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Una vita che invita

Giuseppe Moscati

Gigliotti Saveria Maria · 5 anni fa

Giuseppe Moscati nasce il 25 luglio 1880 a Benevento, settimo di nove figli del magistrato Francesco Moscati e di Rosa De Luca, dei marchesi di Roseto. Nel 1881 la famiglia Moscati si trasferisce a Napoli ove dal 1889 al 1894 Giuseppe compie i suoi studi liceali al "Vittorio Emanuele ", conseguendo con voti brillanti la licenza liceale nel 1897, all'etá di 17 anni. Intraprende gli studi universitari presso la facoltà di Medicina a Napoli. Questa decisione è influenzata dal dramma della morte del fratello Alberto, tenente di artiglieria, curato per anni da Giuseppe che sperimenta l’impotenza dei rimedi umani a fronte dei conforti religiosi che danno pace e serenità. Giuseppe Moscati dimostra una sensibilità acuta per le sofferenze fisiche altrui. Il 4 agosto 1903 consegue la laurea in medicina con pieni voti e diritto alla stampa e dopo cinque mesi diviene assistente ordinario negli Ospedali Riuniti di Napoli; dal 1904 presta servizio all'ospedale degli incurabili a Napoli e organizza l'ospedalizzazione dei colpiti di rabbia salvando personalmente i ricoverati nell'ospedale di Torre del Greco durante l'eruzione del Vesuvio nel 1906. Dal 1911 insegna" Indagini di laboratorio applicate alla clinica " e " Chimica applicata alla medicina ". Insegna a numerosi laureati e studenti semeiologia e casuistica ospedaliera, clinica e anatomo-patologica. Celebre e ricercatissimo nell'ambiente partenopeo, conquista una fama nazionale ed internazionale per le sue ricerche i cui risultati vengono pubblicati in riviste scientifiche italiane ed estere. Moscati è uno scienziato di prim'ordine e per lui non esistono contrasti tra fede e scienza: come ricercatore è al servizio della verità e la verità non è mai in contraddizione con se stessa né con la Verità eterna. L'accettazione della Parola di Dio e la fede sono per lui la sorgente di vita, il rapporto caldo ed entusiasta con Dio e dei nostri rapporti con Lui. Moscati vede nei pazienti il Cristo sofferente, lo ama e lo serve in essi. è questo slancio di amore che lo spinge a prodigarsi senza sosta per chi soffre; non aspetta i malati ma va a cercarli nei quartieri più poveri ed abbandonati, li cura gratuitamente e li soccorre con i propri guadagni. E tutti, specie i più miseri, intuiscono la forza divina che anima il loro benefattore e Moscati diventa l'apostolo di Gesù: annuncia il Vangelo con la sua carità e con il modo in cui vive la sua professione di medico e avvicina tutti gli uomini oppressi e assetati di verità e di bontà. Il fuoco dell'amore accresce con gli anni in Giuseppe Moscati. Il servizio medico cresce costantemente, ma si prolungano pure le sue ore di preghiera e i suoi incontri con Gesù sacramentato. Quando, il 12 aprile 1927, Moscati muore improvvisamente, stroncato in piena attività, a soli 46 anni, la notizia del suo decesso vola in tutti i quartieri: "è morto il medico santo". Egli seppe armoniosamente combinare le doti umane con una fede profonda e vissuta fino alla vetta della santità per divenire modello per tutti i cristiani e particolarmente per i medici che possono trarre, dall’incontro con la sua persona, ispirazione, esempio e conforto nel cammino umano e professionale. Ebbe un’educazione religiosa seria e profonda e una buona formazione culturale; si distinse per l’impegno e le doti eccellenti che lo portarono a ripetuti successi negli studi, dal liceo all’università; voleva lenire il dolore fisico e lo smarrimento spirituale dei fratelli colpiti dalla malattia. Presso l’Ospedale degli Incurabili portò il calore del suo entusiasmo e la luce della sua fede e iniziò ad essere attorniato da gruppi di giovani studenti e medici ansiosi di apprendere il segreto della sua arte. Mortificando la sua ambizione terrena era libero di dedicarsi ai suoi malati, i primi a cui pensare; poté continuare ad essere professore e maestro capace di trasmettere le discipline mediche e la sua forte spiritualità, lasciando un segno duraturo in numerosi allievi come si evince dalle loro testimonianze appassionate. Moscati dava molta importanza alla visita, al colloquio con l’ammalato, ai sintomi e si aggiornava continuamente. Cercò di curare il tenore Enrico Caruso dopo vari consulti medici in America. Moscati diagnosticò come nessuno dei luminari consultati, trovò Caruso grave e purtroppo affetto da un male incurabile. Caruso pochi giorni dopo morì, malgrado i tentativi generosi di Moscati. Gli episodi narrati sulle straordinarie doti del medico napoletano sono numerosi e dove, pur bravo, non trovava la soluzione del problema, si affidava umilmente alla preghiera, riconoscendo il proprio limite ed affidandosi alla luce della grazia. Giuseppe Moscati si accostava quotidianamente all’Eucaristia e trascorreva molte ore in Adorazione del Santissimo Sacramento. Ebbe una particolare devozione per la Vergine Maria e festeggiava le ricorrenze con digiuno e preghiera. La sua fede era accompagnata da una viva carità quotidiana, viveva in modo esemplare la vita familiare e lavorativa e guardava con predilezione i poveri. Fu definito dai colleghi “medico dei poveri”. Lo spingeva verso di essi l’amore a Gesù, di cui scorgeva l’immagine nei più sventurati, per le malattie fisiche e per la miseria materiale o morale. I suoi onorari erano molto bassi tanto da suscitare le lamentele dei colleghi. Non possedeva auto che gli sarebbe stata utile nell’esercizio della professione. A 34 anni il santo fece voto di castità offrendolo a Maria Immacolata, vivendo la professione di medico come apostolato, mantenendo la laicità. Giuseppe Moscati seppe ammirare la bellezza di Dio nell’opera del creato e nell’arte. Napoli fu coinvolta nel lutto con dimostrazioni di affetto, riconoscenza e dolore per la sua scomparsa. Il vuoto che lasciava fu superato alla luce della fede e ben presto si iniziò a pregarlo come Santo. Molti coloro che visitava la sua tomba, per lo più poveri e umili, i suoi pazienti. Alla famiglia giungono tante lettere, per tutti Moscati è il “santo di Napoli”. Numerose le grazie attribuite al lui e il 25 ottobre 1987 Giovanni Paolo II lo proclama Santo. Bella una preghiera di Moscati a Gesù ritrovata dalla sorella: “Mio Gesù amore! Il vostro amore mi rende sublime; il vostro amore mi santifica, mi volge non verso una sola creatura, ma a tutte le creature, all’infinita bellezza di tutti gli esseri, creati a vostra immagine e somiglianza”. Ad un allievo appena specializzato scrive: “In tutte le vostre opere, mirate al Cielo e all’eternità della vita e dell’anima”. Da un appunto trovato dalla sorella : “Ama la verità, mostrati quel che sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se tormento e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio”. Ad un collega che partecipava a un concorso per medico condotto scrive: “… ricordatevi che vivere è missione, è dovere, è dolore! Ricordatevi che non soltanto del corpo vi dovete occupare, ma delle anime gementi, che ricorrono a voi. Quanti dolori voi lenirete più facilmente con il consiglio e scendendo allo spirito, anziché con le fredde prescrizioni da inviare al farmacista! Prendete ispirazione da Dio per la carriera futura…” . Da una lettera a un collega: “Il medico si trova in una posizione di privilegio …..beato quel medico che sa comprendere il mistero di questi cuori e infiammarli di nuovo”. Bellissimi questi pensieri tratti lettere e appunti ritrovati: “Gli ammalati sono le figure di Gesù Cristo. Molti sciagurati, delinquenti, bestemmiatori vengono a capitare in ospedale per disposizione della misericordia di Dio, che li vuole salvi! Negli ospedali la missione delle suore, dei medici, degli infermieri è di collaborare a questa infinita misericordia, aiutando, perdonando, sacrificandosi”. “Quali che siano gli eventi, ricordatevi di due cose: Dio non abbandona nessuno. Lasciamo fare a Dio! E vedrete che chi non abbandona Dio, avrà sempre una guida nella vita, sicura e dritta”. “E dunque! Su, al lavoro!” “Amiamo il Signore senza misura …riponiamo tutto il nostro affetto, non soltanto nelle cose che Dio vuole, ma nella volontà dello stesso Dio che le determina”. “Non dimentichiamo di fare ogni giorno, anzi ogni momento, offerta delle nostre azioni a Dio, compiendo tutto per suo amore”. Un messaggio ancora attuale rivolto a chi opera nel settore in cui operò Moscati, una vita che invita.