“Comunicare cordialmente”, è questo il suggerimento del Santo Padre nel messaggio per la 57esima giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Tutto ciò in continuità con i verbi andare, vedere, ascoltare, focus dei messaggi degli ultimi anni. Francesco traccia così un percorso che muove i piedi, apre gli occhi, spalanca le orecchie. Nella Scrittura i piedi descrivono la condotta: “i piedi vanno dove il cuore ama”, dice un aforisma della Tosefta. Occhi e orecchie sono i canali che dall’esterno indirizzano al cuore ogni esperienza, perché correttamente acquisita sia utile per un corretto discernimento, per una scelta opportuna. Il fare e il camminare nascono dal cuore che sceglie, dopo che gli occhi hanno veduto e le orecchie ascoltato. Ascoltare con cuore puro è accogliere l’altro senza pregiudizi, per quello che è, perché ogni nostra scelta non sia frutto di individualismo solitario, di un “nostro monoculare punto di vista”, ma “senta” l’altro e sia con e per l’altro… E tutto questo è “dimensione del cuore”. Del cuore che vede perché accoglie, del cuore che sente perché contiene “il palpito dell’altro”.

Comunicare cordialmente dovrebbe essere lo stile capace di sedare un mondo che grida, un mondo tanto arrabbiato quanto insicuro. Uno stile che è per tutti, per papà, mamme, figli, vicini di casa… uno stile che in quanto apre il cuore, srotola le braccia chiuse. Perché solo da un cuore aperto nascono braccia aperte.

Il parlare cordiale è il parlare amabile come antidoto ai cuori induriti, perché – citando San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti- “il cuore parla al cuore”, e un cuore che non conosce l’amabilità è un cuore muto.

Uno stile che dovrebbe contagiare anche il dialogo intraecclesiale, caratterizzare il processo sinodale. Che potrebbe disarmare gli animi e promuovere la pace. Ce ne è proprio bisogno, a fronte di immagini, parole, fatti che affogano il cuore in guerre e in tragedie. Ne abbiamo bisogno dinanzi ad atteggiamenti divisivi che tagliano, con la parola, legacci di fiducia. E senza tali legami tutti, tutti, tutti, sprofondiamo.

Un linguaggio cordiale, un invito che non è rivolto solamente agli “operatori specializzati”. Comunicatori siamo tutti. Tutti noi possiamo e dovremmo parlare cordialmente, amabilmente, con verità per costruire relazioni serene, vincere la durezza dei cuori e della vita, imbastire dialoghi di pacificazione. Siamo tutti comunicatori e tutti possiamo chiedere, per intercessione di San Francesco di Sales e come lui stesso diceva, di amare bene per dire bene.

Facciamo nostre e, gli uni per gli altri prendiamo in prestito le parole della preghiera del papa a conclusione del suo messaggio:

Il Signore Gesù, Parola pura che sgorga dal cuore del Padre, ci aiuti a rendere la nostra comunicazione libera, pulita e cordiale.

Il Signore Gesù, Parola che si è fatta carne, ci aiuti a metterci in ascolto del palpito dei cuori, per riscoprirci fratelli e sorelle, e disarmare l’ostilità che divide.

Il Signore Gesù, Parola di verità e di amore, ci aiuti a dire la verità nella carità, per sentirci custodi gli uni degli altri.

Amen

Buon San Francesco di Sales a tutti

Don Valerio Chiovaro, Presidente Ucsi Calabria