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Vita diocesana

Educare alla cittadinanza responsabile

redazione · 7 anni fa

A Marcellinara il secondo appuntamento della Scuola di Dottrina sociale Venerdì 22 febbraio 2013, si è tenuto presso la sala convegni Giovanni Paolo II in Marcellinara, il secondo incontro sulla Dottrina Sociale della Chiesa. A relazionare è stato padre Giulio Parnofiello sj, docente di Teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli, sul tema Educare alla cittadinanza responsabile per essere in relazione con il Signore e vivere in fondo la responsabilità di cittadini. Padre Parnofiello ha suddiviso la trattazione tematica in tre punti: 1) Cittadinanza nella storia, 2) Fede cristiana e cittadinanza, 3) Dottrina sociale e cittadinanza; per condurre, dopo un excursus storico, a coniugare la cittadinanza con la fede alla luce della Scrittura, del Concilio Vaticano II e la Dottrina Sociale della Chiesa.

1) In termini di cittadinanza, il mondo occidentale è erede di una storia antica dove di fatto l’autorità ha rappresentato il rapporto tra chi ha il potere e chi lo subisce (quest’ultimo partecipa alla vita della città in termini di sudditanza). Dal IV secolo in poi la cittadinanza entra in relazione con la modalità dei cristiani di rapportarsi col mondo in virtù della doppia appartenenza: allo Stato e alla fede in Dio. Oltre alla cittadinanza statale, il cristiano è membro di una dimensione più ampia: la Chiesa. La connotazione assume i tratti della temporaneità: i cristiani sono pellegrini nella città terrena perché la dimora eterna è in cielo. A partire dall’VIII secolo avanza un maggiore desiderio di ordine e stabilità per cui cittadinanza non è appartenere ad un ceto, ma ad una nazione. La nazione garantisce i diritti civili, sociali, politici ai quali corrispondono i doveri dell’esercizio del lavoro e del pagamento delle tasse. Attualmente, la cittadinanza prevede il rapporto tra individui e lo Stato, tra diritti assicurati e doveri. Gli obblighi che lo Stato chiede sono finalizzati al bene di tutti, per cui partecipare alla società è lavorare attivamente per il benessere della comunità, pagare le tasse significa permettere allo Stato di assicurare il necessario per la sussistenza.

2) In merito al rapporto tra fede e cittadinanza, nella Scrittura non si trova subito una caratteristica positiva della città. è necessario arrivare all’Apocalisse perché venga presentata la Gerusalemme celeste. I cristiani quindi camminano verso la Comunione che Dio vuole. Essa ha inizio sulla terra e poi si realizza pienamente nella vita eterna. Nella Bibbia, infatti, non esiste un progetto di città. Solo nel momento in cui Dio cambia la situazione (Sal 107, 35-36) è possibile vivere la città. C’è invece una sollecitazione (Lettera agli Ebrei 3,14): puntare lo sguardo verso la città futura dove Dio sarà tutto in tutti (Lettera agli Ebrei 15,28).

è la Lumen Gentium,1 nel momento in cui definisce la Chiesa, in Cristo, sacramento, ossia segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano, a tracciare la Chiesa non come città o altra città o rifugio, e a delineare il rapporto tra Chiesa, città e quindi cittadinanza. La città è quella degli uomini. La Chiesa chiede di vivere in questa città in maniera diversa, come segno di Gesù: nell’impegno di un amore vicendevole. Una città dove anche il progresso tecnico che contribuisce a migliorare l’umana società, è segno del regno di Dio. Tutto ciò, infatti, che è a favore dell’uomo, è secondo Dio e tutti i frutti del bene saranno ritrovati nel regno di Dio.

La Chiesa è quindi fermento della società umana. Non è un luogo dove rifugiarsi, non è l’Arca di Noè ma compagna di strada nel faticoso cammino verso un unico obiettivo: la salvezza. La Chiesa comunica la vita divina e diffonde la luce che la vita divina irradia, risana ed eleva la dignità umana. La Chiesa umanizza il mondo ma dal mondo riceve perché il mondo viene dalle mani di Dio.

3) La Dottrina Sociale della Chiesa educa alla cittadinanza. Il Compendio è, infatti, un corpo dottrinale in continua evoluzione attraverso il quale il cristiano impara a conoscere, a discernere, a vivere, è lo strumento per capire il mondo. Il suo contenuto fissa tre tipi di cittadinanza:

a) Cittadinanza secolare intesa quale partecipazione come cittadini nella situazione storica, b) Cittadinanza ecclesiale quale appartenenza alla Chiesa, c) Cittadinanza escatologica vero Regno alla presenza di Dio.

Tematizzare la cittadinanza secolare è di fondamentale importanza perché è strettamente connessa con il bene comune fondamento della Dottrina Sociale della Chiesa. La Dottrina Sociale chiede, infatti, di imparare a mettere prima ciò che è condiviso rispetto a quello che è personale. Il primo passo è condividere e non aver cura di ciò che è condiviso. Ritorna l’immagine dei primi cristiani che erano un cuor solo e un’anima sola (At 4,32-35). L’esperienza della cittadinanza richiede quindi un rovesciamento, una conversione, una rivoluzione copernicana secondo cui il bene comune non è inteso come somma dei singoli beni privati ma ciò a cui siamo chiamati per vivere la fede. Il bene comune non è funzionale al bene privato dei singoli ma è per tutti mediante l’apporto di ciascuno. La cittadinanza è così esperienza di fede mediata dalla comunità, dalla famiglia e soprattutto dalla Chiesa che bisogna ritrovare per respirare la fede, pregare per il discernimento e camminare insieme nella città storica in tensione verso la comunione del bene.

A tal fine, la Gaudium et Spes, 75 chiama la città storica a promuovere ciò che è richiesto dal bene comune e a mai anteporre il proprio interesse a tale bene ed elenca le responsabilità dei cristiani che devono prendere coscienza della propria speciale vocazione nella comunità politica. Essi, infatti, devono essere d’esempio, sviluppando in se stessi il senso della responsabilità e la dedizione al bene comune, così da mostrare con i fatti come possano armonizzarsi l’autorità e la libertà, l’iniziativa personale e la solidarietà di tutto il corpo sociale, la opportuna unità e la proficua diversità.

La Dottrina Sociale insegna a entrare nello stile del bene comune e il bene comune nasce dalla conversione che è cambiamento del cuore. Il cuore nuovo pensa, ama, desidera con il noi e punta all’essenziale. L’essenziale non è l’Io, ma è Dio.