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Lavoro e Sviluppo

Contrastare l'economia sommersa ed il lavoro non regolare è un dovere etico e morale

Paolo Emanuele · 7 anni fa

di Benedetto Di Iacovo* La Calabria è una delle regioni, che anche in tempo di crisi, ha maggiormente investito in politiche di contrasto all'economia sommersa ed il lavoro non regolare. Lo ha fatto attraverso il costante monitoraggio del fenomeno con la realizzazione del Rapporto annuale sul fenomeno, giunto ormai alla nona edizione, ma lo ha fatto anche con progetti di emersione concreti come quello di “Lavori regolari in Calabria”, che istituisce la figura dell’Agente di Emersione e lo sviluppo locale, impegnando 200 giovani laureati che andranno ad effettuare azioni di accompagnamento presso 10.000 imprese calabresi, con l’intento di avviare percorsi di regolarità e legalità nel mercato del lavoro.

Lo ha fatto soprattutto con l’approvazione, all’unanimità, della Legge regionale n. 13/2012 del 19 aprile recante “Disposizioni dirette alla tutela della sicurezza e qualità del lavoro, al contrasto e all'emersione del lavoro non regolare”.

Una Legge innovativa, unica in Europa, con la quale viene data completa attuazione al disposto normativo di cui all’art. 78 delle Legge n. 448/98 (Misure organizzative a favore dei processi di emersione).

Fra i punti qualificanti della legge, spiccano la creazione di una ‘Centrale Allarme Emersione’, la costituzione di una Cabina di Regia e l’individuazione di parametri di regolarità di congruità del lavoro; oltre ad azioni preventive e premiali per quelle imprese desiderose di emergere e di affrancarsi dall’illegalità e dalle irregolarità e soprattutto se attivano azioni e procedure di tutela dei lavoratori in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.

Non v’è dubbio, seppure permangono tutte intere le fragilità e le criticità di un mercato del lavoro regionale permeato da forme di precariato, da un altissimo numero di contratti a tempo determinato e/o stagionali, nonché da soggetti percettori di sussidi e ammortizzatori sociali e in deroga, che la performance maggiormente positiva, da segnalare in questa sede, è il forte arretramento del lavoro sommerso ed irregolare, in Calabria, ormai da diversi anni in forte diminuzione seppure, ancora, con circa 139.000 unità registrate alla fine del 2012. Giova ricordare però che nell’anno 2004 i lavoratori irregolari nella nostra regione erano 210.000 e che nel 2009 si attestavano a 149.000 unità.

Uno dei principali problemi della valutazione delle politiche di contrasto al sommerso (che per essere attività non rilevata dalle statistiche ufficiali è di difficile lettura) è senza dubbio la necessità di avere accesso ad un’affidabile serie di dati storici, sufficientemente estesi temporalmente, disaggregati spazialmente e il più possibile aggiornati. Questo è lo scopo principale della pubblicazione relativa al Rapporto sull’Economia sommersa ed il lavoro non regolare in Calabria, giunto ormai alla IX Edizione.

L’obiettivo è quello di realizzare un’attività sistematica di indagine, capace di produrre una conoscenza confrontabile anno per anno con i dati precedenti, al fine di individuare quantomeno una linea di tendenza della crescita e/o della riduzione del fenomeno.

Detta attività, nella regione Calabria, che come affermato si concretizza con la pubblicazione annuale del Rapporto sul lavoro sommerso ed il lavoro non regolare a cura della Commissione Regionale per l’Emersione del Lavoro non Regolare, certamente non esaustivo, realizza l’obiettivo di definire il fenomeno e di valutarne le dimensioni partendo dalle statistiche ufficiali sull’occupazione e sull’incidenza del lavoro irregolare sul lavoro complessivo.

Lo studio e le rilevazioni sono basate su fonti ufficiali, accanto a questi dati vengono presi in considerazione dati di natura amministrativa.

Questi dati, arricchiscono il quadro e permettono di capire alcune dinamiche. Lo sforzo che si fa nel rapporto è quello di dare oltre al dato puntuale anche il trend, in genere decennale, dei principali indicatori. Nell’individuazione di queste linee di tendenza il modello è abbastanza preciso. Generalmente il riferimento dei dati è l’anno solare. Ciò permette analisi più approfondite.

I dati infra annuali vengono forniti per completezza e per avere indicazioni sulle dinamiche recenti, tenendo ovviamente presente che un dato trimestrale è meno significativo di un dato annuale in quanto, il primo, potrebbe essere influenzato da stagionalità o da fenomeni congiunturali, quindi modificabili successivamente.

Contrastare con ogni mezzo il lavoro sommerso ed irregolare, evitando che l’abbassamento dei livelli di regolarità portino anche a maggiori condizioni di insicurezza nei luoghi di lavoro con il proliferare delle morti bianche, è un dovere civico e morale di qualsiasi Amministrazione.

Non va però dimenticato che ogni unità lavorativa emersa porta nella casse dell’erario, in media, 14.000 euro di introito e di questi il 20% rimane nella regione. Questo significa tutela dei diritti e ricostruzione delle carriere previdenziali dei lavoratori emersi, ma nello stesso tempo risorse erariali dirette per quelle regioni che attuano politiche di emersione, come nel caso della Calabria. Il totale delle risorse recuperabili con l’emersione, in Calabria, da non sottovalutare, è infatti pari a 2,1 miliardi di euro e di questa somma, ove si riuscisse a recuperarla tutta, il 20% rimarrebbe potenzialmente in Calabria. Stiamo parlando di circa 420 milioni di euro per anno. Anche il IX Rapporto, in via di pubblicazione e che si riferisce all’anno solare 2012 per intero, mette ancora una volta in evidenzia criticità, storture nel mercato del lavoro, parziali progressi e possibili azioni di contrasto, per ridurne gli effetti devastanti che il fenomeno osservato ha sulle persone e sul sistema economico del Paese e della nostra regione, in particolare.

Due possono essere le indicazioni di politiche del lavoro:

a) Investire in capitale umano ed innovazione e , attesa la terziarizzazione della nostra regione, fare del terziario calabrese un terziario di eccellenza.

b) Investire nella stabilizzazione e nella regolarizzazione dei contratti di lavoro, recuperando le enormi sacche di precariato e le restanti forme di attività atipiche che caratterizzano il nostro mercato del lavoro. Misure a sostegno dell’innovazione e dell’alta formazione sono due strade per rispondere alla prima esigenza; credito di imposta e campagne di emersione e Cultura della legalità e regolarità, sono gli strumenti per rispondere alla seconda.

Tutto questo, tenuto conto che i nuovi lavori e le nuove modalità di svolgimento dei vecchi sono, di conseguenza, ormai caratterizzati da un alto contenuto e domanda di conoscenza. Tale domanda non può essere soddisfatta dal classico ciclo sequenziale “scuola - lavoro - pensione”, ma richiede un costante aggiornamento. Ciò al fine di evitare che vengano, quindi, discriminati e marginalizzati coloro che non sono adeguatamente istruiti e non hanno accesso a momenti continui di formazione (soprattutto quella alta) ed aggiornamento.

*Esperto di Politiche del lavoro e Presidente Commissione Regionale per l’Emersione del Lavoro non Regolare