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Vita diocesana

Messa a Santa Maggiore, per i pellegrini lametini: tracce di un antico legame

Antonio Cataudo · 7 anni fa

Durante il pellegrinaggio del 5 giugno della Diocesi di Lamezia Terme, guidato da Sua Eccellenza Monsignor Luigi Antonio Cantafora, i 500 pellegrini hanno sostato in preghiera presso la Basilica di Santa Maria Maggiore dove Monsignor Vescovo ha presieduto la Celebrazione Eucaristica, concelebrata tra l’altro dal Rettore del Santuario della Madonna della Quercia, don Adamo Castagnaro. Il legame della Basilica di Santa Maria Maggiore infatti con il santuario conflentese è molto antico a motivo dell’affiliazione dello stesso santuario di Visora a quella che è la prima basilica mariana in occidente, legame che risale al lontano 1628;

inoltre nella Basilica romana è sepolto il Vescovo di Martirano Monsignor Mariano Pierbenedetti che autenticò le apparizioni della Vergine a Conflenti.

Durante la s. Messa Sua Eccellenza ha tenuto la sua omelia, riflettendo sul significato del pellegrinaggio cristiano, come immagine della Chiesa e della vita del cristiano. Il Vescovo ha poi richiamato le parole di Papa Francesco pronunciate durante l’omelia del Corpus Domini, come elementi essenziali del volto della nostra Chiesa: comunione, ascolto e condivisione.

Di seguito riportiamo il testo dell’omelia.

Carissimi, saluto tutti voi nella viva comunione in Cristo. è questa comunione con Dio che fa la nostra Chiesa. Saluto voi cari pellegrini, i sacerdoti che vi accompagnano, le religiose. Ma da questo luogo il pensiero e la preghiera del Vescovo va alla Diocesi, a quanti sono rimasti a casa e sono uniti spiritualmente a noi. In particolare il Vicario Generale nella prova che sta vivendo, i confratelli presbiteri, i diaconi, le religiose, le Clarisse e i nostri fedeli. Da questa Basilica invochiamo su tutti pace e benedizione dal Signore! Vivremo due giorni intensi, segnati dall’incontro con il Santo Padre Francesco e dalla visita alle Basiliche Papali, nella quali ognuno potrà rinnovare la propria professione di fede. 2. Ma quale ragione ci ha spinto a venire a Roma? Una sola è la ragione che ci ha mosso: essere confermati nella fede dal successore dell’Apostolo Pietro. Pertanto ci sentiamo come l’Apostolo Paolo che si reca a Gerusalemme a videre Petrum, a vedere Pietro. Mossi da questo desiderio di vedere Pietro ci siamo messi in cammino. Che bello vedere dei cristiani in cammino, dei cristiani che si muovono e non dei cristiani comodi, seduti, appagati! Papa Francesco in un udienza diceva: «L ’uomo è come un viandante che, attraversando i deserti della vita, ha sete di un’acqua viva, fresca, capace di dissetare in profondità il suo desiderio profondo di luce, di amore, di bellezza e di pace. Tutti sentiamo questo desiderio! E Gesù ci dona quest’acqua viva: essa è lo Spirito Santo, che procede dal Padre e che Gesù riversa nei nostri cuori. “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10) » (Udienza 8 maggio).

Carissimi fratelli e sorelle, anche se “fisicamente” siamo noi a camminare, non dobbiamo dimenticare che, in realtà, è il Signore che ci viene incontro: Egli ci ha convocati qui questa sera! Egli ci accompagna nel cammino, ci precede, ci segue ed è sempre con noi.Tutti noi sappiamo che, ha senso mettersi in cammino, solo se si ha una meta da raggiungere, e la fatica è meno grave, se si condivide la strada con altri fratelli. Il Pellegrinaggio è, dunque, una chiara immagine della nostra vita e di quella di ogni uomo.Noi sappiamo - per grazia, non per merito - che esiste una méta, un significato di questo viaggio, unico e meraviglioso, che chiamiamo vita. E questo significato è Gesù Cristo, che è Via, Verità e Vita!

Vorrei richiamare con voi le parole del Papa nel giorno del Corpus Domini. «Sequela, comunione, condivisione» (Omelia Corpus Domini). Una Chiesa che cammina, è una chiesa che segue il Signore ogni giorno. E segue il Signore nei luoghi dove Lui vuole andare: ovvero i luoghi dei poveri, degli ultimi e dei lontani, che non conoscono Cristo! Seguire il Signore ci impedisce di seguire noi stessi e il nostro egoismo. Dice il profeta Isaia: «Tutti noi andavamo, come pecore, errando, ciascuno deviava per la sua strada» (Is 53,6). Solo lo Spirito d’unità può spingerci verso Cristo, unificare e ricondurre le nostre separazioni e dispersioni. Il Vangelo parla dell’immagine e dell’iscrizione sulle monete, le quali portano impressi i segni del potere di Cesare. Noi sappiamo che invece portiamo impressa l’immagine di Dio, essendo stati creati «a sua immagine e somiglianza». Ma anche la Chiesa porta impressa una sua «immagine», che è quella della Trinità, comunione delle tre persone divine. Carissimi fratelli il volto della Chiesa è il volto della comunione, pertanto deve nascere in noi la capacità di sentire il fratello nella fede come un appartenente al corpo di Cristo, un mio fratello. «Nello spazio cristiano, infatti, l’altro non è “l’inferno”, ma è “dono di Dio”, “dono per me”; è ciò che mi manca e che mi rivela la mia insufficienza» (Enzo Bianchi). No, non è possibile essere cristiani e non fare tutto ciò che è possibile per la comunione. Chi agisce e vive veramente nella Chiesa, vive e agisce per la comunione nella Chiesa. Affidiamoci a Maria, nella sua prima Chiesa d’occidente, la Basilica di Santa Maria Maggiore. Chiediamo a Lei la grazia per quest’anno della Fede di essere Chiesa che cammina, che va incontro, che segue Cristo. Chiediamo la grazia di essere Chiesa che vive la comunione vera e che sa condividere con chiunque incontra la bellezza del suo unico tesoro: Cristo Signore! Amen