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Messa in Coena Domini: "servi per amore come Gesù"

Scritto da Vescovo, Luigi Antonio Cantafora. Postato in La parola del Vescovo

 

 

 

 

Carissimi, il brano della lavanda dei piedi che abbiamo ascoltato, è il centro della liturgia odierna. Da questo momento in poi il dialogo di Gesù con i suoi diventa più intimo, più confidenziale. Egli consegna loro parole e gesti perché possano accogliere il suo amore e prepararsi alla consegna della sua vita fino alla fine: «avendo amato i suoi che erano nel mondo li amò sino alla fine». Egli considera i suoi discepoli come “amici”, si confida e mentre intorno a Gesù c’è un contrasto di luce e di tenebre, di ostilità e odio, Egli cammina avanti a noi nella consegna di sé per amore. Siamo nel contesto dell’ultima cena. La liturgia ci ha preparato con le letture che precedono il Vangelo che hanno rievocato la Cena pasquale ebraica a cui Gesù partecipa con i suoi discepoli. In questa situazione, nel bel mezzo della Cena, Gesù compie il gesto della Lavanda dei piedi. È un gesto nuovo, inusuale, che lascia stupiti gli stessi discepoli. L’istinto di Pietro, che in realtà dà voce al pensiero dei più, è di sottrarsi, di resistere, pensando a un Dio che si fa servire e non che serve, o in nome di una certa discrezione umana, o per vergogna, o per una sorta di pudore che potrebbe avere il sapore dell’alterigia. È l’atteggiamento di chi non vuole essere coinvolto nel circuito di uno sconfinato amore, com’è quello di Gesù. In questa resistenza a lasciarci amare, ci possiamo rispecchiare tutti! Difficilmente ci arrendiamo al suo amore, forse per stabilire una nostra autonomia, o pensando di promuovere la nostra libertà, o finanche per smania di protagonismo! Allo stesso modo, non sono umili gli altri discepoli solo perché si lasciano lavare i piedi dal maestro. Il vero umile è Dio che si china su di noi per lavare i nostri piedi. Questo servizio da schiavo che in genere avveniva prima del pasto, ora qui, nel cuore della cena, vuole esprimere ben altro che una semplice abluzione. È un gesto straordinario, esemplare. Che cosa significa? È un gesto profetico, enigmatico, un insegnamento magistrale che diventa invito concreto per noi: «Se io, che sono Signore e maestro ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavarvi i piedi l’un l’altro». È un gesto profetico perché anticipa il significato profondo di ciò che accadrà nella croce, è enigmatico perché è difficile da accettare per noi, è però un insegnamento perché ci spinge a uscire da noi stessi e a donarsiNon solo. C’è di più. C’è il mistero di Dio che abbraccia tutta la nostra umanità. Lavandoci i piedi, ci lava tutto, ci ama fino in fondo. Gesù si mette a totale nostra disposizione, si consegna nelle nostre mani. Solo Dio può agire così. Noi di solito reagiamo, ci opponiamo, resistiamo, viviamo certe umiliazioni come ingiustizia, non ci pieghiamo, non vogliamo adattarci. Siamo profondamente ribelli. Emerge sempre la nostra fatica a interiorizzare il perenne insegnamento della vera Carità. Ma Dio Padre acconsente che suo Figlio Gesù si faccia totalmente dono per gli uomini. E Gesù accondiscende il volere del Padre. Egli non è figlio ribelle, ma figlio amato che fa ciò che il Padre vuole. Egli è il totalmente donato. Non si appartiene, si dona. Si tratta di assumere nella nostra vita la dimensione di servo per amore, come Gesù, come ha cantato in modo mirabile l’apostolo Paolo: «umiliò se stesso assumendo la forma di servo». E tutto ciò avviene nonostante l’ombra delle figure di Giuda e di Pietro. Il primo è totalmente chiuso all’amore di Dio ed è un monito forte per noi. Il secondo ci rivela tutta la nostra fragilità. Lasciarci lavare i piedi significa allora lasciarci amare, accogliere la disponibilità di Dio per noi, ma allo stesso tempo, significa anche che il senso della nostra esistenza è, per tutti e per ciascuno, amare Dio e il prossimo attraverso il dono di sé per il bene dei fratelli e, di sicuro, per il bene anche nostroLo vogliamo veramente? Lo desideriamo?