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Mater Ecclesiae

Il principio Mariano-Petrino della Chiesa

Don Giuseppe Fazio · 2 mesi fa

La santità di ogni cristiano ha il suo fondamento nel sacramento del battesimo, che dona ai fedeli la grazia santificante, la luce per conoscere il Vangelo e la forza per viverlo nel quotidiano della propria vita. Attraverso il battesimo, il cristiano è abilitato a «offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo» (1 Pt 2,5), vivendo così la propria vocazione sacerdotale, il sacerdozio comune descritto dal Concilio Vaticano II nella “Lumen Gentium” al nr. 10: «Cristo Signore, pontefice assunto di mezzo agli uomini (cfr. Eb 5,1-5), fece del nuovo popolo «un regno e sacerdoti per il Dio e il Padre suo» (Ap 1,6; cfr. 5,9-10). Infatti per la rigenerazione e l'unzione dello Spirito Santo i battezzati vengono consacrati per formare un tempio spirituale e un sacerdozio santo, per offrire, mediante tutte le attività del cristiano, spirituali sacrifici, e far conoscere i prodigi di colui, che dalle tenebre li chiamò all'ammirabile sua luce (cfr. 1 Pt 2,4-10). Quindi tutti i discepoli di Cristo, perseverando nella preghiera e lodando insieme Dio (cfr. At 2,42-47), offrano se stessi come vittima viva, santa, gradevole a Dio (cfr. Rm 12,1), rendano dovunque testimonianza di Cristo e, a chi la richieda, rendano ragione della speranza che è in essi di una vita eterna (cfr. 1 Pt 3,15)».
Tale sacerdozio spirituale trova la sua prima fondamentale realizzazione nella figura materna di Maria ai piedi della croce e nell'attuazione del suo sacrificio di obbedienza al Padre (cf. Lc 1,38): la sua corrispondenza al dono di grazia proveniente da Cristo è stata totale e continua, al punto che il Concilio Vaticano II ha chiaramente evidenziato la cooperazione materna della Vergine Maria (in modo subordinato) alla redenzione operata da Cristo (cf. Lumen Gentium, 56).
Giovanni Paolo II, nella Lettera Apostolica “Mulieris dignitatem” (1988) al nr. 27 afferma che la Vergine Maria «precede tutti sulla via verso la santità; nella sua persona la Chiesa ha già raggiunto la perfezione, con la quale esiste immacolata e senza macchia (cf. Ef 5, 27). In questo senso si può dire che la Chiesa è insieme “mariana” ed “apostolico-petrina”».
Il fondamento del primato petrino della Chiesa è riassunto dalle parole che Gesù disse direttamente a Pietro: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16, 18-19). Il principio o profilo mariano della Chiesa ha il suo fondamento nella la presenza di Maria “presso la croce” di Gesù, che costituisce il momento più elevato della sua partecipazione materna all'opera redentrice di Cristo.
Possiamo quindi parlare di un principio mariano-petrino della Chiesa. Però, la dimensione ecclesiale mariana, pur essendo complementare a quella petrina, la precede. Infatti «Maria, l'Immacolata, precede ogni altro, e, ovviamente, lo stesso Pietro e gli apostoli, non solo perché provenendo dalla massa del genere umano che nasce sotto il peccato, fanno parte della Chiesa "sancta ex peccatoribus", ma anche perché il loro triplice munus non mira ad altro che a formare la Chiesa in quell'ideale di santità che è già preformato e prefigurato in Maria. […] Maria è regina degli apostoli, senza pretendere per sé i poteri apostolici. Essa ha altro e di più» (Giovanni Paolo II, Allocuzione ai Cardinali e ai Prelati della Curia Romana, 22 dicembre 1987, n.3).
Tale principio mariano, descritto da Giovanni Paolo II come fondamentale e caratterizzante la Chiesa quanto il profilo apostolico e petrino, è stato introdotto nella discussione teologica contemporanea dal teologo svizzero H.U. von Balthasar (1905-1988) nella sua “estetica teologica”, in cui descrive e approfondisce “l'esperienza archetipa della marianità della Chiesa” distinta da quella “archetipa degli apostoli”. Per lui tale esperienza mariana assolve un ruolo essenziale, insostituibile nella Chiesa, e quindi, come il concilio Vaticano II ha integrato Maria nella Chiesa, così ora è necessario integrare la Chiesa in Maria, cioè nella profondità della dimensione della fede, di cui Maria è il prototipo insuperabile (cf. H.U. von Balthasar, La gloire et la croix, Parigi 1965, p. 286).