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Psicologia e dintorni

L'invisibilita' crea l'imponderabile...

Lia Pallone · 29 giorni fa

Il covid-19, un'entità invisibile stravolge la vita di tutti improvvisamente e a distanza di mesi e mesi dà la netta sensazione di aver “inscenato” perfettamente l'“imponderabilità dell'esistenza umana”. Per tutti le barriere del controllo e dell'autocontrollo sono crollate di fronte a questo aspetto della natura impalpabile.
Così, immersi nella seconda ondata di contagi da coronavirus, guardando indietro facciamo il bilancio dei danni lasciati dalla prima: i tanti morti, i tanti che si sono ritrovati in stati di precarietà economiche più o meno gravi, di grave malessere psicologico per lo smarrimento dovuto al repentino cambio dello stile di vita, per la lontananza dagli affetti o per la definitiva improvvisa separazione dalle persone care.
Un occhio particolare lo rivolgiamo al Nord del nostro Paese dove l'incidenza del fenomeno ha certamente superato ogni aspettativa amplificando tutte le negative conseguenze fin qui descritte.
Il Sud Italia e la nostra realtà circoscritta ha, invece, vissuto la drammatica eco della pandemia vivendo del lockdown l' incombenza della chiusura e delle innumerevoli restrizioni, il carico emotivo dell'imminente contagio ma anche, vantaggiosamente, il doversi fermare a tutti i costi dalla corsa senza fiato che la vita odierna è diventata ed impone.
Una pausa per tanti, una opportunità di vivere seguendo il proprio bioritmo, il recupero della “lentezza del gesto” e delle relazioni intrafamiliari spesso relegate a contatti sfuggenti e privi dei necessari significati affettivi.
I bambini, soprattutto loro, pur lamentando l'assenza della compagnia dei pari, nella mia esperienza post Covid -19 (prima fase) hanno potuto apprezzare la presenza dei genitori in casa, il non dover correre al mattino per raggiungere la scuola, il poter fare colazione, pranzo e cena insieme e, insieme, poter fare la “fantomatica pizza”, divenuta simbolo di questa Italia che si è fermata, riscoprire che mamma e papà sanno giocare come bambini…nei colloqui post covid-19 il desiderio espresso è che almeno la mamma resti a lavorare in casa perché “finalmente è stata a casa con noi ”, espressione sulla quale il mondo del “post Covid 19” sta già riflettendo nell'impianto di un nuovo ordine nel mondo del lavoro femminile.
Nondimeno, sono mancate nel nostro contesto situazioni di criticità: si pensi alle istituzioni scolastiche e di quanto contenimento sociale siano capaci. Pur non sempre attrezzate ad accogliere situazioni problematiche, dalla violenza domestica, alla trascuratezza di contesti sociali e culturali deprivati e “deviati”, alle condizioni di disabilità che esse accolgono, sostengono e riparano dall'isolamento, la chiusura delle stesse ha privato tanti bambini e adolescenti in difficoltà della speranza quotidiana dell'accoglienza e della protezione che ogni docente sa di dover mescolare e profondere nella promozione del percorso didattico.
Gli insegnanti rappresentano per molti minori le “figure di riferimento” cui ispirare la propria necessità di “identificazione con l'adulto” per crescere con un sano bagaglio di regole e valori, laddove la propria famiglia non ha le risorse per garantire l'evoluzione del processo di crescita educativa ed affettiva.
E' a loro, in particolare, che corre il pensiero. La nuova ondata di contagi, allo stato, preoccupante anche nel nostro contesto, depriverebbe ancora una volta bambini ed adolescenti da quanto godibile nel contesto-scuola oltre ad aumentare il rischio di isolamento dovuto alla mancanza di mezzi di comunicazione alternativi a garanzia della partecipazione alla didattica a distanza.
Ne deriva che il senso di responsabilità che deve animare ognuno di noi, in questa fase, nel rispettare tutte le norme per il contenimento del virus, deve, altresì, oltrepassare il senso dell'incombente rischio individuale e tenere presenti tutte le conseguenze che un'intera comunità, a maggior ragione nelle sue maglie fragili, potrebbe subire .
La “ tutela del bene comune” deve essere l'ispirazione nel contenimento di questa incombente seconda ondata, e si spera resti, l'unica e la più ricca eredità “morale” della sofferta epoca del coronavirus.