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La parola del Vescovo

S. Messa nel X anniversario di Consacraazione Episcopale, con Ordinazione Presbiterale dei Diaconi Farina, Iera, Pascale

Paolo Emanuele · 6 anni fa

è per me motivo di grande gioia ritrovarci insieme qui, cari presbiteri, nel giorno del decimo anniversario della mia consacrazione episcopale. In questa ricorrenza desidero ringraziare il Signore per il dono del ministero sacro e per il dono di poter conferire l’ordinazione presbiterale ai diaconi: Francesco Farina, Silvestro Iera, Antonio Pascale. L’ordinazione di tre nuovi sacerdoti nel nostro giorno dell’anniversario della consacrazione, ci aiuta a comprendere qual è il ruolo del Vescovo nella Chiesa. Come ha ricordato Papa Francesco, il Vescovo non è un manager o un amministratore delegato di un’azienda. “Il Popolo santo di Dio continua a parlare e dice abbiamo bisogno di uno che ci sorvegli dall’alto; abbiamo bisogno di uno che ci guardi con l’ampiezza del cuore di Dio” (Papa Francesco, Discorso 27 febbraio 2014). “Guardare con l’ampiezza del cuore di Dio”: questo ho desiderato e desidero essere per la nostra Chiesa. E prego il Signore in questo giorno di gioia di ascoltare ancora i voti del nostro cuore. Al Vescovo, è richiesta una granderesponsabilità, quella di alzarsi all’altezza dello sguardo di Dio, perché “solo nello sguardo di Dio c’è il futuro per noi” (Ibidem).

A nessuno sfugge che il compito non è sempre facile e che nessuno è immune da errori e sbagli. Per questo ripeto le parole che il Vescovo pronuncia nella Messa Crismale: “E pregate anche per me, perché sia fedele al servizio apostolico, affidato alla mia umile persona, e tra voi diventi ogni giorno di più immagine viva e autentica del Cristo sacerdote, buon pastore, maestro e servo di tutti”.

La solennità odierna dell’Annunciazione del Signore dischiude per noi una grande verità su Dio. «Nel nostro momento storico, in cui si parte sempre più dall’uomo, dalla sua scoperta, dal suo significato, dalla sua centralità, l’evento dell’incarnazione è un fatto di straordinaria attualità. è la proposta di Dio che apre alla storia umana dimensioni senza confine» (E. G. Mori).

Ciò che è accaduto a Nazareth, lontano dagli sguardi del mondo, è stato un atto singolare di Dio. Si è trattato di un potente intervento di Dio, che rivela la forza del suo amore per noi. Riflettere su questo mistero infonde in noi una grande speranza, “la sicura speranza che Dio continuerà a condurre la nostra storia, ad agire con potere creativo per realizzare gli obiettivi che al calcolo umano sembrano impossibili” (Benedetto XVI, 14 maggio 2009). Ecco dove sta la sfida di ogni credente! Dio ci invita a credere che Egli può operare cose grandi per noi, può donarci la vita eterna, renderci partecipi e destinatari del suo amore. E la cosa grande che il Signore sta per compiere stasera è l’ordinazione presbiterale di questi tre nostri fratelli. Ecco carissimi Francesco, Silvestro e Antonio, a quale grande opera il Signore ha voluto destinarvi. A voi viene oggi affidato il Mistero, a beneficio di ogni uomo e donna che vi incontrerà. Quale Mistero? Il Mistero che, tenuto nascosto per secoli (Ef 3,9), è stato pienamente manifestato con l’Incarnazione del Figlio di Dio. Ovvero, il Padre è ricco di misericordia e di amore per noi e ci vuole veramente suoi figli! Egli, da morti che eravamo ci ha fatto rivivere in Cristo (Ef 2,5). Da oggi in poi, la vostra vita non ha altro significato che questo: annunziare a tutti la straordinaria ricchezza di Cristo, rendendolo presente attraverso la celebrazione dei sacramenti e far risplendere davanti agli occhi di tutti la bellezza del volto umano di Dio, attraverso la vostra testimonianza. La vostra esistenza dovrà da oggi identificarsi con questa missione: annunciare l’amore gratuito di Cristo! Non ci dovrà più essere nessuna “zona” della vostra vita e nessuna “regione” della vostra esistenza che non siano afferrate da questa missione: «Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio» (1Cor 3,23).Per questo vi viene chiesta l’obbedienza al Vescovo, il celibato e il disprezzo della mondanità. Le promesse e gli impegni che assumete in questo sacro rito non sono cosa di poco conto. In particolare la purezza del cuore e la promessa del celibato vi ricorderanno che «il sacerdote si pone in rapporto con ogni uomo e ogni donna dal punto di vista del suo destino eterno» (Cardinale Caffarra). Non ha altri interessi. Non fa da padrone. Un prete che fa dei fedeli laici un circolo di amici ha già tradito la sua missione!

L’esempio e gli insegnamenti di Papa Francesco in tal senso possono essere un grande aiuto sia a voi cari diaconi da oggi inseriti nell’ordine del presbiterato, sia a noi che da anni abbiamo ricevuto questo dono di grazia.Valgono anche per noi le recenti parole del Papa ai cardinali. Infatti un prete non appartiene a un rango sociale, a una casta di privilegiati, «non entra in una corte. Evitiamo tutti e aiutiamoci a vicenda ad evitare abitudini e comportamenti di corte: intrighi, chiacchiere, cordate, favoritismi, preferenze. Il nostro linguaggio sia quello del Vangelo: “Sì, sì; no, no”; i nostri atteggiamenti quelli delle Beatitudini, e la nostra via quella della santità» (Papa Francesco, 23 febbraio 2014). Tra poco figli carissimi sarete unti con il Sacro Crisma. Questa unzione è segno della speciale consacrazione per cui voi siete di Cristo Gesù. Ebbene è questo rapporto vitale con Cristo che vi salverà. «Il sacerdote può anche perdere tutto ma non il suo legame con il Signore, altrimenti non avrebbe più nulla da dare alla gente» (Papa Francesco, 11 gennaio 2014). Pertanto chiediamoci con le parole del Santo Padre: «Qual è il posto di Gesù Cristo nella mia vita sacerdotale? è un rapporto vivo, da discepolo a maestro, da fratello a fratello, da povero uomo a Dio? O è un rapporto un po’artificiale che non viene dal cuore?».

Carissimi figli, il profumo del Crisma si può perdere nella vita se il nostro rapporto con Dio passa in secondo piano. Possiamo diventare preti manager, preti professionisti, preti specialisti, preti animatori, ma se ci allontaniamo dal Mistero riversato nei poveri vasi della nostra carne, non siamo che sabbia sbattuta dal vento, «anzi siamo da commiserare più di tutti gli altri uomini» (1Cor 15,19). Infatti, quando non c’è Cristo nella vita di un prete, ci sono altri dei che hanno come frutto “il culto di sé”; l’idolo che porta a guardare solo a se stessi, compiacersi della propria bellezza, sordi al bisogno degli altri, paghi solo di sé, ma destinati a morire perché non generiamo vita nuova.

Nella vita non perdiamo il bonus odor Christi, il buon profumo di Cristo. Esso è il profumo dell’amore del Padre per ogni figlio e si custodisce stando vicini a Cristo e respingendo le seduzioni del nemico. Questa è la mia preghiera per voi, carissimi don Francesco, don Silvestro e don Antonio e per tutti i presbiteri e diaconi della nostra Chiesa di Lamezia Terme. Non perdete mai il profumo di Cristo, perché quello attira il fiuto del popolo di Dio! Affido voi, me e tutti i sacerdoti a Maria. In Lei abbiamo la piena disponibilità all’opera di Dio. Nel suo Fiat è racchiuso il mistero dell’amore di Dio che cerca la collaborazione di ciascuno di noi. Ci affidiamo alla sua preghiera di Madre, Lei che ha accolto la buona notizia, dimentica di sé, “in fretta” l’annuncia ai poveri, agli ultimi, ai piccoli, come anticipo di “cieli nuovi e terra nuova”. Ottienici Madre, la gioia la gridare con tutta la nostra vita: Vieni Signore Gesù, vieni nel tuo giorno senza tramonto per mostrarci finalmente e per sempre il tuo volto. Amen