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Con "comunicare la sanità" ha preso il via il XXVII Convegno nazionale di Pastorale della Salute della Cei (Page 8)

Con la sessione tematica sulla comunicazione organizzata in collaborazione con l’ordine dei giornalisti della Calabria (Comunicare la sanità: aspetti deontologici e rispetto per chi soffre), ha preso il via a Falerna “Scoperchiarono il tetto”, il XXVII convegno nazionale di pastorale della Salute della Cei che, per la prima volta, si svolge in Calabria.

Nel salutare i presenti, Gianni Cervellera, coordinatore scientifico del convegno, ha ricordato che l’appuntamento, che ha varie sessioni tematiche, “si ispira al racconto del paralitico guarito per riflettere sulle dimensioni comunitarie, ecclesiali e civili, della cura e sul ruolo che l’attenzione pastorale può suscitare nel mondo della salute. Per la prima volta – ha aggiunto – siamo in Calabria, a Falerna Marina nella Diocesi di Lamezia Terme. La scelta del luogo sta nella volontà, più che decennale, di dislocare l’evento alternando tra nord, centro e sud per favorire la partecipazione locale oltre che nazionale”.

Il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri, parlando degli aspetti deontologici nel comunicare la sanità, nel sollecitare i giornalisti “ad avere uno sguardo particolare sia per la persona che per il dolore, non dimenticando le famiglie”, ha sottolineato che “il malato non può mai diventare un numero. Questa – ha aggiunto - è una tendenza che, purtroppo, oggi nel mondo esiste ed alligna, non soltanto nella Sanità. Spesso non sappiamo discriminare bene l’importanza di una comunicazione che non sia negativa. È importante denunciare il fatto anche, ad esempio, che, spesso, chi non può curarsi perché non ha i soldi per pagarli, rinuncia alle cure ed ai controlli. La comunicazione, spesso, diventa la comunicazione del clamore. Programmi televisivi che diventano una piazza senza controllo, la negazione di ogni tipo di equilibrio e questo non aiuta ad individuare la verità dei fatti”.

Nell’affrontare il tema “Comunicare la Sanità: rispetto ed accompagnamento”, don Enzo Gabrieli, consigliere dell’Odg Calabria e delegato regionale Fisc, tra le altre cose, ha evidenziato che “parlare di Sanità significa parlare della vita concreta delle persone, entrare nei luoghi nei quali l’uomo sperimenta insieme la propria fragilità e la propria dignità”, sollecitando a non farsi coinvolgere dal “vampirismo mediatico, cioè la tendenza a nutrirsi del dolore per ottenere visibilità, audience e profitto. In questo meccanismo – ha aggiunto – la sofferenza diventa spettacolo. Le tragedie vengono consumate rapidamente dall’opinione pubblica. Il dolore delle persone si trasforma in prodotto mediatico”.

Saveria Maria Gigliotti, direttore dell’ufficio stampa del vescovo di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, delegato Cec alle comunicazioni sociali, nel portare i saluti del presule, fuori regione per impegni familiari, ha ricordato le sollecitazioni dello stesso a prendersi cura delle persone nella sua totalità sia per la malattia, che le sfinisce, sia per l’umanità. Ed in questo anche la comunicazione riveste una grande importanza.

Nella sua relazione su “Comunicare la salute tra dimensione istituzionale e processi digitali”, il sociologo Massimiliano Padula, che ha accompagnato i presenti in un percorso anche di immagini per analizzare il “racconto” della malattia, è partito da quattro interrogativi (la salute e le malattia come sono considerate dalla società?; come sono state raccontate e rappresentate dai media?; nella rappresentazione mediale l’una prevale sull’altra?; la loro comunicazione umanizza o disumanizza le persone?) per poi evidenziare, tra le altre cose, che “il comportamento di malattia deriva dall'interpretazione dei sintomi fisici come segnali di una possibile minaccia per la salute. Tale interpretazione è influenzata da esperienze personali, dal contesto sociale e dai media, mentre alcune caratteristiche dei sintomi (ad esempio durata e gravità) determinano la ricerca di cure. Questo comportamento – ha aggiunto - avviene anche in assenza di patologie reali e determina comportamenti anomali di malattia, sostenuti dai vantaggi associati al ruolo del malato”.

 

Al termine dell’incontro, nel salutare i presenti, don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale di Pastorale della salute, ha parlato della “percezione che nel mondo della salute c’è una sensazione di grande solitudine dei curanti che va affrontata e condivisa perché sembra che nessuno apprezzi più il ruolo degli operatori sanitari. Tema esploso recentemente ed assolutamente inspiegabile”. ha aggiunto. Per don Massimo, “l’azione verso la cura è un’azione comunitaria, non è un’azione di delega e voi comunicatori avete un ruolo fondamentale: c’è bisogno di una nuova sinergia perché il tema della comunicazione è fondamentale. Mi sono stancato del gioco allo sfascio del servizio sanitario nazionale – ha concluso don Massimo - che è pieno di inefficienze, ma è anche vero che è un grande Ssn che non chiede né assicurazione né carta di credito al pronto soccorso. In altri Paesi non si può entrare se non hai la polizza assicurativa per poterti curare. E questo non dobbiamo dimenticarlo”. Da qui la sollecitazione a “partecipare ad una grande operazione di verità: lavorare sulle criticità, ma riconoscere anche che abbiamo un sistema che funziona”.

 

Link per scaricare il programma: www.convegnosalute.it

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