosto di un problema di “tempo”: se la macchina della Giustizia a Lamezia fatica già a velocizzarsi con un Tribunale nel territorio, figurarsi cosa succederebbe se si demandasse tutto a un organo esterno, oberato a sua volta dalle proprie controversie giudiziarie. Il concetto di “territorializzazione della giustizia”, se spogliato delle accezioni negative di “chiusura” verso l’esterno, è una nozione importante che deve essere preservata, soprattutto in città come la nostra.

Detto questo, bisognerebbe fare forse anche un altro tipo di considerazione: il fatto che ormai l’allarme sia rientrato e che il Tribunale sia salvo non deve farci dimenticare la motivazione per cui è stato salvato. Il nostro è stato giudicato come un caso “eccezionale”, un Tribunale operante in un territorio ad alta concentrazione di criminalità che, insieme a pochi altri casi limite in differenti località, non poteva essere chiuso. Come dire che non si può chiudere un ospedale in una città stracolma di malati e bisognosi. E’su questo che bisogna riflettere: se il male da curare è di gran lunga predominante sull’operato del curante allora bisogna prendere atto che qualcosa non va e che c’è ancora tanto da lavorare. La lotta per la permanenza del Tribunale è stata, per adesso, solo la vittoria di una battaglia in una guerra, quella alla criminalità, che per il momento ci vede un po’tutti sconfitti.