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Cultura e Società

La ricerca di Dio: una ragione di vita

Sabatino Savaglio · 6 anni fa

“Habemus Papam”: quando Jorge Mario Bergoglio si è affacciato per la prima benedizione apostolica, gli occhi della comunità mondiale erano rivolti a Piazza San Pietro. Era il 13 marzo 2013: da allora, Papa Francesco scalda i cuori dei cristiani, annunciando la Verità evangelica con parole e gesti semplici ma pregni di Spirito. Dopo tutto, educare alla “vita buona del Vangelo” significa farsi discepoli di Cristo, quel Cristo «che parla all’intelligenza e scalda il cuore di coloro che si aprono a lui e accolgono la compagnia dei fratelli per fare esperienza della bellezza del Vangelo» (Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020).

La rinuncia di Benedetto XVI aveva ingenerato stupore, considerata la sacralità del Ministero pontificio. Ciò nonostante, il Magistero della Chiesa è rimasto saldo: come insegna Paolo, «se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8, 31). Tuttavia, «per poter rinnovare spiritualmente il mondo secolarizzato» era necessario «il rinnovamento spirituale della Chiesa stessa» (Benedetto XVI, Angelus, 28 ottobre 2012). E la Chiesa ha saputo rinnovarsi: l’elezione di Francesco ha rappresentato un segnale forte per la società universale, attraversata da una profonda crisi valoriale.

Ed il Pontefice si è subito rivolto alla società, invitando a puntare alto, “ad avere sete di assoluto” (Incontro con i rappresentanti delle Chiese e delle comunità ecclesiali e di altre religioni, 20 marzo 2013). Dopo tutto, la ricerca e la conoscenza di Dio sono ragioni di vita per l’uomo, creato “ad immagine e somiglianza” del Padre (Gen 1, 26-27). Alla crisi spirituale dei nostri tempi è, perciò, corrisposta una maggior domanda di formazione cristiana. A questo “bisogno di Dio” ha risposto la Chiesa particolare: si sono, così, moltiplicate le scuole teologiche di base, affiancate da percorsi di approfondimento biblico e liturgico, che favoriscono la maturazione spirituale. Ad essi, si aggiungono le scuole di dottrina sociale che, nella nostra Diocesi, hanno raggiunto livelli formativi ragguardevoli.

Tali percorsi si rivolgono, in particolare, a persone impegnate nella comunità ecclesiale (dai membri dei gruppi laicali ai componenti dei Consigli pastorali; dagli educatori ed animatori dei gruppi giovanili a tutti i catechisti ed a quanti svolgono un ministero istituito) ma anche ai laici, che desiderano conoscere ed approfondire i contenuti della fede cristiana. Ciò consente alla fede di uscire dalla dimensione intimista, confrontandosi con la concretezza e la complessità dei problemi.

Sintomo di una Chiesa viva, in dialogo con la cultura contemporanea.