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Spiritualità

La morte non e' la fine dell'amore

Maria Rita Di Cello · 12 giorni fa

È ancora viva nel nostro cuore la gioia della Pasqua. Un Amore folle, che dall'euforia del nuovo regno, ci conduce in un angusto cenacolo. Difronte alla sua morte, il passo sicuro diventa timoroso, la fede vacilla. Ma la morte non è la fine dell'Amore. Non ha chiuso le braccia, le ha aperte sul patibolo, dilatando gli spazi all'infinito. Il suo silenzio sveglia i ricordi, pezzi di vita, verità profonde racchiuse in parole e gesti. Infatti il creatore della vita sperimenta la morte e vive la primogenitura della resurrezione, per redimere l'uomo, ridonandogli la sua originaria dignità. Alle prime luci dell'alba, il grande silenzio sta per concludersi; le prime gemme del nuovo albero della vita, prendono forma. Il silenzio del mondo, si tramuta in leggero mormorio. Le tre piccole croci sono oramai all'orizzonte, si corre per abbracciare la speranza inattesa! L'incredulità e lo stupore passano da viso a viso e le membra si lasciano coinvolgere. “Le prime note, sono quelle di una particolare fretta che prende tutti. Al primo sorgere del sole, di buon'ora una donna, spinta dal grande amore, corre verso il sepolcro dove era stato deposto Gesù. Dietro di lei corrono gli apostoli, gli amici più fedeli del Signore. E dietro gli apostoli noi avvertiamo che tutta l'umanità corre, per non rimanere dietro e per vivere la novità di vita. Intuiamo che l'uomo, non può ristagnare in una vita comoda, tranquilla, indifferente; l'uomo deve correre per annunziare in tutto il creato le grandi meraviglie di Dio e soprattutto per dire a tutti gli uomini che, Gesù Cristo il Figlio di Dio che ha voluto farsi uomo, ha unito nella sua resurrezione tutta l'umanità. In Dio c'è il maggior dinamismo possibile. Egli è sempre presente, la vita universale ubbidisce al suo volere. Segno di grande dinamismo è la cura amorosa che Egli ha verso le sue creature. Quasi un correre per stare vicino ad ognuno ed a tutti. Ed è in questo prendersi cura amorevolmente di tutti è un po' il “correre di Dio”. Corre Dio, non per sé ma per noi, per redimerci, per renderci suoi eredi; non si dà pace finché non abbia perdonato il figlio ribelle o non abbia trovato la moneta perduta. È per questo che tutti noi dobbiamo vivere la corsa della resurrezione, per noi e per tutti i nostri fratelli. Dobbiamo correre per svegliare alcuni, per incitarne altri, per incoraggiare, per smuovere, convincere. Dobbiamo correre per imprimere alla storia il ritmo della corsa che deve orientarsi unicamente verso Dio. Solo chi riesce a stare nella “corsa del divino” può raggiungere il mondo intero e portare dappertutto il messaggio di salvezza, come Maria di Magdala, peccatrice risanata (cit. Seduti a Mensa- Spunti di contemplazione di Nicola Giordano Ed. Vivere In). È la fretta dell'Amore, quella che merita Gesù, la fretta di svegliare la nostra fede impigrita. La bella notizia di Pasqua? Chi deciderà di “amare”, avrà la vita trasformata; diventerà testimone irrequieto, perché,” forte come la morte è l'Amore”.