·

(Dia)logos

Cristo, dalla parte delle fonti…

Francesco Polopoli · 14 giorni fa

Uno storico come Tacito, nato 25 anni dopo la sua crocifissione, è una tra le fonti cui si fa riferimento a sostegno della fondatezza dell'esistenza storica di Cristo.

Il più imparziale tra gli storiografi della storia imperiale parla dei cristiani di Roma nel contesto del Grande Incendio della città del 64 d.C., dicendo che l'imperatore Nerone, per mettere a tacere le voci, per cui il colpevole di quanto accaduto fosse proprio lui, “… addossò la colpa e inflisse le più squisite torture su coloro che erano odiati per i loro abomini, chiamati cristiani dal popolo. Cristo, da cui traeva origine il loro nome, subì la pena capitale durante il regno di Tiberio per mano di uno dei nostri procuratori, Ponzio Pilato, e una superstizione momentaneamente sopita si diffuse di nuovo non solo in Giudea, prima fonte del male, ma perfino a Roma, dove confluisce e diventa popolare tutto ciò che c'è di orrendo e vergognoso nel mondo. Perciò, all'inizio vennero arrestati coloro che si dichiaravano colpevoli, poi, dietro loro denuncia, un'immensa moltitudine fu condannata, non tanto per il crimine di aver dato fuoco alla città, quanto per odio nei confronti del genere umano”.

Non solo. Sempre Tacito descriveva le torture perpetrate ai danni dei cristiani:
“Alla morte si aggiungevano beffe di ogni tipo. Coperti di pelli animali, morivano dilaniati dai cani, o venivano inchiodati a delle croci o destinati ad essere arsi vivi a mo' di torce, per servire da illuminazione notturna al calar della notte. Nerone offrì i suoi giardini per lo spettacolo, e celebrava giochi circensi, mescolato alla plebe in veste d'auriga o in piedi sul cocchio. Perciò, benché si trattasse di rei che meritavano pene estreme ed esemplari, sorse un senso di compassione, perché venivano uccisi non per il bene comune, ma per la ferocia di un solo uomo”.
Insomma, le primissime comunità vissero un prolungamento pasquale nella pasqua del nostro Signore: intanto, la fede moltiplicava proprio in direzione del significato più profondo della Passione divina, che è quello della Risurrezione. Oggi, a distanza di duemila anni, continuiamo ad essere memoria di futuro: in tutto ciò una storia infinita ci innesta in un mistero, le cui radici sono impastate di terra e nobilitate dalla santa croce. Braccia aperte al cielo per l'umanità, come quell'immagine evocativa che fa abbracciare, in San Francesco D'Assisi, qualunque uomo della terra.