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Vita diocesana

Lamezia ha potuto venerare la reliquia del sangue di Giovanni Paolo II

Paolo Emanuele · 7 anni fa

Grazie all’U.N.I.T.A.L.S.I. (Unione Nazionale Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali), al suo interessamento, sono stati tantissimi i fedeli lametini che per circa 48 ore hanno potuto venerare la reliquia del sangue di Giovanni Paolo II, durante la sua permanenza a Lamezia. Un arco di tempo breve ma intenso, che ha visto bambini, giovani, studenti e anziani alternarsi dinanzi alla reliquia del Papa polacco per venerarla. Numerosi i fedeli che hanno preso, poi, parte ai vari momenti di preghiera, guardano su un maxi-schermo il video del pontificato di Karol Wojtyla, prodotto dal Centro Televisivo Vaticano e poi partecipando alle Sante Messe.

La reliquia, proveniente da Cosenza, accompagnata dall’Unitalsi, è stata accolta venerdì sera nel Duomo lametino -gremito di fedeli- dal parroco della Cattedrale don Isidoro Di Cello, che subito dopo averla incensata, ha guidato un momento di preghiera (animato dal coro dei giovani dell’Unitalsi), dove ha spiegato che la reliquia giunta a Lamezia è “un pezzetto di stoffa intriso di sangue della talare indossata dal Papa il 13 maggio 1981, giorno dell’attentato in Piazza San Pietro (quel giorno coincideva con l’anniversario della prima apparizione della Madonna ai tre pastorelli di Fatima); la reliquia è contenuta in un ostensorio con accanto una Madonna che sorregge il Papa in un abbraccio avvolgente, a significare l’intervento miracoloso che lo stesso Papa ha attribuito alla Madonna, salvandolo da quell’attentato, ma anche l’affidamento totale del suo pontificato alla Vergine di cui era innamoratissimo”.

La piccola statua, che fu donata da una suora polacca e benedetta dallo stesso Giovanni Paolo II, esprime in maniera davvero eloquente il motto che il Papa polacco aveva scelto per il suo pontificato (uno dei più lunghi della Storia: dal 16 ottobre 1978 al 2 aprile 2005): (Tutto tuo).

Anche nella giornata di sabato, la reliquia ha sostato nel Duomo di Lamezia, dove hanno avuto luogo i pellegrinaggi delle scuole della città; mentre in serata, c’è stata prima la Messa Solenne presieduta dal Canonico don Isidoro Di Cello, Arciprete della Cattedrale e assistente centrale dell’Unitalsi e poi una Veglia di preghiera organizzata dal servizio diocesano di pastorale giovanile, diretto da don Fabio Stanizzo.

Nella mattinata di domenica, accoglienza della reliquia nella Cappella dell’Ospedale “Giovanni Paolo II” (per essere venerata dagli ammalati e dal personale del nosocomio), dove alle 10 è stata celebrata l’Eucaristia. Alle 16, la reliquia è stata trasferita alla chiesa del Redentore, ove c’è stato un momento di preghiera comunitario e alle 19 la Messa. Subito dopo, la reliquia ha lasciato Lamezia, proseguendo per altra destinazione.

“L’Unitalsi Nazionale, in occasione delle celebrazioni per i 110 anni dalla sua fondazione, ha voluto che la sacra reliquia di Giovanni Paolo II –ha dichiarato il presidente dell’Unitalsi, sottosezione di Lamezia, Luigi Benvenuto, motivando il senso della della reliquia- intraprendesse un , toccando tutte le Sezioni e sottosezioni sparse per tutto il territorio Italiano. E noi, qui a Lamezia siamo una Sottosezione”.

L’evento coincide anche con l’Anno della Fede voluto da Papa Benedetto XVI, “occasione importante –come evidenziato in un comunicato della Curia, nell’annunciare la della reliquia - per rivivere gli insegnamenti del Beato Giovanni Paolo II (nda, quasi certa la sua canonizzazione il 20 ottobre 2013), che con i suoi gesti e la sua testimonianza ha mutato il percorso della nostra storia. Ci ha insegnato con amore come si testimonia la rimanendo saldi nella fede, aggrappati alla Croce fino all’ultimo. Questa sua vicinanza al mondo della -prima centrando l’attenzione sui malati, i diseredati, le popolazioni oppresse, e poi sperimentandola sulla propria pelle-, ha fatto stringere un legame particolare con l’Unitalsi”.

E grazie all’Unitalsi, Lamezia ha vissuto 48 ore intense dinanzi alla reliquia del sangue del “Grande” Papa.