·

Chiesa

Carlo Acutis e' il nostro Paradiso

Francesco Polopoli · 19 giorni fa

Il cuore della Chiesa è pieno di Santi giovanissimi, che hanno dato la loro vita per l'Altissimo, molti dei quali fino al sacrificio ultimo di se stessi. Sono stati, e qui mi ripeto con Papa Francesco, preziosi riflessi di Cristo giovane per stimolarci e farci uscire dalla sonnolenza. Eppure, in questo momento, corriamo il rischio di semi-addormentarci tra riflessioni che non appartengono a chi, ad oggi, e non per i nostri meriti, sta in-croci-ando il medesimo pezzo di strada: così facendo il pericolo è di rimanere sul piano “delle fotocopie”, per perdere “quell'originalità” di vangelo domestico, predicato da qualcuno di loro, come questo quindicenne, appena innalzato agli onori degli altari, ad Assisi, il dieci ottobre scorso. Esempi di questo genere mostrano di cosa sia capace questa fascia d'età, quando si apre ad un incontro vero di fede: non perdiamolo di vista, per dirigerci al largo, seguitando la via, la verità e la vita, che sono i tre sostantivi dell'Eterno. Per inciso, ci sono state anche persone straordinarie che ci hanno lasciato la testimonianza di un altro modo di vivere la giovinezza spirituale, pur essendo più avanti negli anni. Penso a San Francesco di Paola, il cui epiteto di “Vecchierello” incolla la fede di tutti senza fare distinzione di numero di anni: non c'è dubbio veruno, al riguardo! Il nostro Acutis gli si può affiancare come brillante giovinetto: francescano, pure lui, mi va di ricordarlo! Il vecchio ed il bambino, nella melodia della Provvidenza che tutto vede di bene in meglio. Saperlo calabrese non può che riempirci di gioia: altra ventata di grazia, non cade foglia che Dio non voglia, eh sì! Attraverso la santità dei giovani la Chiesa può, allora, rinnovare sia l'ardore spirituale che il suo vigore apostolico: senza farne gap generazionale, il nostro Pontefice guarda alla freschezza della loro gioventù anagrafica, per trasmettere il calore di tutta un'attenzione più adulta nei confronti del prossimo. San Filippo Neri, a rammemorare un vangelo personificato, per ritrovarsi in Paradiso sulla Terra, guardava i più piccoli: il cielo era stampato nella loro energia rigenerante. Carlo ci ha regalato la stessa porzione di azzurro: zitto zitto praticava la sua charitas, senza che nessuno se ne accorgesse, madre compresa, di cui mi resta, tutte le volte che ci penso, l'immagine struggente delle sue braccia penzolanti, durante la messa di beatificazione, dietro il cuore del figlio, a croce e delizia di due momenti d'animo drammaticamente simultanei, il venerdì santo a nostra pasqua di resurrezione. E non trascuro il papà, il cui scambio di parole con il celebrante produce un'altrettanta tenerezza di compostezza familiare. Si dice che il buon seme germogli e maturi con la discrezione di Madre Natura: trovo esplicitato le ragioni per cui il neoBeato sia un piccolo grande amico di Gesù, aggiungendo poco o nulla, a tal punto! Le opere bastano a parlare di lui, il resto è già troppo! Quelle sono essenziali per coglierne l'essenza, il frutto di fede, cioè, al di là delle frasi slogan con cui ce lo rappresentano, di cui una, fortemente webbista, è “Eucaristia. Autostrada per il cielo”. Saperle significa soprattutto tradurle, trasferirle alle azioni perché non restino modi di dire e basta. Benché sia diventato il caso più gettonato del web, scusandomi per l'infelice modo con cui lo esprimo, Carlo non ci chiede di essere suoi fans o, peggio ancora, suoi followers, mettiamocelo in testa! Ci invita ad essere suoi operai, come lo è stato lui vita natural durante. Di questo sento il bisogno: di verità per lui con Lui. Semplicemente questo: nient'altro di più. Era un ragazzo dei suoi tempi: utilizzava i sussidi informatici da nativo digitale. Certo, aveva spiccate capacità, balza agli occhi di tutti: la mostra sui miracoli eucaristici inquadra, poi, caratterialmente parlando, un ragazzo dalle idee chiare e dalla fede certa. In tutto ciò la rima del suo sorriso la immagino sempre sostenuta dal contegno, come nel preannuncio della sua morte, fermata ad un applauso non rumoroso. Influencer, beh, è una voce lessicale un po' abusata, la userei meno possibile: come se volessimo fare concorrenza alla vita di tutti i giorni. Ne abbiamo di influencer e fashion blogger: gli esempi abbondano in lungo ed in largo. La diversità sta nel fatto che Carlo non ha che fare con questo trendy social marketing. Appartiene al tempo di Dio che non segue mode e tendenze se non la buona novella da sempre. Se il nostro giovanissimo fosse vissuto un secolo fa, si sarebbe ingegnato allo stesso modo, con strumenti diversi, per lo stesso fine. Lui a questa destinazione si era votato con disarmante semplicità: “morire in Cristo morendo”, amico di tutti, nella città più ecumenica della nostra Italia. Per amore documentario mi piace riproporre le parole del Santo Padre come orante meditazione: affinché la giovinezza realizzi la sua finalità nel percorso della vita, dev'essere un tempo di donazione generosa, di offerta sincera, di sacrifici che costano ma che ci rendono fecondi”. Se c'è poesia, infine, che può essere prestata ad una sua descrizione, la scelta non può discostarsi dalla cattedra petrina, che è la bussola di orientamento cui indirizzare le nostre riflessioni, per non uscire fuori dal seminato:


Se per recuperare ciò che ho recuperato

Se per recuperare ciò che ho recuperato
ho dovuto perdere prima ciò che ho perso,
se per ottenere ciò che ho ottenuto
ho dovuto sopportare ciò che ho sopportato,

se per essere adesso innamorato
è occorso essere stato ferito,
ritengo giusto aver sofferto ciò che ho sofferto,
ritengo giusto aver pianto ciò che ho pianto.


Perché dopo tutto ho constatato
che non si gode bene del goduto
se non dopo averlo patito.

Perché dopo tutto ho compreso
che ciò che l'albero ha di fiorito
vive di ciò che ha sepolto.

(Francisco Luis Bernárdez)

Qui sta il verso di Carlo, Dio-incidentemente: la conversione al caro prezzo della sua vita, almeno per me, è così!