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Psicologia e dintorni

L'uomo "violento" e la strategia della prevenzione

Lia Pallone · 5 mesi fa

"L'uomo ha bisogno di essere attenzionato, oggi ancor più in quanto la violenza è fenomeno presente tra i giovani maschi"

La fine di ogni anno ripropone il tema della violenza femminile in numeri: la “pandemia” ha fatto contare molte denunce telefoniche di violenza domestica cui non sono seguite regolari denunce alle forze dell'ordine. Segni che l'isolamento ha ulteriormente esacerbato condizioni di malessere relazionale di coppia e di famiglia impedendo, altresì, che le stesse avessero il giusto risvolto giudiziario o, perlomeno, la messa in protezione delle vittime di abuso. Emerge, inoltre, che in Italia il problema della violenza sulle donne e dei femminicidi è affrontato quasi esclusivamente dal lato della vittima. Le donne, infatti, hanno in molti casi la difficoltà di individuare precocemente il loro persecutore pur avendone ormai i mezzi; faticano ad abbandonare un atteggiamento salvifico che contraddistingue molte per natura e/o educazione ricevuta; mantengono una sudditanza quasi a dover essere sempre pronte a pianificare le storture familiari e a “sacrificarsi”. L'uomo, nel frattempo, è lasciato solo ad agire abusi e violenze, vittima egli stesso della sua sofferenza dalla quale, spesso, da solo non riuscirà ad emergere. In questo scenario , nel quale è palese che sono solo apparenti le deflessioni numeriche, ancora poco è lo spazio dedicato ai programmi di trattamento per uomini maltrattanti , assenti al centro e sud rispetto al nord dell'Italia.
Nella nostra regione non si registrano ad oggi strutture pensate in tal senso , un grande vuoto che lascia scoperti luoghi di necessaria “mediazione” fra le parti interessate: l'abusato e l'abusante da sostenere in un processo di abbandono delle dinamiche che si instaurano cementando percorsi di violenza.
L'uomo ha bisogno di essere attenzionato, oggi ancor più in quanto la violenza è fenomeno presente tra i giovani maschi. Il bullismo e la microcriminalità ne sottolineano il crescendo sociale , fenomeni questi ultimi aggravati da problemi di organizzazione delle personalità e di vere condizioni psicopatologiche la cui origine è rintracciabile non solo in ambiti deprivati culturalmente ed economicamente, ma anche negli ambienti della media ed alta borghesia o, semplicemente, in contesti familiari inadeguati nella trasmissione dell'affettività e nella modulazione delle emozioni più dirompenti.
Ad una educazione patriarcale e sessista che trova la sua espressione in comportamenti autoritari e violenti va in fretta sostituita una preventiva educazione al riconoscimento dei sentimenti e delle emozioni , specie le più rabbiose, per apprendere che esse possono essere espresse attraverso il sano percorso della condivisione con gli specialisti del settore ed in gruppi terapeutici finalizzati per essere risolte.
Come si diceva, manca un pezzo intero nella catena del recupero di tutto un mondo maschile che nel tempo e a fronte della emancipazione femminile, ha dato gravi segni di cedimento.
Necessiterà una doverosa riflessione dei servizi sociali e sanitari su quanto agire , per mandato, a tutela della donna e dell'uomo, altrettanto bisognoso di professionali ed umane attenzioni.