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La parola del Vescovo

"La mafia non è fatalità"

Paolo Emanuele · 6 anni fa

Erano le 18:30 del 4 gennaio 1992 quando in via dei Campioni, a Lamezia Terme con 30 colpi di pistola venne ucciso il sovrintendente di polizia Salvatore Aversa e la moglie Lucia Precenzano. Quindici contro Aversa e gli altri 15 contro la moglie. Si trattò di un'esecuzione mafiosa avvenuta in pieno centro in cità e in pieno giorno. Da quel giorno ogni 4 gennaio nella Chiesa Cattedrale, nell’anniversario dell’uccisione dei coniugi Aversa, il Vescovo celebra una Messa in suffragio. Erano presenti il nuovo Questore della Provincia di Catanzaro il Dott. Vincenzo Carella e il dirigente del Commissariato di Lamezia Terme il Dott. Luigi Borelli.

L’omelia pronunciata da Sua Eccellenza il Vescovo ha messo in luce come il dono del Natale debba trovare accoglienza e disponibilità nel cuore degli uomini. Solo questa luce nuova può salvarci dalla spirale di violenza che genera il peccato. Il Presule ha proseguito, “La voce di Dio risuona anche per le nostre strade, chiedendo a ciascuno, perché non abbiamo custodito il nostro fratello? Perché abbiamo alzato la mano contro un nostro fratello? Perché abbiamo permesso e permettiamo che il male si accovacci alla porta della nostra casa?”Nella memoria della città, l’efferatezza dell’uccisione dei coniugi Aversa, è ancora viva. Per questo Mons. Vescovo ha ribadito che “La mafia non è fatalità! La mafia è il frutto del peccato, un concentrato di peccato” e ha ben ricordato come i coniugi Aversa siano per noi testimoni di una fraternità nuova che il Vangelo riesce a far maturare.

Di seguito il testo dell’omelia. «Nel quieto silenzio che avvolgeva ogni cosa, mentre la notte giungeva a metà del suo corso, il tuo Verbo onnipotente, o Signore, è sceso dal cielo, dal trono regale. (cf. Sap 18,14-15) ». Con queste parole si rinnova l’annuncio della buona notizia del Natale. Mentre sembra regnare l’oscurità, la notte e il male, il Signore scende, le tenebre sono dissipate da un’ammirabile luce. Con la celebrazione odierna, ancora intrisa della luce del Natale, vogliamo ricordare davanti al Signore i coniugi Salvatore Aversa e Lucia Precenzano, in questo giorno in cui si è perpetuato il loro crudo assassinio.

Saluto anzitutto affettuosamente i loro figli, i familiari e i parenti. Un saluto cordiale, pieno di stima e riconoscenza va ai funzionari, ai dirigenti e gli agenti della Polizia di Stato, colleghi del compianto sovrintendente Salvatore; i rappresentanti dei vari corpi delle forze dell’ordine e le altre autorità civili e militari.Ringrazio il Sig. Questore Dott. Vincenzo Carella per la sua presenza. Lei Sig. Questore, si è insediato da poco come Questore della nostra Provincia; con la sua presenza oggi, manifesta una particolare vicinanza alla nostra città. E di questo le siamo grati.

Altresì saluto il Dirigente del Commissariato il Dott. Antonio Borelli, grato per la sua azione a favore della nostra comunità. Il Vangelo che abbiamo ascoltato ci ripresenta il Prologo di Giovanni che abbiamo ascoltato nel giorno di Natale. è una pagina alta, le cui parole sembrano essere i versi di una poesia. Eppure questo discorso così alto, scende in profondità con un versetto chiave: «Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio» (Gv 1,8). Il mistero del Natale, così grande e incomprensibile chiede la disponibilità del gesto più bello e semplice che una creatura possa fare: accogliere l’iniziativa di Dio. In questo accogliere, c’è la forza dirompente della novità e della luce del Natale. Ma in questo rifiuto ad accogliere l’iniziativa di un Dio che si fa bambino, c’è anche tutto il mistero dell’iniquità, il mistero del nostro male e di quello della storia intera.Nel Messaggio per la Giornata della Pace che Papa Francesco ha inviato al mondo intero, il Santo Padre riprende la storia biblica dei due fratelli Caino e Abele. Lo richiamo brevemente. Abele è pastore, Caino è contadino.

La loro identità profonda e, insieme, la loro vocazione, è quella di essere fratelli, pur nella diversità della loro attività e cultura, del loro modo di rapportarsi con Dio e con il creato. Ma l’uccisione di Abele da parte di Caino attesta tragicamente il rigetto radicale della vocazione ad essere fratelli. Alla domanda «Dov’è tuo fratello?», con la quale Dio interpella Caino, chiedendogli conto del suo operato, egli risponde: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?» (Gen 4,9). Poi, ci dice la Genesi, «Caino si allontanò dal Signore» (4,16). Ma perché Caino uccide Abele? Perchè Caino non ascolta Dio che lo rimprovera per la sua vicinanza, oggi diremmo connivenza, con il male.

«Il peccato è accovacciato alla tua porta» (Gen 4,7) dice Dio a Caino. Tuttavia Caino si rifiuta di opporsi al male e decide di alzare ugualmente la sua «mano contro il fratello Abele» (Gen 4,8), disprezzando il progetto di Dio (cfr. Papa Francesco Messaggio per la Giornata della Pace, 2014). Il racconto di Caino e Abele insegna che l’umanità porta inscritta in sé una vocazione alla fraternità, ma anche la possibilità drammatica del suo tradimento. Lo testimonia l’egoismo quotidiano, che è alla base di tante guerre e tante ingiustizie: molti uomini e donne muoiono infatti per mano di fratelli e di sorelle che non sanno riconoscersi tali e custodire l’altro.Anche per il sangue di Salvatore e Lucia e di tutti i fratelli e le sorelle uccisi per odio alla giustizia, la domanda del Signore non cambia: «Dov’è tuo fratello? » E di quei fratelli, a vario titolo, eravamo custodi anche noi.

La voce di Dio risuona anche per le nostre strade, chiedendo a ciascuno, perché non abbiamo custodito il nostro fratello? Perché abbiamo alzato la mano contro un nostro fratello? Perché abbiamo permesso e permettiamo che il male si accovacci alla porta della nostra casa? Eppure la gioia del Natale, sta proprio in questo! Dio è venuto a salvare, a riscattare la fraternità infranta e offesa, facendosi lui stesso nostro fratello e facendo di noi, figli di Dio. I numerosi testimoni di questa fraternità che rinasce a Natale, sono per noi uomini e donne che sacrificano la propria vita per il bene della nostra comunità. Come Chiesa in Italia, manteniamo vivo il ricordo dei «numerosi testimoni immolatisi a causa della giustizia: magistrati, forze dell’ordine, politici, sindacalisti, imprenditori e giornalisti, uomini e donne di ogni categoria» (CEI, Per un paese solidale, n° 9). Anche i nomi di Salvatore Aversa e della moglie Lucia Precenzano, vittime di un’ingiustizia disumana, sono scritti in quel libro in cui vita e morte si sono affrontate, ma il cui epilogo è solo nelle mani di Dio.La mafia non è fatalità! La mafia è il frutto del peccato, un concentrato di peccato.

è quel male che si accovaccia alla porta della nostra casa e più si ha familiarità e connivenza con essa, più ognuno di noi è tentato ad alzare la mano contro gli Abeli di oggi. Come affermano i Vescovi d’Italia, che non tacciono mai per il proprio popolo, la mafia è «un vero e proprio “cancro” (…), una tessitura malefica che avvolge e schiavizza la dignità della persona (…), avvelenano la vita sociale, pervertono la mente e il cuore di tanti giovani, soffocano l’economia, deformano il volto autentico del Sud» (CEI, Per un Paese solidale, n. 9).Preghiamo carissimi perché il sacrificio di tanti nostri fratelli e sorelle, non trovi in noi indifferenza.Questa celebrazione annuale di suffragio per Salvatore e Lucia, che la Questura e il Commissariato di Lamezia Terme, insieme ai familiari propongono all’attenzione dell’intera città, ci veda uniti non solo nel ricordo, ma soprattutto nell’impegno e nella reciproca custodia di ciascun fratello. La Vergine Maria preghi per noi e ci custodisca con il suo amore tenero di Madre.