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Cultura e Società

Oscar per La Grande Bellezza. Certo se fosse anche buona….

Paolo Emanuele · 5 anni fa

La Grande Bellezza di Sorrentino ha vinto l’Oscar. Piaccia o no, il film sta facendo parlare di sé e sta interrogando molti salotti delle élite italiane, che si sono visti protagonisti. Ambientato nella Roma di oggi, immagine di un mondo per privilegiati, ma non per questo spensierato e vuoto, appare come una metafora di una società decandente ed evanescente. Hanno commentato che il merito di questo film, al di là di una storia che nessuno vuole vivere, sia stato quello di leggere tra le righe della nostra terra.

E questa di per sé, è una cosa tanto difficile, che solo il tentativo merita un plauso. I protagonisti de La Grande Bellezza cercano nella Roma un piccolo angolo di felicità, ma arriva un momento in cui le feste non bastano più e bisogna fare i conti con se stessi. Accorgersi magari che si può essere disfatti dalla vita e l’unica cosa che veramente sazia, per una Ferilli troppo vissuta nel film, è essere guardati semplicemente come una persona e non come una star. Anche lo stesso Sorrentino, che non sa come reagire alla morte di un amico, l’unico ricordo che sembra dargli vita è un bacio dato da adolescente a una ragazza che oggi non c’è più. Che quel bacio rubato da adolescente, non sia stato proprio un volto della Grande Bellezza? Che voler amare ed essere amati non sia davvero l’unica Grande Bellezza che può appagare? Roma è bella, ma tutta la sua bellezza non resiste a quel bacio. Per questo la Città Eterna, il mondo intero, non sono che un teatro in cui la Bellezza si fa vedere. Il mondo e tutto quello che c’è dentro, non può mai essere la risposta a quel desiderio di bellezza, di amore, di giustizia e di verità che ogni uomo, anche il più famoso e affermato ha dentro. «La bellezza salverà il mondo!», diceva Dostoevskij ne L’Idiota. «Certo quale Bellezza? » Chiede al principe Miskin, il giovane Ippolit, disperato perchè sta per morire di tisi. Quando la malattia, la morte abbruttiscono i tuoi giorni, di quale Bellezza puoi parlare? Deve essere un tipo di bellezza che «se fosse anche buona! Sarebbe la salvezza!» come dice il principe Miškin quando vede per la prima volta, Nastaja, la donna che ama perdutamente. Una bellezza che guardata sia capace di farmi vedere diverso, migliore, rispettabile, amabile. Per questo la Bibbia dice che Dio è «autore della bellezza» (Sap 13,5) e Massimo il Confessore parla del Regno di Dio come il Regno della perfetta Bellezza. La creazione termina sempre con il restare estasiato di Dio di fronte alla sua creatura, perché «vide che era bello»! Tutta la vita allora consiste nell’essere all’altezza di questa bellezza originaria. Certo, non ne siamo capaci. è fin troppo facile sporcarci, giocando a fare gli uomini in questo mondo, ma Cristo «ci ha insegnato a vivere in questo mondo» (Tt 2,11-12). La Quaresima da poco iniziata allora può essere un’opportunità per recuperare la Grande Bellezza, quella originaria dentro ciascuno di noi. Un’opportunità per lasciarsi afferrare dalla sguardo non solo bello del Cristo, ma anche buono e per questo guaritore e compassionevole. Infatti «sotto la mano di un artista così grande anche un solo granello d'oro in mezzo a tanta paglia non può andare perduto. Quanta la paglia e quanto poco l'oro! Però non aver paura, l'artista è tanto grande, che lo può purificare, ma perderlo non può» (Agostino). E spesso il granello d’oro può essere uno sguardo pieno di rispetto e di affetto o un bacio di un adolescente, come nel miglior film di Sorrentino.

Don Roberto Tomaino