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(Dia)logos

Un classico in... dialetto

Francesco Polopoli · 1 mese fa

Così, per diletto, mi va di riproporre un testo cult del primo cinquantennio del Novecento in dialetto lametino: solo per diletto, come riscrittura, compendiata da qualche riflessione cristiana, nient'altro di più!

Ed è subito sera
di Salvatore Quasimodo

Ognuno sta sul cuor della terra,
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

Da noi, in lametino, si potrebbe dire:

Ogni ùaminu si 'ndi sta sulu a 'sta terra,
cridìandu d'èssari allu centru du mondu,
ccu la sfera du suli 'ncùallu alla facci sua:
ed è 'mbeci arrivata ppi d'illu sùbitu 'a sira.

La vita dona infatti all'uomo un filo di calore e di speranza, di felicità, proprio come un raggio di sole, ma nello stesso tempo lo ferisce come una spada, lo trafigge, facendolo soffrire: pensiero quasimodiano nel suo logos lirico.
Visione, questa, che un buon cristiano trascende grazie a quell'oltre che una fede certa sa nutrire: la pasqua, alla lettera, nel nome dell'etimologia, infatti, non è “memoria di passione così come nutrimento?”. Per Verbo, nei verbi della classicità con cui il Nuovo Testamento ci è stato tramandato: il greco ed il latino, cioè!
Un'ultima postilla ad ammonimento: con l'avvento di internet ci stiamo creando un tessuto di relazioni umane, di amicizie molto spesso virtuali. Siamo proprio sicuri che questo nuovo modo di fare rete non sia solo fittizio e non ci faccia piombare in una solitudine maggiore di quella descritta dal nostro Quasimodo?! Talvolta bussa da me qualche dubbio…