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(Dia)logos

L'anno giuseppino

Francesco Polopoli · 1 mese fa

Tutti, in ogni luogo, sentono un grande trasporto per lo sposo di Maria: da piccoli lo associamo alla festa del papà, il 19 marzo o a delle filastrocche apprese tra i banchi di scuola (San Giuseppe vecchierello / cosa avete nel cestello? / – Erba fresca, fresche viole / nidi, uccelli e lieto sole! / Nel cantuccio più piccino / ho di neve un fiocchettino,/ un piattino di frittelle / e tant'altre cose belle! / Mentre arriva primavera / canto a tutti una preghiera, / la preghiera dell'amore / a Gesù nostro Signore) o ancora a piatti “votivi” (San Giuseppe ciciararu, dalle nostre parti).
Papa Francesco, sin da subito, ha dato un'impronta giuseppina alla storia petrina della Chiesa universale. Lui e san Giuseppe: una devozione che risale sua alla giovinezza e che ci immette nel cuore della sua vocazione sacerdotale, come testimonia il nostro Pontefice. Non poche volte il giorno giuseppino ritorna nella sua vita, poi: il 19 marzo 2013 - sei giorni dopo l'elezione a Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa tutta – per esempio, Papa Francesco inaugura il suo Pontificato con un'omelia incentrata sul ruolo di custode del padre putativo di Gesù. Colpisce, in tutto questo, anche una sua statua votiva cui è particolarmente affezionato, quella che raffigura san Giuseppe dormiente e che è molto diffusa tra i fedeli sudamericani: fa effetto ed è l'effetto di quanto finora detto. Ma perché un Uomo Santo che dorme, si potrebbe chiedere a questo punto.
Ora tutti sappiamo quanto il sonno sia stato determinante nella vicenda terrena del falegname custode della Sacra Famiglia: Giuseppe che dà ascolto all'Angelo 1) per prendere in sposa Maria, 2) per fuggire in Egitto onde sottrarre Gesù Bambino alla persecuzione di Erode e infine 3) per fare ritorno a Nazaret, una volta morto il malvagio re.
La potenza delle decisioni vien fuori dai suoi sogni, potremmo dire! In una delle omelie di Santa Marta, il 18 dicembre 2018, Francesco si pronuncia in maniera inequivocabile sul suo conto e racconto: «Giuseppe è l'uomo che sa accompagnare in silenzio» ed è «l'uomo dei sogni». «Giuseppe è “custode – insiste altrove -, perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge».
Che quest'anno straordinario, allora, faccia riposare il nostro spirito, per aprirlo vigilantemente alla buona novella: un augurio in piena quaresima per la pasqua di tutti!
I miei personali auguri al nostro carissimo Vescovo