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Psicologia e dintorni

La tuttologia ai tempi del Covid

Lia Pallone · 5 mesi fa

Accanto alla vera epidemia Covid 19, che ha messo in ginocchio un intero mondo, un'altra epidemia, contestuale e non meno pericolosa, si è amplificata in tutti i suoi aspetti dannosi: la “tuttologia”.
La tuttologia non ammette la propria “ignoranza”, non ha necessità di ulteriore approfondimento e confronto con teorie ed ipotesi conoscitive, ma ben si sposa con la “presunzione” di conoscenza e del possesso della verità assoluta, su nozioni o esperienze che subiscono una incongrua quanto insulsa generalizzazione, irrispettosa di chi tanto tempo dedica al sapere scientifico. Ad esempio: se il tuttologo ha avuto la tosse ed ha usato un certo farmaco risolutivo, si sentirà medico e nella possibilità di consigliare a chiunque il da farsi in caso di malattia.
L'epoca attuale ci ha messo di fronte a tuttologi che sanno per certo che non esiste il Covid 19; che sanno quali rimedi medicali e strumentali si usino per il trattamento clinico dello stesso, se i vaccini sono utili o meno; se e quali funzionino meglio di altri quasi facendo vergognare l'Aifa e l'Ema… se e quali effetti si registrino all'atto della inoculazione vaccinale e nei giorni successivi, etc. etc.
Il dilettante tuttologo nasce, peraltro, dalla personale esigenza di controllo di realtà complesse e di alcuni mondi articolati, nei quali non si può entrare limitandone l'approfondimento, che, tuttavia, se abilmente esemplificati in poche teorizzazioni, gli consentono di incidere su spaccati di società nelle quali egli cerca,con faciloneria, affermazione di sé.
In questo nostro tempo, così complesso, la tuttologia esercitata da gente comune ma anche da membri appartenenti alle supreme organizzazioni dello Stato, insieme alla strumentalizzazione politica di eventi ed accadimenti, è stata un aggravio di energie rivolte allo scindere il vero dal falso, il serio dall'inaffidabile, il sentirsi pedina di volontà non sempre trasparenti, specie per coloro che con la malattia hanno dovuto fare i conti.
Un'intera popolazione, a seguito di quanto vissuto e subito, senza esclusione di rango e di professionalità, ad oggi, infatti, accusa “il male di ritorno”, esprimendo stati di disagio psichico in un momento storico nel quale unico impegno dovrebbe essere quello di raccogliere le forze rimaste e continuare, con cautela e con la massima onestà intellettuale, la strenue lotta contro l'invisibile e minaccioso nemico che, nel “chiuderci”, ci ha aperto all'idea che di “virale” non c'è solo il web!