Un cammino tra i luoghi di Israele e Palestina, non solo dal punto di vista geografico e storico, ma anche e soprattutto da quello teologico. È stato questo il percorso lungo il quale è stata accompagnata la qualificata platea dell’incontro “Con Gesù, Pietro e Paolo per le strade della Palestina” organizzato dall’Associazione “Felice Mastroianni” in collaborazione con l’Ufficio per le comunicazioni sociali della Diocesi di Lamezia Terme.

Un momento di confronto a due voci tra il biblista, monsignor Romano Penna, professore emerito della Pontificia università Lateranense, ed Antonio Butera, noto cardiologo ed autore del libro “Israele e Palestina. Schede sintetiche per una visita culturale e religiosa” che nel suo testo descrive, con corredo di foto “luoghi – ha spiegato – che corrispondono ai racconti evangelici al punto che in alcuni posti la migliore guida turistica è il Vangelo”.

“Il figlio di Dio – ha detto Penna – si è incarnato in quella terra e l’incarnazione è inculturazione. Noi deriviamo da là, da quella terra non da altri luoghi ed in questo senso il libro di Butera si inserisce in questo contesto. Il suo è un approccio molto interessante perché c’è un quid emotivo e personale di un cammino culturale e religioso”.

Penna, poi, partendo da alcune diapositive e sollecitato dallo stesso Butera, ha parlato, non solo del rapporto tra San Giovanni Battista e Gesù, ma anche di come Gesù si pone nel contesto del tempo “scandalizzando, non i romani, portando scompiglio” e di come si inserisce la figura di Paolo che “mette al centro la fede nuda di Gesù”. Questo anche se, ha ricordato “la fede di Gesù Risorto non nasce dal Sepolcro vuoto, ma da un incontro personale con Lui e la stessa identità cristiana di ciascuno di noi nasce proprio da un incontro con Lui. Credere, infatti, vuol dire affidarsi a Gesù Cristo morto e risorto. Ecco perché la conoscenza di Gesù con Paolo è iniziata da prima della caduta da cavallo. Prima di entrare a Damasco, Paolo ha deciso di aderire a Cristo e l’adesione a Gesù non è l’osservazione dei comandamenti perché alla base dell’identità cristiana c’è un’adesione libera e liberante. Non è la morale che salva e bisognerebbe rinunciare al moralismo non nel senso di diventare amorali ma svuotarsi di sé stessi e riempirsi di Gesù. Paolo non dice che Gesù è morto per i nostri peccati, ma per noi”.

Ad apertura dei lavori, coordinati da Saveria Maria Gigliotti, direttore dell’Ufficio per le comunicazioni sociali della Diocesi e delegata a rappresentare la Diocesi dall’amministratore diocesano, monsignor Giuseppe Angotti, impossibilitato a presenziare, il presidente dell’associazione “Felice Mastroianni”, Umberto Caruso, tra le altre cose, ha letto un messaggio del Vescovo eletto, monsignor Serafino Parisi, che, nel ringraziare per l’invito a partecipare all’incontro, si è detto rammaricato di non poter per esserci in quanto impegnato negli esercizi spirituali in vista della sua prossima ordinazione.

A portare i saluti della città, il sindaco, Paolo Mascaro, che ha parlato di “fermento culturale che può essere il migliore auspicio per la nostra crescita”.

a.v.