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Intervento del Vescovo alla presentazione del dossier "Lavoro indecente"

Scritto da Luigi Antonio Cantafora, vescovo. Postato in La parola del Vescovo

 

 

Carissimi, la presentazione del volume “Lavoro indecente” costituisce uno dei tre momenti pensati dalla diocesi lametina per vivere la prima giornata mondiale dei poveri, indetta da Papa Francesco. Dopo i due significativi momenti di preghiera: la veglia di venerdì scorso con il mondo del volontariato e le associazioni, la S. Messa nella Fazenda domenica pomeriggio, prosegue il tempo della riflessione e della consapevolezza. Infatti sono tre gli obiettivi che la giornata mondiale dei poveri si propone. Il primo è “accorgersi” della presenza dei poveri accanto a noi, che non sono gli ultimi, gli esclusi o i diversi, ma i testimoni della presenza di Dio che interpella ciascuno di noi a farsi prossimo. Il secondo obiettivo di questa giornata è “conoscere” gli altri non solo per rispettarli ma anche per lasciarsi coinvolgere da loro. Per lavarsi i piedi a vicenda. Chi sono i poveri oggi nel mio territorio? Occorre conoscerli per poter stringere con loro delle relazioni fraterne e significative. Su questo punto anche il santo Padre Francesco insiste molto nel suo messaggio per questa giornata, per evitare la cultura dello scarto e incentivare l’accoglienza reciproca. Il terzo obiettivo è “favorire” una cultura che apprezzi la giustizia economica, curando il ruolo e la dignità del lavoro umano. In questo, la Dottrina sociale della Chiesa si accorda a molte Costituzioni statali, anche a quella italianaDi fronte alle ingiustizie economiche, allo sfruttamento e perfino alla tratta delle persone, non possiamo tacere. Così, volendo dare voce alla denuncia e alla condanna nei confronti di ogni tipo di esclusione e di emarginazione, è necessario conoscere le soglie o i margini dove abbiamo relegato le nostre sorelle e i nostri fratelli poveri. Lo studio di cui parleremo oggi mette in luce un aspetto rilevante nella nostra terra, quello del lavoro “indecente”, perché non degno della persona, perché svolto in modo ingiusto, perché offensivo della dignità. Tutto ciò non è lavoro. È altro! Questo volume raccoglie l’indagine portata avanti dalla Comunità Progetto-Sud sulla condizione dei braccianti stranieri nell’area lametina. L’indagine, che con precisione riporta dati e statistiche, intende far aprire gli occhi sulla triste realtà di un lavoro umiliante, molto simile alla schiavitù e purtroppo ancora attualeInfatti, esso non possiamo definirlo “lavoro umano” quando non nobilita nessuno: né chi è costretto a subirlo, né chi sfrutta le persone come mera forza lavoro, né noi che abitiamo questa terra e che assistiamo inerti a questa ingiustizia. «Il lavoro è “per l’uomo”, e non l’uomo “per il lavoro”. […] Ogni lavoro si misura soprattutto con il metro della dignità del soggetto stesso del lavoro, cioè della persona, dell’uomo che lo compie». (Giovanni Paolo II, Enciclica Laborem Exercens, 6Ringrazio i curatori del libro: Francesco Carchedi, Marina Galati, Isabella Saraceni, l’editore, il dott. Florindo Rubbettino e particolarmente la Comunità Progetto-Sud con don Giacomo Panizza, per il lavoro attento e di sensibilizzazione delle coscienze che stanno portando avanti. Il valore indiscusso di quest’opera sta nel fatto che è il primo studio svolto in maniera sistematica e scientifica, sulla piaga dello sfruttamento lavorativo dei migranti nella nostra diocesi. Diviene fondamentale partire dai dati e non da punti di vista basati su impressioni o sul sentito dire, tantomeno partendo da ideologieÈ importante comprendere i termini della questione lavorativa per poter aprire gli occhi su una realtà complessa e talvolta tragica, che non pochi, semplicisticamente, intendono ignorare facendo finta di non vedere. Invece, il lavoro modella la vita di senso, di ruolo sociale e - per i cristiani – di collaborare con Dio a coltivare e custodire amorevolmente il creato. Come ci ricorda il Vangelo del Buon Samaritano, la salvezza èla nuova possibilità di ricominciare la vita vera, quando Qualcuno vede, si ferma e soccorre il povero. Altri invece “passano oltre”, come se non vedessero. Vi ringrazio per questo lavoro e per questa opportunità data alla nostra Chiesa e alla nostra società. Ora resta la parte più ardua: “passare dalle parole ai fatti”. Il Santo Padre Francesco ha voluto queste parole di San Giovanni come slogan e contenuto della giornata dei poveri: “Non amiamo a parole, ma con i fatti”. Siamo chiamati a misurarci con i fatti e l’amore non ammette alibi. Chi intende amare come Gesù ha amato, deve fare proprio il suo esempio; soprattutto quando si è chiamati ad amare i poveri” (Messaggio del Santo Padre per la Giornata dei Poveri). Tutto questo sia un richiamo alla nostra coscienza di credenti. Sia un monito, perché solo attraverso la condivisione con i poveri la nostra presenza cristiana nel mondo può farcidiventare più veri e credibili. La differenza sta nel trasformare la fatica di coloro che sono “poveri di lavoro” in “sudore della fronte” per il loro riscatto e per coloro che li aiutano. In particolare, siamo chiamati a “far strada ai poveri” in modo che attraverso il lavoro dignitoso essi possano far fruttificare i loro talenti come dono a sé stessi e all’umanità.