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Liturgia

Don Francesco Troiani: Dio li fa i miracoli!

Rosario Dara · 11 anni fa

In questi tre mesi che sono arrivato a Roma per studiare teologia dogmatica all’Università Gregoriana, avendo condiviso l’esperienza pastorale nella Parrocchia di San Benedetto Giuseppe Labre, nella zona di Torraccia, ho avuto la grazia di conoscere un prete strano ma anche originale nel suo stile: il parroco don Francesco. Voglio scrivere di lui per ringraziare il Signore per avermelo fatto incontrare sul mio cammino perché sono certo che la sua figura sarà feconda e fonte di benedizione per la mia vita e per la vita di tutti coloro che lo hanno conosciuto direttamente o che ne sentiranno parlare.

Questo prete era strano per me perché aveva una lettura della realtà e dei fatti della vita veri perché radicali e spesso su questo ci “scontravamo” a volte apertamente altre volte cercavo un approccio simpatico, di tenerezza, lui mi guardava, stava in silenzio ma non addolciva quello che mi aveva detto.

Un dialogo soprattutto custodisco nel cuore, come suo testamento spirituale, un venerdì sera abbiamo parlato dalle 9 alle 11.

Abbiamo discusso di tante cose, ma alcune sue condivisioni e modi di vedere le conserverò come un tesoro prezioso.

Parlando della sua malattia, un tumore al Colon mi ha detto: “Benedico Dio ogni giorno per questo tumore, è un compagno di viaggio meraviglioso, dove vedo che Dio è tenerissimo con me”. Lui credeva veramente che Dio è misericordia, che è bontà. E continuando mi ha detto che “nella vita la cosa più importante è fare la volontà di Dio… perché Cristo ha vinto la morte, però questo lo puoi annunciare solo se ce lo hai dentro, se Cristo è risorto e vive in te. Il cristianesimo non è un’idea ma è una persona: Gesù Cristo”.

Poi gli ho chiesto se mi prestava qualche suo libro e lui mi ha risposto: “No! Non te li presto i miei libri, perché sono i miei, anche Satana conosce Dio ma non si converte. Satana conosce perfettamente chi è Dio. Il cristianesimo non è una dottrina. Io capisco questa tua passione per lo studio, anche io quando ero giovane ci sono passato, tu devi studiare sei venuto qui per questo, però stai attento a non intellettualizzare Dio”.

Questa cosa che mi ha detto con passione mi ha fatto arrabbiare dentro, e gli ho risposto: “ma tu non me li presti perché sei attaccato alle cose, tutti questi anni di cammino ancora non ti hanno convertito, sei schiavo dei tuoi libri” e lui mi ha risposto: “è proprio il contrario! Io non te li presto perché sono libero, perché ho la libertà di dirti di no!”

Un altro suo insegnamento è proprio sulla giustizia perché a volte rischiamo di essere giustizieri, lui invece spesso mi diceva: “il cristiano non si ribella al male. Ama il tuo nemico. Verranno giorni in cui ci saranno persecuzioni serie, lì si vedrà chi è cristiano e chi no!”

Era originale nel suo stile perché non metteva nessun timore ma era davvero umile, ti bastonava ma accoglieva tutto quello che gli dicevi con tenerezza, questa sua libertà l’ho sperimentata nella possibilità di essere anche io libero nel parlare con lui. Non si difendeva dietro forme che ti fanno vivere relazioni finte, ma ho percepito che lui voleva veramente il mio bene e mi diceva la verità.

Quella sera abbiamo anche parlato della morte e mi ha detto che lui in qualche modo era già preparato perché in un periodo di convalescenza aveva avuto una crisi respiratoria che gli aveva anticipato la sensazione di essere senza respiro e l’aveva vissuta serenamente, poi però con grande umiltà ha precisato: “non so come sarà in quel momento”.

Domenica 15, durante le quarantore di adorazione eucaristica abbiamo vissuto in parrocchia una veglia vocazionale pensata per i giovani e animata dai giovani ma aperta a tutti dalle 3 alle 7 del mattino. Questa iniziativa era già pubblicizzata perché si fa da tanti anni ma io ho chiesto a Don Francesco se bisognava dirlo anche alle messa delle 18 e 30 e lui mi ha risposto: “anche se vengono principalmente i giovani del cammino, dillo, perché Dio li fa i miracoli!”.

Il vero miracolo che Dio mi ha regalato attraverso di lui è stato vederlo morire lunedì 16 al termine della liturgia della Parola che ha concluso le catechesi del cammino neocatecumenale fatte in parrocchia. Lui ha presieduto la liturgia, ha fatto una profonda e simpatica omelia commentando il prologo di Giovanni, è arrivato a metà della consegna delle bibbie, poi si è seduto perché aveva difficoltà a respirare, senza lamentarsi, né chiedere aiuto, anzi a chi gli ha chiesto se avesse bisogno di qualcosa ha risposto: “no, no”.

A conclusione del rito, le sue condizioni sono peggiorate, è stato soccorso, portato in ospedale ed è tornato alla casa del Padre. Il suo funerale e la sua sepoltura sono stati una Pasqua. La sua morte vissuta come una consegna nella braccia di Cristo che è venuto a prenderlo in questo avvento, è stata la sua ultima parola per me, la sintesi e la conferma che tutto ciò che in questo breve periodo ha cercato di insegnarmi non era qualcosa di sterile perché lui l’ha vissuto, è rimasto fedele e si è compiuta in lui questa parola del Signore: “Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!” (Mc 15, 39).

Non so se è chiedere troppo ma io in questa scena del vangelo mi identifico nel centurione perché ero di fronte a lui e ho pensato a questo passo del vangelo.

Ora lui è in cielo e la grazia che gli voglio chiedere è che anche noi illuminati dal suo esempio possiamo vivere fino in fondo il nostro essere cristiani per rendere gloria a Dio nel nostro quotidiano e per morire come suoi Figli nel Figlio, perché la morte non è la fine di tutto ma l’abbraccio finale e definitivo con il Signore e nella misura in cui lo abbiamo amato in questa vita lo accoglieremo con gioia per continuare a vivere con lui pienamente nell’altra. Grazie don Francesco.