·

La parola del Vescovo

“Dopo l’Anno della Fede, sia l’anno della riconciliazione”

Cesare Natale Cesareo · 6 anni fa

“Un atto corale di fede e di ringraziamento” per coronare l’Anno consacrato alla Fede. Quella Fede che guida il cuore e le speranze dell’uomo, quella Fede che è capace di muovere le montagne poiché, come è scritto nel Vangelo, «tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà» (Mc 11,24). Ed è proprio la preghiera a caratterizzare l’omelia del Vescovo di Lamezia, che ha concluso quest’Anno di grazia presso il santuario mariano di Dipodi, con una solenne celebrazione.

Una preghiera che proietta la Chiesa particolare in un abbraccio ecumenico. Nell’ultima domenica dell’Annus Fidei, la Chiesa universale ha, infatti, confessato «la fede nel Signore risorto nelle Cattedrali e nelle chiese di tutto il mondo» (Benedetto XVI, Porta fidei, n. 8).

Una preghiera traboccante di gratitudine, «ancora più profonda e motivata dal pellegrinaggio in Terra Santa», nei luoghi che raccontano l’incarnazione, l’umanità e la divinità di Cristo.

Una preghiera che stringe in comunione le anime dei credenti ed in cui si condensano il cammino, i sacrifici e le sofferenze della comunità diocesana: «Siamo come il salmista che sale al tempio con le sue fatiche, con le sue lacrime, le sue speranze, insomma con tutta la sua vita, ma mentre sale, più si avvicina a Dio, più sperimenta la salvezza, la presenza di Dio».

Una preghiera scandita dall’esortazione episcopale: Signore aumenta la nostra fede ! La fede è, infatti, un dono che tutti i cristiani sono chiamati a ravvivare ed a comunicare. Innanzitutto, intensificando la partecipazione alla liturgia ed all’Eucarestia, che rappresenta l’incontro con Cristo, che è «mistero della fede e sorgente della nuova evangelizzazione». In secondo luogo, attraverso la testimonianza.

L’Anno della Fede si è collocato in questo solco: nel cinquantesimo anniversario del Concilio Vaticano II, ha promosso la trasmissione della dottrina in modo fedele ma rispondente alle esigenze del nostro tempo. Il cammino di quest’Anno di grazia, oltre a rinsaldarci nello spirito, ci consegna, quindi, un’eredità ed un impegno: l’annuncio del messaggio salvifico di Cristo. Una missione portata avanti con coraggio dai “martiri dei nostri giorni”: «tanti nostri fratelli cristiani soffrono e pagano con la vita la loro fede, subendo ingiustizie, discriminazioni e persecuzioni». Questi esempi rappresentano, per il Vescovo, «uno schiaffo alla nostra sonnolenta vita cristiana»: la Chiesa, come esorta Papa Francesco, «è apostolica perché è inviata a portare il Vangelo a tutto il mondo», proseguendo nella storia «la missione stessa che Gesù ha affidato agli Apostoli». Altrimenti «siamo cristiani chiusi nel nostro cuore e nelle nostre chiese, cristiani di sacrestia» (Udienza generale, 16 ottobre 2013).

Per tali ragioni, sottolinea Cantafora, bisogna pregare con le famiglie e per le famiglie. La famiglia è l’emblema della chiesa domestica, il primo luogo di educazione, «di conoscenza e di esperienza di Dio». I genitori devono riscoprire «la bellezza e la responsabilità di far incontrare i loro figli con Dio», trasferendo loro un patrimonio spirituale. La fede è, infatti, «un tesoro da vivere e da trasmettere», senza il quale le famiglie «perdono la forza del loro amore».

Un “tesoro prezioso” di cui sono parte “i poveri ed i poveri di salute”, «carne di Cristo che dobbiamo servire ed amare». Un tesoro che deve colmare l’animo dei sacerdoti, rendendoli «Apostoli appassionati in cerca della pecora perduta nelle periferie delle nostre città», oltre che testimoni della misericordia di Dio. E per realizzare questa missione, occorre rivestirsi dell’odore del gregge (Papa Francesco, Messa del Crisma, A.D. 2013).

Dell’odore degli esclusi devono, invece, profumare i governanti a tutti i livelli, smettendo l’abito dell’autoreferenzialità, aprendosi all’ascolto di chi non ha voce. Tra questi, «i giovani e coloro che sono senza lavoro, a rischio di smarrire anche il vero senso della vita». La dignità umana e l’interesse generale sono la stella polare: tuttavia, «senza Dio non può esserci alcuna vera decisione per il bene comune… Senza Dio non c’è alcuna piena libertà dell’uomo da garantire e difendere».

E poi, ci sono «la paura, la violenza, l’ingiustizia, la malavita e la sopraffazione»: contro i mali che «spengono la speranza e la forza di restare in questa terra», bisogna invocare il coraggio della fede. Una fede che, attraverso la Chiesa, continua a richiamare gli smarriti di cuore «perché Dio ha la potenza di richiamarli di nuovo» (S. Agostino), perché «la porta della fede che introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa è sempre aperta» (Porta fidei, n. 1).

L’Anno della Fede ci consegna, dunque, il frutto del perdono: «il nuovo anno che si apre sia l’anno della riconciliazione», auspica il Vescovo. Non può esserci l’odio per il nemico, se in noi risiede la fede in Cristo: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me» (Gv 14,1). La risposta, ancora una volta, è nel Vangelo: «Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe» (Mc 11,25). Attraversando la porta della fede, ci immettiamo, così “in un cammino che dura tutta la vita”, lastricato di speranza e misericordia.